Incontro 05 Febbraio 2014

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Secondo: Mondo Spiritista o Degli Spiriti, Cap. 1.

Vari Ordini di Spiriti

96 – Gli Spiriti sono tutti eguali, o esiste fra di loro una qualche gerarchia?

«Ce ne sono di vari ordini, secondo il grado di perfezione a cui sono giunti».

97 – Questi ordini o gradi di perfezione fra gli Spiriti sono in numero determinato?

«No, perché non li separa un confine preciso tracciato a modo di barriera, e quindi queste divisioni si possono allargare o restringere a piacimento. Tuttavia, considerandone i caratteri generali, questi ordini si possono ridurre a tre. Quelli del primo ordine hanno raggiunto la perfezione, e sono gli Spiriti puri; quelli del secondo sono arrivati a metà della scala, ed hanno a movente il desiderio del bene; quelli del terzo si trovano ancora al basso: Spiriti imperfetti, hanno per carattere l’ignoranza, il desiderio del male e tutte le cattive passioni, che ne ritardano l’avanzamento».

98 – Gli Spiriti del secondo ordine hanno soltanto il desiderio del bene, od anche il potere di farlo?

«Questo potere lo acquistano secondo il grado del loro perfezionamento, poiché alcuni hanno la scienza, altri la saggezza e la bontà, ma tutti devono ancora soggiacere ad altre prove».

99 – Gli Spiriti del terz’ordine sono tutti essenzialmente cattivi?

«No: alcuni non fanno né bene né male, altri invece si compiacciono del male, e sono soddisfatti, quando trovano modo di farlo. Si aggiungano gli Spiriti leggieri, o folletti, più turbolenti che cattivi, i quali peccano piuttosto di malizia che di malvagità, e si fanno un piacere di mistificare, e causare piccole contrarietà, delle quali essi ridono».

Scala Spiritica

100 – OSSERVAZIONI PRELIMINARI

La classificazione degli Spiriti è fondata sul grado del loro avanzamento, sui pregi, che hanno acquistato, e sulle imperfezioni, di cui devono ancora spogliarsi. Essa, d’altra parte, non è assoluta ogni categoria presenta, sì, un carattere deciso nell’insieme, ma da un grado all’altro il transito è insensibile, e sui limiti la gradazione sfuma come nei regni della natura, come nei colori dell’arcobaleno, oppure, se si vuole, come nei differenti periodi della vita dell’uomo. Si può dunque formare un maggiore o minor numero di classi, secondo il modo in cui si considera la cosa. Avviene in questo come in tutti i sistemi di classificazione scientifica, che possono essere più o meno compiuti, più o meno razionali, più o meno comodi per l’intelletto; ma, comunque siano, non cambiano per nulla il fondo della scienza. Quindi, gli Spiriti, interrogati sull’argomento, hanno potuto dissentire senza errore nel numero delle categorie. Altri hanno voluto farsi un’arma di questa pretesa discrepanza, senza riflettere che essi non danno alcun peso a quanto è del tutto convenzionale; poiché per essi il pensiero è tutto, lasciano a noi la forma, la scelta dei termini, le classificazioni, in una parola, i sistemi.

Si badi inoltre di non dimenticare mai che fra gli Spiriti, come fra gli uomini, ce ne sono di molto ignoranti, poiché i fatti dimostrano che niente è più falso del credere che tutti gli Spiriti, perché tali, devono saper tutto. Ogni classificazione richiede metodo, analisi e perfetta conoscenza della cosa. Ora, nel mondo spiritico, quelli che hanno cognizioni limitate sono, come quaggiù gl’ignoranti, inabili ad abbracciare un insieme, a stabilire un sistema: non conoscendo essi classificazioni, o comprendendole solo imperfettamente, reputano di prim’ordine tutti gli Spiriti a loro superiori, senza poter valutare le gradazioni di sapienza, di energia e di moralità, che li distinguono, come fra noi i selvaggi si distinguono dagli uomini civilizzati. Ma anche quelli stessi che sono capaci possono variare nei particolari secondo il loro avviso, poiché si tratta di una divisione, che non è assoluta. Linneo, Jussieu, Tournefort, hanno avuto ciascuno il proprio metodo, e la botanica non si è mutata per questo, poiché non inventarono già né le piante, né i loro caratteri, ma ne osservarono le affinità, e in ragione di queste formarono i gruppi o classi. Alla stessa maniera abbiamo fatto noi: non abbiamo inventato né gli Spiriti, né le loro qualità; ma li abbiamo osservati e giudicati dalle loro parole e dai loro atti, e poi classificati per affinità, secondo i dati che essi stessi hanno fornito.

