Incontro 30 Ottobre 2013

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Secondo, Cap. 3

RITORNO ALLA VITA SPIRITICA

L’Anima dopo la Morte

149 – Che diventa l’anima nel punto della morte?

«Ridiventa Spirito, cioè ritorna nel mondo spiritico, che aveva temporaneamente abbandonato».

150 – Conserva l’anima la sua individualità dopo la morte del corpo?

«Sì, non la perde mai, altrimenti, che sarebbe l’anima?».

 – Come fa l’anima, non avendo più corpo materiale, a riconoscere la sua individualità?

«Se non ha il corpo terreno, ne ha uno fluidico, che aveva attinto dall’atmosfera del suo pianeta, e che serba la figura dell’ultima incarnazione: è il suo perispirito».

 – Oltre al perispirito l’anima non porta seco nulla di quaggiù?

«Null’altro che il desiderio di un mondo migliore e la ricordanza di questo, tutto dolcezza o amarezza secondo le opere della sua vita. Quanto più essa è pura, tanto più comprende la vanità di ciò che lascia sulla terra».

151 – Come si deve intendere l’opinione, secondo la quale l’anima dopo la morte rientra nel Tutto universale?

«Che l’insieme degli Spiriti forma un tutto, costituisce un mondo. Quando intervenite a un’assemblea, siete parte integrante di essa, ma tuttavia conservate sempre la vostra individualità».

152 – Possiamo avere prova dell’individualità dell’anima dopo la morte?

«E non l’avete forse nelle nostre comunicazioni? Se non siete ciechi, vedrete, e, se non siete sordi, udirete, poiché molto spesso vi parla una voce, che vi rivela l’esistenza di un essere al di fuori di voi».

Kardec: Coloro che pensano che con la morte l’anima rientri nel TUTTO UNIVERSALE, errano, se intendono che a guisa di una goccia d’acqua che cade nell’oceano essa vi perda la sua individualità; dicono il vero, se intendono per Tutto universale l’insieme degli esseri incorporei, di cui ciascun’anima o spirito è un elemento.

Se le anime fossero confuse nella massa, avrebbero le qualità dell’insieme; ma nessuna cosa le distinguerebbe l’una dall’altra. Esse mancherebbero d’intelligenza e di qualità proprie; mentre in tutte le comunicazioni ci dànno prova di avere la coscienza dell’io e una distinta volontà; il divario infinito che presentano sotto ogni riguardo è conseguenza di personalità innegabile. Se dopo la morte vi fosse davvero questo gran Tutto assorbitore delle individualità, esso sarebbe uniforme, e allora tutte le comunicazioni di oltretomba riuscirebbero identiche. Ma poiché di fatto ci fanno comprendere che vengono da esseri e buoni e cattivi, e dotti e ignoranti, e felici e infelici, e allegri e malinconici, e seri e leggieri, è chiaro che queste comunicazioni provengono da entità che conservano la loro individualità e la loro coscienza. Questo riesce ancora più evidente quando provano la loro identità con segni incontrovertibili e con particolarità personali della loro vita terrestre, che si possono verificare, e torna incontrastabile quando si manifestano alla vista nelle apparizioni. L’individualità dell’anima ci era insegnata in teoria come un articolo di fede; lo Spiritismo la dimostra in modo evidente e positivo.

153 – Che si deve intendere per vita eterna?

«La vita dello Spirito, poiché quella del corpo è transitoria e passeggera. Quando il corpo muore, l’anima rientra nella vita eterna».

 – Non sarebbe più esatto chiamare vita eterna quella degli Spiriti puri, che giunti al supremo grado di perfezione relativa, non hanno più prove da subire?

«Quella sarebbe piuttosto la felicità eterna. Ma questa è sempre questione di parole; chiamate le cose come volete, purché riusciate ad intendervi».

Separazione dell’Anima dal Corpo

154 – E’ dolorosa la separazione dell’anima dal corpo?

«No: il corpo soffre spesso assai più durante la vita che nel punto della morte. L’anima o Spirito poi non partecipa in modo alcuno a quei dolori; anzi, se è buona, ne gode, perché essi le annunziano il termine del suo esilio».

Kardec: Nella morte naturale, che avviene per lo sfinimento degli organi in conseguenza dell’età, l’uomo lascia la vita senza avvedersene: è una lampada, che si spegne per mancanza di alimento.

155 – Come avviene la separazione dell’anima dal corpo?

«Rotti i legami, che ve la trattenevano, l’anima si scioglie dal corpo».

– La separazione avviene istantaneamente senza preparazione? C’è un limite nettamente segnato fra la vita e la morte?

