Incontro 18 Dicembre 2013

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Primo, Cap. 1.

DIO

Dio e l’infinito

1 – Chi è Dio?

«Dio è la suprema intelligenza, la causa prima di tutte le cose».

2 – Che cosa deve intendersi per infinito?

«Ciò che non ha né principio, né fine: l’ignoto. Tutto ciò che è sconosciuto è infinito».

3 – Potrebbe dirsi che Dio sia l’infinito?

«Sarebbe definizione incompiuta per la povertà del linguaggio umano, insufficiente ad esprimere le cose che sono superiori alla vostra intelligenza».

Kardec: Dio è infinito nelle perfezioni sue; ma l’infinito è un’astrazione. Dire quindi che Dio sia l’infinito, sarebbe prendere l’attributo per il soggetto, e definire una cosa ignota per mezzo di un’altra ugualmente ignota.

Prove della Esistenza di Dio

4 – In che può aversi la prova della esistenza di Dio?

«In un assioma che applicate alle vostre scienze. Non vi è effetto senza causa. Cercate la causa di tutto ciò che non è opera dell’uomo, e la vostra ragione vi risponderà».

Kardec: Per credere in Dio, basta gettare uno sguardo sulle opere della creazione. L’universo esiste; dunque ha una causa. Dubitare della esistenza di Dio, sarebbe come negare che ogni effetto abbia una causa, ed asserire che il nulla abbia potuto produrre qualche cosa.

5 – Quale conseguenza si può trarre dal sentimento intuitivo che tutti gli uomini hanno della esistenza di Dio?

 «Quella che Dio esiste. Come spiegare in loro questo sentimento, se poggiasse sul nulla? Ed anche questa è una conseguenza del principio di causalità».

6 – Il sentimento intimo che abbiamo in noi stessi della esistenza di Dio, non potrebbe essere una conseguenza della educazione, e il prodotto d’idee acquisite?

«Se ciò fosse, come avrebbero questo sentimento anche i selvaggi?».

Kardec: Se il sentimento della esistenza di un Essere supremo fosse il prodotto dell’istruzione, non sarebbe universale, e non si troverebbe, come le nozioni delle scienze, che negli individui e nei popoli colti.

7 – Si potrebbe trovare la causa prima della formazione delle cose nelle proprietà intime della materia?

«Ma allora quale sarebbe la causa di queste proprietà? Torniamo sempre alla necessità di una causa prima».

Kardec: Attribuire la prima formazione delle cose alle proprietà intime della materia, sarebbe del pari un prendere l’effetto per la causa, poiché queste proprietà stesse sono un effetto che deve avere una causa.

8 – Che pensare della opinione, la quale attribuisce la prima formazione del creato a una combinazione fortuita della materia, cioè del caso?

«Altra assurdità! Qual uomo di buon senso può considerare il caso come essere intelligente? E poi, il caso che cosa è? Nulla».

Kardec: L’armonia, che regola le forze dell’universo, palesa combinazioni e principi determinati, e perciò una potenza intelligente. Attribuirne la prima formazione al caso, sarebbe assurdo, poiché il caso è cieco, e non può produrre gli effetti dell’intelligenza. Un caso intelligente non sarebbe più caso.

9 – Da che cosa si può riconoscere nella causa prima un’intelligenza suprema, cioè superiore a tutte le intelligenze?

«Voi avete un proverbio che dice. L’opera loda il maestro. Orbene, esaminate l’opera, e cercatene l’artefice, l’orgoglio solo fa nascere l’incredulità. L’uomo orgoglioso non accetta nulla al di sopra di sé, e si proclama spirito forte. Povero essere, che un soffio di Dio può fiaccare!».

Kardec: Il potere di una intelligenza si manifesta per mezzo delle sue opere. Ora, poiché nessun essere umano può creare ciò che produce la natura, ne segue che la causa prima dev’essere una Intelligenza superiore all’umanità

Per quanto siano grandi i prodigi compiuti dalla intelligenza umana, questa intelligenza stessa ha una causa, e quanto più ciò che essa compie è grande, tanto più grande dev’essere la causa prima. Ora questa intelligenza superiore ad ogni altra è la causa prima di tutte le cose, qualunque sia il nome di cui l’uomo si serve per designarla.

Attributi della Divinità

10 – Può l’uomo comprendere la natura intima di Dio?

«No: gli occorrerebbe un senso che gli manca».

11 – Sarà mai dato all’uomo di comprendere il mistero della Divinità?

«Quando il suo spirito, non più ottenebrato dalla materia, si sarà per la sua perfezione avvicinato a Dio, lo comprenderà, quanto la creatura può comprendere il Creatore».

Kardec: Le facoltà dell’uomo, perché inferiori, non gli permettono di comprendere la natura intima di Dio. Nell’infanzia dell’umanità l’uomo lo confonde spesso con la creatura, di cui gli attribuisce le imperfezioni; ma, come si svolge in esso il senso morale, il suo pensiero penetra meglio nel fondo delle cose, e se ne forma un’idea più giusta e più conforme alla ragione, quantunque sempre imperfetta.

12 – Se non ci è dato di comprendere la natura intima di Dio, possiamo noi concepire alcune delle sue perfezioni?

«Alcune sì. L’uomo le intravede col pensiero tanto meglio, quanto più si eleva al di sopra della materia».

