Il Suicidio

I messaggi che troverete in questo testo sono come un balsamo per lo spirito.
Sono messaggi d’amore, di coraggio e di fede per tutti coloro che, nei momenti difficili della vita, hanno bisogno di un sostegno durante il loro progresso morale.

Grazie allo Spiritismo, non esistendo più il dubbio, cambia l’aspetto della vita; l’importanza del suicidio diminuisce in ragione della certezza che si acquisisce in un avvenire più prospero.

Per colui che crede, la vita si prolunga indefinitamente al di là della tomba, al di là della pazienza e della rassegnazione, allontanando in tutta naturalezza l’idea del suicidio; da ciò, in una parola, il coraggio morale.

IN DIFESA DELLA VITA
Il Suicidio: Dite NO sapendo perché

La calma e l’accettazione attinti dalla maniera di considerare la vita terrena e dalla fede nell’avvenire, danno allo spirito una serenità che è il miglior rimedio contro la follia e il suicidio.  (Allan Kardec)

II suicidio è il culmine di uno stato d’alienazione che si installa in maniera sottile. L’individuo non riesce più a pensare in modo equilibrato, non riesce più a rendersi conto del male che le sue azioni producono su coloro che lo amano. Perdendo la sua capacità di discernimento, si attacca al suicidio come unica soluzione, dimenticando che il tempo aggiusta sempre tutti i problemi; nulla è peggiore della precipitazione … Il desiderio pressante e irritante di sfuggire a questa situazione e la disperazione, installandosi nel profondo del suo intimo, spingono il malato a un’uscita senza ritorno …

MANOEL P. DE MIRANDA, In: Loucura e Obsessão (Follia e Ossessione), psicografato da Divaldo P. Franco

Primavera 20

Tutte le sofferenze – miserie, delusioni, dolori fisici, perdita dei propri cari – trovano la loro consolazione nella fede nell’avvenire, nella fiducia nella giustizia di Dio, che il Cristo è venuto a insegnare agli uomini. Per colui, invece, che non si attende nulla dopo questa vita, o che dubita semplicemente, le afflizioni gravano in maniera pesante, e nessuna speranza ne addolcisce l’amarezza.

Noi diciamo che, quali che siano le specifiche ragioni, il suicidio ha sempre come causa una sorta di insoddisfazione; chi ha la certezza che sarà triste per breve tempo e che l’indomani starà meglio ha più facilità a pazientare; si dispererebbe solo se non vedesse fine alle sue sofferenze. Che cos’è dunque la vita umana in rapporto all’eternità, se non meno di un giorno?

Ma per colui che non crede all’eternità e crede che in lui tutto finisca con la sua vita, allorché sia sopraffatto dalla tristezza e dalla sventura, non vede altro che nella morte il termine di tutto ciò; non sperando in nulla, trova del tutto naturale, e anche logico, accorciare le sue sofferenze con il suicidio.

L’incredulità, il semplice dubitare dell’avvenire, in poche parole, le idee materialiste sono il più grande stimolo al suicidio:  esse producono una viltà morale. E quando si vedono uomini di scienza appoggiarsi autorevolmente alloro sapere per sforzarsi di provare ai loro uditori, o lettori, che non devono aspettarsi nulla dopo la morte, non è forse come condurli verso questa logica secondo la quale, se sono infelici, non hanno nulla di meglio da fare che uccidersi? Che cosa potrebbero dire loro per impedirglielo? Che compensazione possono offrirgli? Che speranza possono dare loro? Nient’altro che il nulla!

Pertanto si può concludere che se “il nulla” è il rimedio eroico e la sola prospettiva, val meglio “finirla” subito anziché più tardi, e soffrire il meno possibile.

La diffusione delle idee materialiste è dunque il veleno che diffonde, presso un gran numero di persone, l’idea del suicidio, e coloro che se ne fanno portavoce assumono una terribile responsabilità.

A ciò si obietterà che non tutti i suicidi sono materialisti, visto che molti si uccidono per andare in cielo più rapidamente ed altri per raggiungere più in fretta coloro che hanno amato; ciò è vero, ma si tratta incontestabilmente e in assoluto della minoranza, cosa della quale ci si convincerebbe facilmente se si avesse una statistica, coscienziosamente stilata, delle cause intime dei suicidi.

Ad ogni buon conto, se le persone che cedono a questa idea credono alla vita futura, è evidente che ne hanno una idea del tutto falsata, e anche la maniera con la quale viene generalmente presentata non è certo di aiuto per darne una idea più corretta.

Lo Spiritismo viene non solamente a confermare la teoria della vita futura, ma la prova con i più evidenti dei fatti: le testimonianze di coloro che vi si trovano; e fa anche di più, mostrandocela sotto una luce così logica e così razionale, che la ragione viene in appoggio alla fede.