«No. l’anima si svincola gradatamente, e non fugge come un uccello prigioniero restituito inaspettatamente alla libertà. La vita va a confondersi con la morte, sicché lo Spirito si libera a poco a poco dai lacci, che si sciolgono, sì, ma non si spezzano».

Kardec: Mentre dura la vita, lo Spirito è legato al corpo mediante il suo involucro semimateriale o perispirito; ora la morte è la distruzione o trasformazione del corpo, e non del perispirito, che se ne separa, quando in quello cessa la vita organica. L’osservazione insegna, che nel punto della morte il distacco del perispirito non si compie tutto d’un tratto, ma gradatamente e con più o meno lentezza secondo le persone; in alcuni è assai spedito, e a un di presso l’ora della morte è anche quella della liberazione; in altri, e specialmente in quelli la cui vita fu tutta materia e sensi, è di gran lunga più lento, e può durare giorni, settimane, od anche mesi, la qual cosa non implica nel corpo la menoma vitalità, né la possibilità di un ritorno alla vita, ma una semplice affinità fra esso e lo Spirito, affinità che è sempre in ragione della preponderanza che, durante la vita, lo Spirito ha concesso alla materia. Chiaro è infatti, e logico, che quanto più lo Spirito si è immedesimato con la materia, tanto più stenti a separarsene; mentre l’attività intellettuale e morale e la elevatezza dei pensieri fanno si che il distacco si inizi mentre il corpo è ancora in vita, sicché, avvenuta la morte, esso si compie quasi istantaneamente.

Questo è il risultato degli studi su gran numero di persone osservate all’istante del trapasso. Queste osservazioni provano inoltre che l’affinità persistente in alcuni ancora a lungo fra l’anima ed il corpo estinto è penosissima, poiché quella può provare l’orrore della decomposizione di questo. Un tal caso però forma eccezione, ed è particolare a certi generi di vita e a certi generi di morte; si avvera, per esempio, in qualche suicida.

156 – La separazione definitiva dell’anima dal corpo può aver luogo prima che cessi completamente la vita organica?

«Nell’agonia l’anima qualche volta ha già lasciato il corpo, e quindi a questo non rimane che la vita organica. L’uomo allora non ha più la coscienza di se stesso, e tuttavia gli resta ancora un soffio di vita. Il corpo è una macchina messa in moto dal cuore, e perciò esiste sino a che il cuore fa circolare il sangue nelle vene, per la quale funzione non ha bisogno dell’anima».

157 – In punto di morte l’anima talvolta non ha una aspirazione od estasi, che le fa intravedere il mondo che l’aspetta?

«Spesso l’anima, al rallentarsi dei legami che l’avvincono al corpo, fa ogni sforzo per romperli del tutto, e allora, già sciolta in parte dalla materia, vede svolgersi dinanzi l’avvenire, e gode anticipatamente lo stato di Spirito libero».

158 – L’esempio del bruco, che prima striscia sul suolo, e poi, chiuso nel bozzolo, diventa crisalide con l’apparenza della morte per poi tornare, splendida farfalla, all’esistenza, può darci un’idea della vita terrestre, del sepolcro, e della nostra vita novella?

«In piccolo sì, poiché il paragone non è cattivo; ma badate poi di non prenderlo alla lettera, come troppo spesso vi accade».

159 – Quale sensazione prova l’anima, quando si riconosce nel mondo degli Spiriti?

«Secondo i casi: se ha coscienza di aver fatto il male, ne è tutta vergognosa e dolente; se invece ebbe a scorta del vivere la virtù, è come sollevata da un gran peso, e gioisce senza tema di alcuno sguardo scrutatore».

160 – Lo Spirito ritrova coloro che ha conosciuto sulla terra, e che sono morti prima di lui?

«Sì, secondo l’affetto ch’egli aveva per essi, e secondo quello ch’essi avevano per lui. Spesso gli Spiriti dei suoi cari già defunti vengono a riceverlo al suo rientrare nella patria comune, e lo aiutano a spogliarsi dell’involucro materiale. Egli ve ne riconosce inoltre molti dei quali aveva perduto le tracce durante il suo soggiorno sulla terra: vede quelli che sono erranti, e va a visitare quelli che sono incarnati».

161 – In caso di morte violenta e accidentale, quando gli organi non sono ancora indeboliti dall’età o dalle malattie, la separazione dell’anima e la cessazione della vita accadono nello stesso tempo?

«In generale sì: ma in ogni modo, l’istante che le separa è brevissimo».

162 – Dopo la decapitazione, per esempio, conserva l’uomo anche per poco, la coscienza di se stesso?

«Fino a che la vita organica sia spenta. Spesso però l’apprensione della morte gli fa perdere quel sentimento ancora prima del supplizio».