Gli Spiriti ammettono generalmente tre categorie principali o grandi divisioni. Nell’ultima, cioè nell’ultimo gradino della scala, sono gli Spiriti imperfetti, caratterizzati dal predominio della materia sullo spirito e dalla propensione al male. Quelli della seconda, Spiriti buoni, hanno per carattere il predominio dello spirito sulla materia e il desiderio del bene. La prima infine comprende gli Spiriti puri, che hanno raggiunto il sommo grado di perfezione.

Questa divisione ci sembra perfettamente razionale e con caratteri ben delineati: restava solo da rilevare le gradazioni principali dell’insieme per un sufficiente numero di suddivisioni, e lo abbiamo fatto con l’aiuto degli Spiriti medesimi, le cui benevole istruzioni non ci sono mai mancate.

Con questo quadro sarà facile determinare l’ordine e il grado di superiorità o di inferiorità degli Spiriti, coi quali comunicare, e in conseguenza il grado di fiducia e di stima, che meritano. E’ questa in certo modo la chiave della scienza spiritica, poiché non si saprà mai render ragione delle anomalie, che presentano le comunicazioni degli Spiriti, colui che non impara a conoscerne le disparità intellettuali e morali. Giova per altro avvertire, che non sempre gli Spiriti appartengono esclusivamente alla tale o tal altra classe, poiché il loro progresso va compiendosi a grado a grado, e spesso più in un verso che in un altro. Essi dunque possono riunire in sé i caratteri di più categorie, la qual cosa si può facilmente riconoscere dal linguaggio e dalle loro opere.

Essi hanno l’intuizione di Dio, ma non lo comprendono. Non sono tutti essenzialmente cattivi: in alcuni vi è più leggerezza, inconseguenza e malizia che vera malvagità. Gli uni non fanno né bene né male, ma già solo col non praticare il bene dimostrano la propria bassezza; gli altri invece si dilettano del male, e godono, quando trovano modo di farlo.

Terzo Ordine: Spiriti Imperfetti

101 CARATTERI GENERALI

I caratteri generali di questi Spiriti sono: il predominio della materia sullo spirito, la propensione al male, l’ignoranza, l’orgoglio, l’egoismo, e tutte le cattive passioni, che ne sono la conseguenza.

Possono accoppiare l’intelligenza con la perversità o con la malizia; ma, qualunque ne sia lo sviluppo intellettuale, le loro idee sono poco elevate, e più o meno abietti i loro sentimenti.

Le loro cognizioni intorno alle cose del mondo spiritico sono limitate, e il poco che ne sanno, si confonde con le idee e i pregiudizi della vita corporea. Per conseguenza, non ce ne possono dare che nozioni false e incompiute; ma l’osservatore attento trova spesso nelle loro comunicazioni, quantunque imperfette, la conferma delle verità insegnate dagli Spiriti superiori.

Il loro carattere si svela nel linguaggio. Ogni Spirito nelle cui comunicazioni trapela un cattivo pensiero deve essere classificato nel terzo ordine, e conseguentemente ogni cattivo pensiero che ci suggerisca il male, proviene da uno Spirito di questo ordine.

Vedono la felicità dei buoni, e tale vista è per loro continuo tormento, poiché provano tutte le angosce, che possono nascere dall’invidia e dalla gelosia.

Serbano la memoria e la sensazione delle sofferenze della vita corporea, e questa impressione riesce loro assai più penosa della realtà. Soffrono dunque veramente tanto dei mali, che hanno patito essi stessi, quanto di quelli che hanno fatto patire agli altri, e, siccome soffrono lungo tempo, giungono a credere di dover soffrire in eterno: Iddio, per punirli, vuole così.

