Incontro 12 Febbraio 2014

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Secondo, Cap. 2.

INCARNAZIONE DEGLI SPIRITI

Scopo della Incarnazione

132 – Qual è lo scopo della incarnazione degli Spiriti?

«Iddio la impone loro come il mezzo di giungere alla perfezione, sopportando tutte le vicende della esistenza corporale, che per i più è una espiazione od una prova, per pochi una missione. L’incarnazione ha nello stesso tempo un altro scopo, quello cioè di attribuire allo Spirito la sua parte nell’opera della creazione. Per conseguire questo scopo lo Spirito prende in ogni mondo una veste corporea in armonia con la materia di esso, condizione essenziale per potervi operare in conformità degli ordini di Dio, e mentre concorre alla esecuzione dei disegni di Dio, lavora anche per il proprio perfezionamento».

Kardec: L’azione degli esseri corporei è necessaria all’andamento dell’universo; ma Iddio, nella sua sapienza, ha voluto che in essa trovassero un mezzo di progredire e di avvicinarsi a Lui. Così per legge ammirabile della sua Provvidenza, tutto si lega insieme, tutto è armonia nella natura.

133 – Gli Spiriti, che fin da principio hanno seguito la via del bene, hanno bisogno anch’essi della incarnazione?

«Tutti sono creati semplici ed ignoranti, e non s’istruiscono che nelle lotte e nelle tribolazioni della vita corporea. Iddio, ch’è giusto, non poteva farne felici alcuni senza sofferenze e senza fatica, e quindi senza merito».

– Ma allora che giova agli Spiriti l’aver seguito la via del bene, se Dio non li dispensa dalle pene della vita corporea?

«Raggiungono più presto la meta. Inoltre, le pene della vita sono spesso una conseguenza delle imperfezioni dello Spirito, e però chi ne ha meno soffre anche meno tormenti; così chi non ha invidia, né gelosia, né avarizia, né ambizione, non soffrirà le torture che sono conseguenza di questi difetti».

Dell’Anima

134 – Che cosa è l’anima?

«Uno Spirito incarnato».

– Che cosa era l’anima prima di unirsi al corpo?

«Era Spirito».

– Anime e Spiriti sono dunque proprio la stessa cosa?

«Sì. Prima di unirsi al corpo l’anima è uno degli esseri intelligenti, che popolano il mondo invisibile, e rivestono temporaneamente un involucro carnale per purificarsi ed istruirsi».

135 – C’è nell’uomo qualche altra cosa oltre l’anima e il corpo?

«Il legame che li congiunge».

– Qual è la natura di questo legame?

«E’ una sostanza semi-materiale, di natura intermedia fra lo spirito e il corpo, che rende possibili le comunicazioni dell’uno con l’altro. E’ solo per mezzo di questo legame che lo Spirito agisce sulla materia, e la materia sullo Spirito».

Kardec: L’uomo consta dunque di tre parti essenziali:

  1. Del CORPO, che è un essere materiale analogo ai bruti e vivificato dallo stesso principio vitale;
  2. Dell’ANIMA, che è uno Spirito incarnato, al quale il corpo serve di dimora;
  3. Del principio intermedio o PERISPIRITO, che è sostanza semimateriale, che serve di primo involucro allo Spirito, e congiunge l’anima col corpo. Così sono in un frutto la buccia, la polpa e il seme.

136 – E’ l’anima indipendente dal principio vitale?

«Senza dubbio, poiché il corpo non è che l’involucro».

– Può esistere il corpo senza l’anima?

«Sì: però, non appena l’anima lo abbandona, il corpo cessa di vivere. Prima della nascita non c’è ancora unione definitiva fra l’anima e il corpo; mentre poi, dopo avvenuta questa, la morte del corpo rompe i legami, che lo stringono all’anima, ed essa se ne diparte. La vita organica può animare un corpo senza anima, ma l’anima non può dimorare in un corpo privo della vita organica».

– Che sarebbe il nostro corpo, se non avesse anima? «Una massa di carne senza intelligenza, tutto quello che volete, ma non mai un uomo».

137 – Lo stesso Spirito può incarnarsi ad un tempo in due diversi corpi?

«No; lo Spirito è indivisibile, e non può animare nello stesso tempo due esseri differenti»

138 – Che dobbiamo pensare della opinione di coloro, i quali considerano l’anima come il principio della vita materiale?

«E’ questione di parole: noi non ci teniamo punto; vedete d’intendervi fra voi».

139 – Alcuni Spiriti, e prima di essi certi filosofi, hanno definito l’anima “una scintilla animica emanata dal gran Tutto”. Perché questa contraddizione?

«La contraddizione è apparente, e dipende dal vario significato delle parole. Perché non avete per ogni cosa un termine proprio?».

Kardec: La voce anima è adoperata per esprimere cose assai differenti. Gli uni chiamano così il principio della vita, e in questo significato è esatto dire, figuratamente, che l’anima è una scintilla animica emanata dal gran Tutto, le quali ultime parole indicano la sorgente universale del principio vitale, di cui ciascun essere assorbe una particella, che ritorna alla massa dopo la morte. Ma questa idea non esclude punto quella di un essere morale distinto, indipendente dalla materia, e che serba la sua individualità, il quale da altri viene chiamato parimenti anima, e in questo significato si può ben dire che l’anima è uno Spirito incarnato. Quindi gli Spiriti, nel dare dell’anima differenti definizioni, hanno parlato secondo l’applicazione che essi facevano della parola, e secondo le idee terrene, di cui erano più o meno imbevuti. Questo deriva dalla insufficienza del linguaggio umano, il quale non possiede una parola per ciascuna idea, donde la origine d’infiniti equivoci e discussioni: ecco perché gli Spiriti superiori ci consigliano di metterci prima d’accordo sul significato delle parole.