Kardec: Qui si parla di coscienza che il giustiziato può avere di sé medesimo come uomo, per via degli organi, e non già come Spirito. Dunque pare che, se non l’ha perduta prima del supplizio, può conservarla qualche breve momento dopo, ma cessa necessariamente con la vita organica del cervello, la qual cosa tuttavia non implica che il perispirito sia sciolto affatto dal corpo. Accade anzi il contrario in tutti i casi di morte violenta, cioè non cagionata dalla progressiva consunzione delle forze vitali, dove i legami, che uniscono il corpo col perispirito, sono più tenaci e perciò più lenta è la compiuta separazione.

L’Anima ha la coscienza

163 – L’anima ha la coscienza di sé immediatamente appena lasciato il corpo?

«Immediatamente no; essa rimane per qualche tempo in una specie di turbamento».

164 – Provano tutti gli Spiriti, e nello stesso grado e per la stessa durata, il turbamento che segue alla separazione dell’anima dal corpo?

«No: questo dipende dalla diversa loro elevatezza. L’uomo virtuoso si riconosce quasi immediatamente, perché si è già emancipato dalla materia durante la vita del corpo, mentre l’uomo sensuale, la cui coscienza non è pura, serba più a lungo l’impressione di essa».

165 – La conoscenza dello Spiritismo ha qualche peso sulla durata più o meno lunga del turbamento?

«Peso grandissimo, poiché lo Spirito conosceva già prima la sua futura condizione; ma, più di ogni altra cosa, abbreviano questa durata una pura coscienza e la pratica del bene».

Kardec: Nel momento del trapasso tutto è confuso, e all’anima occorre qualche tempo per riconoscersi; essa è come stordita, e nello stato di chi esce da un profondo sonno, e cerca di rendersi conto della sua condizione. La lucidezza delle idee e la memoria del passato le ritornano a seconda che si cancella la influenza della materia, da cui si è sciolta, e si dissipa quella specie di nebbia che ne vela i pensieri.

La durata del turbamento, che segue alla morte, è variabilissima: può essere di qualche ora, come di più mesi, ed anche di più anni. Esso è meno lungo per quelli che già in vita si sono apparecchiati allo stato futuro, poiché, appena vi sono, lo comprendono immediatamente.

Il turbamento spiritico offre circostanze particolari, secondo il carattere delle persone, e soprattutto secondo il genere della morte. In quelle violente, per suicidio, per supplizio, per accidente, per apoplessia, per ferite, e simili, lo Spirito è sorpreso, stupito, non crede di essere fra i morti, e lo nega con ostinazione; vede il suo corpo, sa che è il suo e non capisce di esserne separato; va presso le persone che ama, parla loro, e non si sa dare ragione del perché non lo ascoltino. Questa illusione dura fino al perfetto distacco del perispirito. Solo allora lo spirito si riconosce, e comprende che non fa più parte dei vivi.. Un tale fenomeno si spiega facilmente. Sorpreso ad un tratto dalla morte, lo Spirito è stordito del brusco cambiamento operatosi in lui. Egli come d’ordinario suole avvenire, credeva che morte fosse sinonimo di distruzione, di annientamento: ora siccome egli pensa, vede, sente, non comprende di essere morto. Ne accresce inoltre l’inganno il vedersi un corpo simile al precedente nella forma, e la cui natura eterea egli non ha avuto ancora tempo di studiare; egli lo crede solido e compatto come il primo; e, quando qualche cosa richiama la sua attenzione su questo punto, si meraviglia di non potersi toccare. Questo fenomeno è analogo a quello dei sonnambuli, i quali da principio non credono di dormire. Per loro il sonno equivale a sospensione delle facoltà: ora, poiché pensano liberamente, e vedono, sono persuasi di non dormire. Alcuni Spiriti presentano questa particolarità, quantunque la morte non li abbia colti improvvisamente; ma essa è più comune in quelli che, sebbene malati, non pensavano di morire. Si vede allora il singolare spettacolo di uno spirito, che assiste ai suoi funerali come a quelli di un estraneo, e ne discorre come di cosa che non lo riguarda, fino a che viene a comprendere la verità.

Il turbamento che segue alla morte non ha nulla di penoso per l’uomo dabbene: è sereno e in tutto simile a quello che accompagna un placido svegliarsi. Per il malvagio, al contrario, è pieno di ansietà e di angosce, le quali aumentano a mano a mano che egli acquista la cognizione di se stesso.

Nei casi di morte collettiva si è osservato che non tutti coloro i quali muoiono insieme si riveggono sempre subito. Nel turbamento che segue al trapasso, ciascuno va per la sua strada, o si cura solamente di quelli che gli sono più cari.

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