102CLASSE DECIMA: Spiriti impuri.

Gli Spiriti impuri sono inclini al male, e ne fanno l’oggetto delle loro occupazioni. Dànno perfidi consigli, spargono la discordia e la diffidenza, e si pongono qualunque maschera per meglio ingannare. Si attaccano ai caratteri deboli e tali da cedere alle loro suggestioni, allo scopo di perderli, contenti, se possono almeno ritardarne il progresso, facendoli soccombere nelle prove a cui debbono sottostare.

Nelle manifestazioni si riconoscono dal linguaggio: la trivialità e la rozzezza delle espressioni, negli Spiriti come negli uomini, sono sempre indizi d’inferiorità morale, se non intellettuale. Le loro comunicazioni ne fanno conoscere la bassezza delle tendenze, e, se anche vogliono indurre in errore affettando maniere assennate, non reggono alla lunga senza lasciar cadere la maschera e mostrarsi quali sono in realtà.

Alcuni popoli ne hanno fatto divinità malefiche; altri li chiamano coi nomi di demoni, geni cattivi, Spiriti del male.

Durante la loro incarnazione, essi sono esseri dediti a tutti i vizi che sogliono ingenerare le passioni abiette e prave come la sensualità, la crudeltà, l’astuzia, l’ipocrisia, la cupidigia la sordida avarizia. Fanno il male per il piacere di farlo, il più delle volte senza motivo, e, poiché odiano il bene, scelgono quasi sempre le loro vittime tra le persone oneste. Sono veri flagelli dell’umanità, a qualunque grado sociale appartengano, e la vernice della civiltà non li salva dall’obbrobrio e dalla ignominia.

103 – CLASSE NONA: Spiriti leggieri

Questi Spiriti sono ignoranti, maligni, capricciosi e beffardi. S’ingeriscono in tutto, e rispondono a tutto, senza darsi pensiero della verità. Si compiacciono nel contrariare, nel procurare meschine soddisfazioni, nell’aizzare a contese, nell’indurre maliziosamente in errore con inganni e tiri scaltriti. A questa classe appartengono gli Spiriti che il volgo chiama folletti. Stanno sotto la dipendenza degli Spiriti superiori, che se ne valgono spesso, come noi facciamo con i fattorini.

Nelle comunicazioni con gli uomini il loro linguaggio qualche volta esprime pensieri spiritosi e faceti, ma quasi sempre senza profondità: afferrano il lato ridicolo delle cose, e lo espongono con parole satiriche e mordaci; spesso si nascondono sotto falsi nomi, ma più per malizia che per malvagità.

104 – CLASSE OTTAVA: Spiriti pseudosapienti

Gli Spiriti di questa categoria hanno invero cognizioni molto estese, ma presumono di sapere più di quanto sanno in realtà. Progrediti come sono per varie ragioni, parlano con una certa gravità, che può trarre in inganno intorno alla loro sapienza, la quale per lo più si riduce in un riverbero di pregiudizi e di idee sistematiche della vita terrestre, e in un miscuglio di qualche verità con gli errori più assurdi, fra cui trapelano la presunzione, l’orgoglio, l’invidia e l’ostinazione, di cui non si sono potuti spogliare.

105 – CLASSE SETTIMA: Spiriti indifferenti

Questi Spiriti non sono né abbastanza buoni per fare il bene, né abbastanza cattivi per fare il male: propendono ora verso l’uno, ora verso l’altro. Rimangono a livello della volgare umanità e per morale e per intelligenza, e tengono alle cose di questo mondo, di cui rimpiangono i grossolani piaceri.

