Chi si esalta sarà umiliato

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?”. Allora, chiamato a sé un fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se voi non vi convertite e non diventate come i fanciulli non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà umile come questo fanciullo, quello sarà il più grande nel regno dei cieli, e chiunque accoglierà un fanciullo come questo in nome mio, accoglie me”. (San Matteo, Cap. XVIII, versetti da 1 a 5). 

Queste massime sono le conseguenze del principio di umiltà che Gesù pone di continuo come condizione essenziale della felicità promessa agli eletti del Signore, e che egli ha formulato con queste parole: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli!”. Prende un bambino come esempio della semplicità di cuore e dice: “Il più grande nel regno dei cieli sarà colui che si umilierà e si farà piccolo come un bambino, ossia che non avrà nessuna pretesa alla superiorità o all’infallibilità”.

E’ lo stesso pensiero basilare che appare ancora in questa massima: “Chi tra voi vorrà diventare grande, sarà vostro servo”, e in questa: “Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.

Lo spiritismo sanziona la teoria con l’esempio, mostrandoci, nel mondo degli Spiriti, grandi coloro che sulla terra erano piccoli, e spesso molto piccoli quelli che quaggiù erano i più grandi e i più potenti. Ma i primi hanno portato con loro morendo quelle che sono in cielo le vere grandezze e che non si perdono mai: le virtù. Gli altri hanno dovuto abbandonare ciò che sulla terra faceva la loro grandezza e che non si può portare con sé nei cieli: la fortuna, i titoli, la gloria, la nascita. Non avendo altro, arrivano nell’al di là sprovvisti di tutto, come naufraghi che hanno tutto perduto, perfino i vestiti: non hanno conservato che l’orgoglio e questo rende più umiliante la loro nuova situazione, perché essi vedono, al di sopra di loro, risplendenti nella loro gloria, quelli che sulla terra hanno calpestato.

Lo spiritismo ci fa vedere anche un’altra conseguenza di questo principio nelle incarnazioni successive, dove coloro che, in un’esistenza, sono stati nei ranghi più elevati, se si sono lasciati dominare dall’orgoglio e dall’ambizione, nella successiva si trovano posti nei ranghi più inferiori. Non cercate dunque i primi posti sulla terra e non vogliate porvi sopra gli altri, se non volete essere obbligati a discendere: cercate, anzi, il posto più umile e più modesto, perché Dio, se lo avrete meritato, saprà darvene uno più elevato in cielo.

(KARDEC, Il Vangelo Secondo lo Spiritismo, cap. VII.)

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