13 – Quando diciamo che Dio è eterno, infinito, immutabile, immateriale, unico, onnipotente, supremamente giusto e buono non abbiamo noi l’idea esatta dei suoi attributi?

«Secondo il vostro modo di vedere, sì, perché con questa parola credete di abbracciar tutto. Sappiate però, che vi sono cose superiori all’intelligenza dell’uomo più intelligente, per esprimere le quali il vostro linguaggio, limitato alle idee e sensazioni umane, non possiede vocaboli. La ragione infatti vi dice che Dio deve avere tutte le perfezioni in supremo grado, poiché, se una sola non ne avesse o se una sola non fosse in grado infinito, Egli non sarebbe superiore a tutto, e per conseguenza non sarebbe Dio. Per essere al di sopra di tutto Iddio deve non soggiacere ad alcun mutamento, e non avere alcuna delle imperfezioni, che possono concepirsi dalla mente umana».

Kardec: Dio è ETERNO: se Egli avesse avuto principio, sarebbe uscito dal nulla, o dovrebbe la sua creazione a un essere anteriore. In tal guisa rimontiamo di grado in grado all’infinito, ed al l’eternità.

Egli è IMMUTABILE: se fosse soggetto a cambiamenti, le leggi, che reggono l’universo, non avrebbero stabilità.

Egli è IMMATERIALE: cioè la sua natura differisce da tutto quello che chiamiamo materia; diversamente non sarebbe immutabile, perché soggetto alle trasformazioni della materia.

Egli e UNICO: se vi fossero più Dei, nell’ordinamento dell’universo non vi sarebbe né unità di concetto, né unità di potenza.

Egli è ONNIPOTENTE: perché è unico; se non avesse la somma potenza, vi sarebbe qualcuno più potente od almeno di pari potenza di Lui; quindi non avrebbe fatto tutte le cose, e quelle cose che non avrebbe fatto Lui, sarebbero opera di un altro Dio.

Egli è SUPREMAMENTE GIUSTO E BUONO: e infatti la provvidenziale sapienza delle leggi divine si rivela così nelle cose più piccole come nelle più grandi, e tale sua sapienza rende impossibile il dubitare della sua giustizia e della sua bontà.

Panteismo

14 – Iddio è un essere distinto, o è, secondo l’opinione di alcuni l’insieme di tutte le forze e di tutte le intelligenze riunite dell’universo?

«Se così fosse, non esisterebbe Dio, poiché egli sarebbe l’effetto, e non la causa. Egli non può essere a un tempo e l’una e l’altra cosa. Dell’esistenza di Dio non potete dubitare: e questo è l’essenziale. Datemi retta, e non andate più in là. Non vi smarrite in un labirinto, di cui non potreste trovare l’uscita: il che non vi farebbe migliori, ma vi renderebbe forse un po’ più orgogliosi, perché credereste di sapere, mentre in realtà non sapreste nulla. Mettete dunque da parte tutti i vostri sistemi. Voi avete molte cose, che vi toccano più da vicino, a cominciare da voi medesimi: studiate le vostre imperfezioni allo scopo di liberarvene, e questo vi tornerà più proficuo che il voler penetrare l’impenetrabile».

15 – Che dobbiamo pensare della opinione secondo la quale tutti i corpi della natura, tutti gli esseri, tutti i globi dell’universo sarebbero parti della Divinità, e costituirebbero nel loro insieme la Divinità stessa? In altri termini: Che dobbiamo pensare della dottrina panteista?

«Che l’uomo, non potendo essere un Dio, ne vuol essere almeno una parte».

16 – Coloro che professano questa dottrina, pretendono di trovarvi la dimostrazione di alcuni fra gli attributi della Divinità, e ragionano così: I mondi sono infiniti, dunque è infinito anche Dio. Il vuoto o il nulla non esiste in alcun luogo, quindi Iddio è da per tutto. Essendo da per tutto, giacché tutto è parte integrale di lui, Dio dà a tutti i fenomeni della natura il carattere della intelligenza. Che cosa opporre a questa opinione?

«La ragione. Riflettete bene e non vi sarà difficile scoprirne l’assurdità».

Kardec: Questa dottrina fa di Dio un essere materiale, che, sebbene dotato d’intelligenza suprema, sarebbe in grande quello che noi siamo in piccolo. Ora, se così fosse, poiché la materia si trasforma perennemente, Dio non avrebbe alcuna stabilità, sarebbe soggetto a tutti i mutamenti e a tutti i bisogni dell’uomo e gli mancherebbe uno degli attributi divini più essenziali, quale è l’immutabilità.

Le proprietà della materia sono incompatibili col concetto di Dio, e non fanno che profanarlo. Tutte le sottigliezze del sofisma non giungeranno mai a risolvere il problema della sua intima natura. D’altra parte, se non sappiamo ciò che Dio è, sappiamo bene ciò che Egli non può essere. Ora questo sistema è in aperta contraddizione con gli attributi divini più essenziali, e confonde il Creatore con la creatura, come se si dicesse, che una macchina ingegnosa è una parte integrale del meccanico che l’ha concepita.

L’intelligenza di Dio si rivela nelle sue opere, come quella di un pittore vi si rivela nel suo quadro; ma le opere di Dio non sono Iddio come il quadro non è il pittore che lo ha eseguito.

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