106 – CLASSE SESTA: Spiriti picchiatori e perturbatori

Questi Spiriti non formano, propriamente parlando, una classe a sé per qualità personali, poiché di tal genere se ne trovano in tutte le classi del terzo ordine. Spesso manifestano la loro presenza con effetti sensibili e fisici, come colpi, movimenti, spostamenti anormali di corpi solidi, e così via. Pare che, attaccati più degli altri alla materia; siano agenti principali delle vicissitudini elementari del globo, operando sull’aria, sull’acqua, sul fuoco, sui corpi duri, od anche nelle viscere della terra. E’ chiaro che questi fenomeni, quando hanno un carattere intenzionale ed intelligente, non sono dovuti ad una causa fortuita o fisica. Tutti gli Spiriti possono produrre siffatti fenomeni; ma comunemente vi si applicano gli inferiori, i quali sono più portati alle cose materiali. Di questi si servono poi gli Spiriti elevati quando giudicano che manifestazioni di simil genere potranno riuscire di qualche utilità.

Secondo Ordine: Spiriti Buoni

107 – CARATTERI GENERALI

I caratteri generali degli Spiriti buoni sono: il predominio dello spirito sulla materia e il desiderio del bene. Le loro qualità e il loro potere di fare il bene sono in ragione del loro perfezionamento: gli uni possiedono la scienza, gli altri la saggezza e la bontà. I più progrediti uniscono al sapere le doti morali. Poiché non sono ancora interamente liberi dalla materia, conservano più o meno, secondo il proprio grado, le tracce dell’esistenza corporea, sia nella forma del linguaggio, sia nelle abitudini, in cui talvolta si scorge ancora qualche passione. Se fosse altrimenti, sarebbero perfetti.

Essi comprendono Dio e l’infinito, e godono già la beatitudine dei buoni. Sono felici del bene che fanno, e del male che impediscono. L’amore che li unisce è per loro sorgente di ineffabile felicità, non mai turbata né dall’invidia, né dai rimorsi, né da alcuna delle cattive passioni che formano il tormento degli Spiriti imperfetti: tutti però devono subire ancora prove fino a che non abbiano raggiunto la perfezione.

Allo stato di Spiriti suscitano pensieri buoni, distolgono gli uomini dalla via del male, proteggono coloro che ne sono degni, e paralizzano l’influenza degli Spiriti imperfetti su quelli a cui non piace subirla.

Se incarnati, poi sono buoni e benevoli verso il prossimo; non li muove né orgoglio, né rancore, né egoismo, né ambizione; non sentono né odio, né rancore, né invidia, né gelosia, e fanno il bene per amore del bene.

A quest’ordine appartengono gli Spiriti, che comunemente vengono chiamati geni buoni, geni protettori, Spiriti del bene. Nei tempi di superstizione e d’ignoranza se ne sono fatte altrettante deità benefiche.

Si possono dividere in quattro gruppi principali.

108 – CLASSE QUINTA: Spiriti benevoli

Predomina in essi la bontà, e godono nel prestare servizi agli uomini e nel proteggerli, ma il loro sapere è limitato, sono progrediti più moralmente che intellettualmente.

109 – CLASSE QUARTA: Spiriti dotti

Ciò che distingue questi Spiriti è l’ampiezza delle loro cognizioni. Si occupano bensì di questioni morali, ma dànno precipua opera alla scienza, per la quale hanno maggiore attitudine, e che essi considerano dall’unico lato della vera utilità, senza mettervi alcuna delle passioni che caratterizzano gli Spiriti imperfetti.

110 – CLASSE TERZA: Spiriti saggi

Altissime qualità morali formano il carattere distintivo di questi Spiriti. Senza avere cognizioni del tutto illimitate, sono tuttavia dotati di una capacità intellettuale, che fornisce loro un sano giudizio sugli uomini e sulle cose.

111 – CLASSE SECONDA: Spiriti superiori

Questi Spiriti riuniscono insieme la scienza, la saggezza e la bontà. Il loro linguaggio è tutto benevolenza costantemente dignitoso, elevato, e spesso sublime. La loro superiorità li rende atti più che gli altri a darci, entro i limiti assegnati all’umano sapere, le più giuste nozioni intorno alle cose del mondo incorporeo.

Comunicano volentieri con quelli che cercano disinteressatamente la verità, ed hanno l’anima abbastanza sciolta dai legami terreni per comprenderla; ma si allontanano da coloro che sono mossi dalla sola curiosità, o distolti, per l’influenza della materia, dal praticare il bene.