Villa Carlotta 2

Lo Spiritismo, in merito a ciò, ci mostra anche un altro risultato positivo e, forse, ancora più determinante. La religione dice che suicidarsi è un peccato mortale per il quale si è puniti; ma come? Con fiamme eterne alle quali non crede più nessuno!

Lo Spiritismo ci mostra i suicidi che vengono, essi stessi, a spiegare la loro infelice situazione, ma con la differenza che le pene variano a seconda delle circostanze aggravanti o attenuanti, il che è molto più conforme alla giustizia di Dio; anziché essere uniformi, tali pene sono la conseguenza naturale della causa che ha provocato l’errore, cosicché è impossibile non vedere una superiore giustizia equamente distribuita.

Fra i suicidi ve ne sono alcuni per i quali la sofferenza, benché temporanea e non eterna, non per questo è meno terribile, anzi è di natura tale da indurre alla rifles-· sione chiunque sia tentato di partire da qui prima della chiamata di Dio.

Lo Spiritista ha dunque tante motivazioni da contrapporre all’idea del suicidio: la certezza di una vita futura nella quale sarà tanto più felice quanto più sarà stato infelice e rassegnato sulla Terra; la certezza che, abbreviando la sua vita terrena, avrà un risultato totalmente opposto a quello che voleva raggiungere; che si libererà di un male per averne uno peggiore, più lungo e terribile; che non vedrà, nell’altro mondo, coloro che erano l’oggetto dei suoi affetti e che voleva andare a raggiungere. Consegue da ciò che suicidarsi è del tutto contro i propri interessi.

Raffrontando, pertanto, i risultati delle dottrine materialiste e dello Spiritismo, sia pure dal solo punto di vista del suicidio, è evidente che la logica delle prime ci avvicina a esso, mentre la logica del secondo ce ne allontana, come peraltro è dimostrato dall’esperienza.

Si guarda al suicidio quando la vita è senza speranza, quando si vuole fuggire dall’infelicità a ogni costo. Con lo Spiritismo, viene dipanato l’avvenire e la speranza legittimata, il suicidio non ha più senso e si riconosce che si sfuggirebbe a un male per cadere dentro un altro cento volte peggiore.

Lo Spiritista, più che “credere” all’avvenire, sa – non tanto con gli occhi della fede, quanto con gli esempi davanti a lui – che la vita futura, alla quale non potrà sfuggire, sarà felice o infelice secondo l’impiego che avrà fatto della sua vita corporea e che il bene sarà proporzionato al ~ene che avrà fatto. Pertanto, certo di vivere dopo la morte e di viverci molto più a lungo che sulla Terra, è naturale, per lo Spiritista, pensare di viverci il meglio possibile; e così qualcuno, oltre a essere infelice se non avrà fatto del bene o, quand’anche non abbia fatto nulla di male, non avrà però fatto nulla del tutto, arriva anche a capire la necessità “dell’occuparsi”, la migliore prevenzione contro l’ipocondria.

Con la certezza dell’avvenire, esiste uno scopo; con il dubbio, nessuno!

Lo Spiritismo ci svela inoltre, né altri poteva farlo, la causa principale del suicidio. Le tribolazioni della vita sono a volte delle espiazioni per errori commessi in vite precedenti, e delle prove per il futuro. È lo Spirito stesso a sceglierle, in vista del suo avanzamento, ma può succedere che, una volta all’opera, egli trovi il compito troppo gravoso e indietreggi di fronte al suo compimento; ecco che allora ricorre al suicidio, il che ritarda il suo avanzamento anziché farlo progredire.

Può anche capitare che uno Spirito si sia suicidato in una precedente incarnazione e che, come espiazione, gli venga imposto, nella sua nuova esistenza, di lottare contro la tendenza al suicidio. Se vi riesce, avanza; se cade, dovrà ricominciare una vita forse ancora più penosa della precedente e gli toccherà lottare così fino alla vittoria, poiché ogni ricompensa nell’altra vita è il frutto di una vittoria, e quando si dice vittoria, si dice lotta.

Lo Spiritista acquista quindi, grazie alla certezza di questo stato delle cose, una forza di perseveranza che nessun filosofo saprà dargli.

ALLAN KARDEC

L’uomo può addolcire o accrescere l’amarezza delle sue prove attraverso il modo con cui considera la vita terrena; tanto più lunga intravede la durata della sofferenza, tanto più soffrirà. 

 Colui invece che giudica la vita terrena dal punto di vista della vita spirituale abbraccia, in un sol colpo, anche la vita corporale; la intravede come un puntino nell’infinito, ne comprende la brevità e si dice che questo momento doloroso passerà in fretta. La certezza di un avvenire prossimo più felice lo sostiene e lo incoraggia e, invece di lamentarsi, ringrazia il cielo per i dolori che lo fanno avanzare. Per colui, invece, che non vede altro se non la vita corporea, questa gli sembra interminabile e il dolore grava su di lui con tutto il suo peso. 