Quando, per eccezione, s’incarnano sulla terra, è per compiervi una missione di progresso, e allora ci offrono il tipo di quella perfezione, a cui può aspirare quaggiù l’umanità.

Primo Ordine: Spiriti Puri

112 – CARATTERI GENERALI

Su questi Spiriti la materia non esercita alcuna influenza, ed hanno un’assoluta superiorità intellettuale e morale rispetto agli Spiriti degli altri ordini.

113 – Classe prima ed unica

Gli Spiriti di questa classe hanno percorso tutti i gradi della scala spiritica, e deposta ogni impurità della materia. Poiché hanno raggiunto il vertice della perfezione, di cui può essere capace la creatura, non devono più subire né prove, né espiazioni. Non più soggetti alla reincarnazione in corpi caduchi, vivono la vita eterna in grembo a Dio.

Fruiscono di una felicità inalterabile, perché non sono più sottoposti né ai bisogni, né alle vicissitudini della vita materiale, ma questa felicità non consiste in un ozio monotono scorrente in perpetua contemplazione. Sono i messaggeri e ministri di Dio, di cui eseguono gli ordini per il mantenimento dell’armonia universale. Comandano a tutti gli altri Spiriti, li aiutano a perfezionarsi ed assegnano loro il proprio còmpito. Assistere gli uomini nei loro affanni, eccitarli ad operar bene e ad espiare le colpe che li tengono lontani dalla suprema felicità, è per essi la più dolce delle occupazioni. Talvolta si denotano coi nomi di angeli, arcangeli o serafini.

Gli uomini possono mettersi in comunicazione con essi; ma sarebbe veramente stolto chi pretendesse di averli costantemente a sua disposizione.

Evoluzione degli Spiriti

114 – Gli Spiriti sono per loro natura buoni o cattivi, o invece si vanno migliorando di propria volontà?

«Sono gli stessi Spiriti che si migliorano da sé, e, migliorandosi, passano da un ordine all’altro».

115 – Gli Spiriti sono stati creati parte buoni e parte cattivi?

«Iddio ha creato tutti gli Spiriti semplici ed ignoranti, vale a dire senza scienza alcuna, e dato a ciascuno di loro un compito allo scopo di illuminarli e fare sì che giungano progressivamente alla perfezione per mezzo della conoscenza della verità, che a Lui sempre più li avvicina. Nel conseguimento di questa perfezione è riposta per essi la suprema e perfetta felicità. Gli Spiriti acquistano queste cognizioni col passare per le prove che Dio impone loro. Gli uni le accettano con sottomissione e arrivano più sollecitamente alla meta; altri non le subiscono che di malanimo, e così, per propria colpa, restano più lungamente lontani dalla perfezione e dalla felicità promessa».

– Potrebbe dirsi che gli Spiriti in origine siano come i bambini, ignoranti e senza esperienza, ed acquistino a poco a poco le cognizioni che loro mancano, percorrendo le varie fasi della vita?

Risposta: «Il paragone è esatto. Il fanciullo caparbio rimane ignorante ed imperfetto, giacché ogni fanciullo progredisce più o meno moralmente ed intellettualmente, secondo la sua docilità; ma vi è questa differenza, che la vita dell’uomo ha un termine, mentre quella dello Spirito si estende all’infinito».

116 – Vi sono Spiriti, che devono rimanere perpetuamente negli ordini inferiori?

«No. tutti, con l’andare del tempo, diverranno perfetti. Spesso la permanenza negli ordini inferiori dura a lungo, ma poi si mutano, poiché, come abbiamo detto altra volta, un padre giusto e misericordioso non può bandire da sé in eterno i propri figli. Vorreste dunque che Iddio, sì grande, sì buono, sì giusto, fosse peggiore di quello che non siate voi stessi?».

117 – E’ in potestà degli Spiriti affrettare il loro progresso verso la perfezione?

«Certo che sì; essi la raggiungono più o meno presto a seconda del loro desiderio e della loro sottomissione alla volontà di Dio. Il fanciullo docile non s’istruisce forse più sollecitamente del caparbio?».

118 – Gli Spiriti possono degenerare?

«No: a mano a mano che progrediscono, comprendono ciò che li allontanava dalla perfezione. Quando lo Spirito ha compiuto una prova, ne ricava un ammaestramento, e non lo dimentica più. Può rimanere stazionario, ma non torna mai indietro».

119 – Non avrebbe potuto Iddio risparmiare agli Spiriti le prove, a cui devono sottostare per giungere al grado supremo?

«Se gli Spiriti fossero stati creati perfetti, non avrebbero alcun diritto di godere i benefici della perfezione. Dove sarebbe il merito senza la lotta? D’altra parte la disuguaglianza, che esiste fra loro, è necessaria alla loro personalità; inoltre, il compito che eseguono in questi differenti gradi, è nei disegni della Provvidenza per l’armonia dell’universo».

Kardec: Poiché nella vita sociale a tutti gli uomini è dato di giungere alle cariche più alte, ragionando in questo modo si potrebbe domandare perché il sovrano di un paese non faccia un generale di ciascuno dei suoi soldati; perché tutti gli impiegati subalterni non vengano mutati in superiori; perché tutti gli scolari non vengano subito nominati maestri. Ora la differenza tra la vita sociale e la vita spiritica sta in questo: che la prima è limitata, e perciò non permette sempre di ascendere tutti i gradi, mentre la seconda è infinita, e lascia a tutti la possibilità di giungere ai supremi gradi.

120 – Per conseguire la bontà gli Spiriti devono passare tutti per la trafila del male?

«Non per la trafila del male, ma per quella dell’ignoranza».

121 – Perché alcuni Spiriti hanno seguito la via del bene, ed altri quella del male?

«Non hanno essi il libero arbitrio? Iddio ha creato gli Spiriti non cattivi, ma semplici ed ignoranti, cioè con eguale attitudine per il bene e per il male. Quelli che sono malvagi, divengono tali per propria volontà».

122 – Come mai all’origine, quando non hanno ancora coscienza di se stessi, gli Spiriti possono avere libertà di scelta fra il bene ed il male? Vi è in essi un principio, una qualche tendenza, che li porti piuttosto all’uno che all’altro?

«Il libero arbitrio si svolge a seconda che lo Spirito acquista la coscienza di se stesso. Non vi sarebbe più libertà, se la scelta fosse sollecitata da una causa indipendente dalla volontà dello Spirito. La causa non è in lui, ma fuori di lui, nelle influenze a cui cede in virtù del libero suo volere. Questa è la grande allegoria della caduta dell’uomo e del peccato originale: gli uni hanno ceduto, gli altri resistito alla tentazione».

– Donde vengono allo Spirito queste influenze esterne?

«Dagli Spiriti imperfetti, i quali cercano d’impadronirsi di lui e di dominarlo, e sono lieti tutte le volte che riescono a farlo soccombere. Ecco ciò che hanno voluto adombrare con la figura di Satana».

– Lo Spirito va soggetto a questa influenza solo nei suoi primordi?

«No, essa dura finché egli non abbia acquistato tale una padronanza di se medesimo, da togliere agli Spiriti cattivi ogni speranza di riuscita».

123 – Perché Dio ha permesso agli Spiriti di poter seguire la via del male?

«Come osereste voi chiedere conto a Dio dei suoi atti? Credereste voi di poterne scrutare disegni? Non pertanto potete ben dire a voi stessi, che Iddio, sommamente saggio, lascia a ciascuno la libertà di scegliere, perché abbia il merito delle opere sue».

124 – Poiché alcuni Spiriti seguono fin da principio la via del bene assoluto, ed altri quella del male assoluto, vi saranno senza dubbio gradi intermedi fra questi due estremi?

«Certamente; e questi formano la grande maggioranza».

125 – Gli Spiriti che hanno seguito la via del male, potranno giungere allo stesso grado di superiorità degli altri?

«Sì; ma le eternità saranno per essi più lunghe».

Kardec: Con questo plurale le eternità si esprime l’idea che hanno gli Spiriti inferiori della perpetuità delle proprie sofferenze, perché non è dato loro di vedere il termine, e perché questa idea si rinnova ad ogni prova nella quale soccombono.