Il risultato di questo modo di vedere la vita consiste nello sminuire l’importanza delle cose di questo mondo, nel portare l’uomo a moderare i suoi desideri, ad accontentarsi della sua posizione senza invidiare quella degli altri e ad attenuare quella impressione morale di disgrazia e delusione ch’egli prova. Raggiunge così una calma e un’accettazione morale utili alla salute del corpo e dell’anima, mentre invece con l’invidia, la gelosia e l’ambizione, si consegna volontariamente alla tortura, aggiungendo ciò alle miserie e alle angosce della sua breve esistenza. 

Chiedete la luce che deve illuminare la vostra strada, e vi sarà data; chiedete la forza di resistere al male, e l’avrete; chiedete l’assistenza dei Buoni Spiriti, ed essi verranno ad accompagnarvi, e come l’angelo di Tobia, vi serviranno da Guide; chiedete dei buoni consigli, e non vi saranno mai rifiutati;  bussate alla nostra porta, e vi sarà aperta.
Ma chiedete sinceramente, con fede, fervore e fiducia.
Tale è il senso di queste parole di Gesù:
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. 

“Dialogare con gentilezza e pazienza con le persone che hanno predisposizione al suicidio, suggerire loro di darsi un po’ più di tempo affinché il problema si modifichi nella sua essenza, evitare di offrire un terreno fertile a speranze illusorie e fugaci che il tempo distruggerebbe, stimolare la valorizzazione personale, mostrare una luce nel tunnel della loro disperazione, tutto ciò costituisce, fra le tante risorse, una terapia preventiva che si rafforzerà con l’esercizio della preghiera, con letture positive, spirituali, con i passe magnetici e con l’utilizzo dell’acqua fluidificata.”

MANOEL P. DE MIRANDA, In: Temas da vida da morte (Temi della vita e della morte), psicografato da Divaldo P. Franco.

Lierna - Version 2

Che cosa dovete fare se avete vicino una persona con tendenze suicide

Trovate un luogo rassicurante per parlare con la persona e accordatele tutto il tempo necessario. Esprimete la vostra preoccupazione nei suoi confronti. Informatevi sugli avvenimenti recenti e incoraggiatela a esprimere liberamente i suoi sentimenti. Non sminuite i suoi sentimenti.

Se la persona vi dice che pensa al suicidio, ammettete la vostra inquietudine e la vostra paura, ma non reagite dicendo: ”Non devi avere simili pensieri; le cose non possono essere così brutte”. Ricordatevi che la persona vi sta confidando i suoi sentimenti più profondi e, per quanto possano turbarvi, il solo fatto di parlarne la riconforterà.

Chiedetele se c’è qualcosa che voi potete fare. Parlatele delle possibilità a sua disposizione (famiglia, amici, centri di ascolto con personale qualificato ecc.) in materia di sostegno, consigli pratici o trattamenti.

Nessuno può risolvere i problemi di un’altra persona, ma la benevolenza e il sostegno morale possono essere molto efficaci. Sapere che qualcun altro ha affrontato e superato tali difficili periodi può aiutare una persona con tendenza suicide a vedere la luce alla fine del tunnel.

Gli atteggiamenti e i comportamenti

  • Tristezza, scoraggiamento, aggressività.
  • Isolamento, trarsi in disparte.
  • Importanti cambiamenti comportamentali, irritabilità, sbalzi d’umore.
  • Messa a punto degli affari personali.
  • Noia, indecisione, calo del piacere.
  • Interesse accentuato per le armi e le medicine.
  • Dono di oggetti personali.
  • Consumo inusitato di alcool, droghe o medicine.
  • Iperattività o, al contrario, mancanza di energie.
  • Stesura del proprio testamento o lettere d’addio.
  • Disturbi del sonno o dell’appetito.
  • Perdita dell’autostima.
  • Negligenza del proprio aspetto e della propria igiene.

 Bisogno d’aiuto!

Se un vostro caro, o voi stessi, vi trovate in difficoltà o in pericolo, non esitate a consultare e a chiedere aiuto e assistenza.

Villa Carlotta 77

Dobbiamo insegnare molto presto tre cose ai bambini:

Che la noia, la tristezza e la depressione si trattano attraverso la carità, le cui luci ci liberano dalle tenebre che ci assalgono nelle ore vuote.

Che di fronte allo scoramento e alle sindromi depressive che visitano la nostra anima, bisogna modificare in noi ciò che deve essere corretto ed attaccassi al lavoro che la vita ci dona.

Che il lavoro compiuto per il bene, essendo basato sull’amore, fa si che la vita non sia mai monotona, ma luminosa e in costante ascesa.

 * Articolo concepito e ideato dal Movimento Spiritista Francofono, che ha gentilmente concesso l’autorizzazione  per l’edizione in italiano.

 

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