126 – Gli Spiriti, giunti al grado supremo dopo esser passati per la trafila del male, hanno minor merito degli altri agli occhi di Dio?

«Iddio guarda i traviati e i non traviati con lo stesso occhio, e li ama tutti col medesimo amore. Essi si dicono malvagi, solo perché caddero nella colpa: in origine non erano che Spiriti semplici».

127 – Gli Spiriti sono stati creati tutti eguali rispetto alle facoltà intellettuali?

«Eguali; ma, poiché non sanno da dove vengono, bisogna che il libero arbitrio abbia il suo corso. Essi progrediscono più o meno rapidamente in intelligenza come in moralità».

Kardec: Gli Spiriti, che percorrono sin dal principio la via del bene, non sono già perfetti per questo, giacche se non hanno cattive tendenze, devono tuttavia acquistare l’esperienza e le cognizioni necessarie al conseguimento della perfezione. Possiamo paragonarli ai fanciulli, i quali, quantunque i loro istinti siano naturalmente buoni, hanno bisogno di svolgersi, d’istruirsi, e non giungono senza transizione dall’infanzia all’età matura. Come ci sono uomini, che sono buoni, ed altri che sono cattivi sin dall’infanzia, così pure ci sono Spiriti, i quali sono buoni o cattivi sin dal loro principio, ma con la differenza capitale, che il fanciullo ha istinti già formati, mentre lo Spirito in origine non è né cattivo né buono: possedendo tutte le tendenze, egli poi segue l’una o l’altra direzione in forza del suo libero arbitrio.

Angeli e Demoni

128 – Gli esseri che noi chiamiamo angeli, arcangeli, serafini, e simili, formano una categoria speciale di natura differente dagli altri Spiriti?

«No, sono gli Spiriti puri, cioè quelli che giunsero al sommo della scala, e riuniscono in sé tutte le perfezioni».

Kardec: La voce angelo risveglia generalmente l’idea della perfezione morale; ma spesso essa si applica anche a tutti gli esseri extraumani, siano poi essi buoni o cattivi. Così si usa dire: angelo buono ed angelo cattivo, angelo della luce e angelo delle tenebre; nel qual caso la parola angelo è sinonimo di Spirito o genio. Noi qui la prendiamo nel suo significato buono.

129 – Gli angeli dunque hanno già percorso tutti i gradi?

«Sì; gli uni perché accettarono il loro còmpito senza mormorare, arrivarono alla perfezione più presto; gli altri ci misero un tempo più o meno lungo».

130 – Se l’opinione, secondo la quale alcuni esseri furono creati perfetti e superiori a tutti gli altri, è fallace, come va che essa si trova nella tradizione di quasi tutti i popoli?

«Siccome il vostro mondo non è ab aeterno, e molto tempo prima che esso esistesse altri Spiriti avevano già raggiunto il grado supremo, gli uomini hanno potuto credere, che in esso fossero stati creati».

131 – Ci sono demoni nel significato comune di questa parola?

«Se ci fossero, sarebbero opera di Dio, e Dio sarebbe giusto e buono, se avesse fatto degli esseri eternamente dediti al male ed infelici? Demoni, quando così vogliate dire, ce ne sono, ma si trovano nel vostro mondo inferiore o in altri simili, e sono gl’ipocriti, che fanno d’un Dio giusto un Dio malvagio e vendicativo, e credono che le abominazioni che essi commettono in suo nome possano essere a Lui gradite».

Kardec: La parola demonio, o meglio dèmone, implica l’idea di Spirito cattivo solo nel suo significato moderno, poiché la voce greca daimon, dalla quale è derivata, significa genio, intelligenza; e così gli antichi chiamavano gli esseri incorporei, buoni o cattivi che fossero, senza distinzione.

I demoni, secondo il significato comune della parola, si suppone che siano esseri essenzialmente malefici, i quali però, come tutte le cose, sarebbero creature di Dio. Ora Dio, ch’è supremamente giusto e buono, non può aver creato degli esseri predestinati al male per loro stessa natura e dannati per tutta la eternità. E se poi si volesse affermare che non sono opera di Dio, sarebbero ab aeterno come Lui, e così ci sarebbero non una, ma più potenze supreme.

Prima condizione di ogni dottrina è di essere logica: ora quella dei demoni manca di questa condizione essenziale. Che nelle credenze dei popoli barbari figurino i demoni, s’intende, e si spiega facilmente, poiché, non conoscendo essi gli attributi di Dio, ammettono anche divinità malefiche; ma chiunque ritiene la bontà essere d’attributo per eccellenza di Dio, non sarà mai tanto illogico, da supporre ch’egli abbia potuto creare degli esseri consacrati al male e predestinati a farlo in perpetuo; poiché sarebbe un voler negare la sua bontà. I fautori della credenza nei demoni si appoggiano sulle parole del Cristo, né certo noi metteremo in dubbio l’autorità del suo insegnamento, ché, anzi, vorremmo vederlo scolpito nel cuore, più che sulla bocca, di tutti gli uomini; ma sono essi poi ben sicuri del significato che egli dava alla parola demonio? Non sappiamo forse che la forma allegorica è uno dei caratteri distintivi del suo linguaggio? Si dovrà dunque prendere alla lettera tutto quanto si racchiude nel Vangelo? Valga ad esempio il solo passo seguente: “Subito dopo questi giorni di afflizione il sole si oscurerà, e la luna non tramanderà più luce, e le stelle cadranno dal firmamento, e le potenze del cielo saranno scosse. In verità vi dico: la presente generazione non passerà prima che tutte queste cose non siano compiute”.

Riguardo la creazione e il movimento della terra abbiamo veduto che la forma del testo biblico è spesso contraddetta. Non può essere lo stesso di alcune figure adoperate dal Cristo, il quale doveva parlare adattandosi ai tempi ed ai luoghi? Il Cristo non ha potuto dire scientemente una falsità; dunque, se nelle sue parole vi sono cose che sembrano offendere la ragione, questo accade perché noi non le comprendiamo, o le interpretiamo malamente.

Gli uomini hanno fatto riguardo ai demoni, quello stesso che hanno fatto riguardo agli angeli: come hanno creduto ad esseri perfetti ab aeterno, hanno del pari veduto negli Spiriti inferiori esseri eternamente cattivi.

Il vocabolo demoni deve dunque ritenersi come sinonimo di Spiriti impuri, i quali spesso non valgono punto più degli esseri fantastici designati con questo nome; ma con la differenza che il loro stato è solo transitorio. Essi sono Spiriti imperfetti, che si ribellano contro le prove loro imposte, e che appunto perciò sono condannati a sopportarle più a lungo: non dimeno, a loro volta raggiungeranno anch’essi la perfezione, sempre quando ne avranno la volontà. Quindi, si potrebbe accettare il termine demonio con questa restrizione; ma, poiché ormai viene adoperato in questo significato esclusivo, non mancherebbe di essere continua causa di errore, facendo credere all’esistenza di esseri speciali, creati unicamente per essere malvagi.

In quanto a Satana, è evidente che egli è la personificazione del male sotto forma allegorica, poiché non si potrebbe ammettere un essere malvagio in lotta da pari a pari con Dio, e la cui sola occupazione consistesse nell’opporsi ai disegni di Lui. Siccome all’uomo abbisognano figure che ne colpiscano la immaginazione, egli si è rappresentato gli esseri incorporei sotto una forma materiale, con attributi che ne ricordano i pregi od i difetti. Così gli antichi, volendo personificare il tempo, lo raffigurarono in sembianza di un vecchio con la falce e la clessidra, poiché simboleggiarlo con l’aspetto di un giovine sarebbe stato assurdo; così accade per le immagini allegoriche della fortuna, della verità ecc. E così i moderni hanno raffigurato gli angeli, o Spiriti puri, come giovinetti raggianti con ali candide, simbolo della loro purità, e Satana con le corna, gli artigli e gli attributi della bestialità, simboli delle basse passioni. Ma il volgo, che prende le cose alla lettera, ha veduto in questi emblemi personaggi reali, come una volta aveva veduto Saturno nella allegoria del tempo.

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