140 – Che cosa dobbiamo pensare della teoria che suppone l’anima divisa in tante parti, per quanti muscoli ha il corpo umano, e preposta così ad ognuna delle sue funzioni?

«Questa dipende dal senso che si attribuisce alla parola anima; se si intende il fluido vitale, si ha ragione; se si intende lo Spirito incarnato, si ha torto. Noi l’abbiamo detto, lo Spirito è indivisibile, e trasmette il moto agli organi per via del fluido intermedio».

 – Come si spiega però che ci sono degli Spiriti, i quali hanno dato questa definizione?

«Gli Spiriti ignoranti possono scambiare l’effetto con la causa».

Kardec: L’anima o Spirito, che informa il corpo durante la vita, e lo abbandona alla morte, agisce per mezzo degli organi, e gli organi sono animati dal fluido vitale ripartito fra loro, più abbondantemente in quelli che sono i centri e focolari del movimento. Ma il fluido vitale non è che il mezzo d’azione: l’agente è l’anima.

141 – C’è qualche cosa di vero nella opinione di quelli che pensano che l’anima sia al di fuori del corpo, e che lo avvolga tutto?

«L’anima non è già rinchiusa nel corpo, come un uccello in una gabbia, ma irradia, e si manifesta al di fuori di esso come la luce attraverso un globo di cristallo, o come il suono intorno a un centro sonoro. In questo senso essa si può dire esterna, senza dedurne però che sia l’involucro del corpo. E’ invece l’anima che ha due involucri uno sottile e leggiero, il primo, che voi chiamate perispirito: l’altro grossolano, materiale e pesante, il corpo. L’anima, ripetiamo, è il centro di questo involucro, come il germe in un nocciolo».

142 – Che pensare dell’altra teoria, secondo la quale l’anima nel fanciullo si svolge e si compie ad ogni periodo della vita?

«Lo Spirito è uno ed intiero nel fanciullo come nell’adulto: ciò che si svolge e compie sono gli organi o strumenti della manifestazione dell’anima. Anche qui si scambia l’effetto con la causa».

143 – Perché tutti gli Spiriti non definiscono l’anima nello stesso modo?

«Perché il loro grado di istruzione non è in tutti lo stesso. Ce ne sono alcuni che hanno ancora cognizioni così scarse, che, come i fanciulli tra voi, non comprendono le cose astratte; e ce ne sono anche, sempre come fra voi, di pseudosapienti, i quali fanno pompa di paroloni per illudere i semplici. Eppoi anche gli Spiriti, che sanno, possono esprimersi in termini differenti, i quali in fondo vengono a dire lo stesso, specialmente se si tratta di cose, che il vostro linguaggio è inetto ad esprimere con chiarezza e precisione, nel qual caso devono adoperare figure, allegorie e paragoni, che voi prendete per realtà».

144 – Che deve intendersi per l’anima del mondo?

«Il principio universale della vita e dell’intelligenza, da cui emanano le individualità ma coloro, che si servono di queste espressioni, per lo più non si comprendono nemmeno essi stessi. La parola anima è così elastica, che ciascuno la interpreta secondo i propri vaneggiamenti. Qualcuno è giunto fino ad attribuire un’anima anche alla Terra, volendo con questo esprimere l’insieme degli Spiriti devoti, che hanno cura di voi, indirizzano, quando date loro ascolto, le vostre azioni sulla buona via, e sono in certo modo i vicari di Dio per il vostro globo».

145 – Come mai tanti filosofi antichi e moderni hanno discusso a lungo intorno alla scienza psicologica senza arrivare alla verità?

«Precursori della dottrina spiritica eterna, essi hanno preparato la via. Erano uomini, e si sono ingannati, prendendo le proprie idee per la luce; ma i loro stessi errori servono a far risaltare la verità, mostrando il pro ed il contro, e d’altra parte fra quegli errori s’incontrano grandi verità, che uno studio comparativo vi può far comprendere».

146 – L’anima ha sede determinata e circoscritta in un organo del corpo?

«No; ma nei geni e in tutti coloro che pensano molto, risiede più particolarmente nel capo, come risiede nel cuore in quelli che molto sentono, e le cui opere sono tutte dedicate al bene dell’umanità».

– Che pensare dell’opinione di coloro che pongono l’anima in un centro vitale?

«Vorrebbero dire che lo Spirito risiede di preferenza in questa parte del vostro organismo, perché ivi mettono capo tutte le sensazioni. Ma chi la colloca in ciò che considera come il centro della vitalità, la confonde col fluido o principio vitale. Ad ogni modo si può dire che la sede dell’anima sia più particolarmente negli organi che servono alle manifestazioni intellettuali e morali».

Materialismo

147 – Per quale ragione gli anatomisti, i fisiologi e in generale coloro che studiano più specialmente le scienze naturali, sono così spesso portati al materialismo?

«Perché riferiscono tutto a ciò che vedono: orgoglio degli uomini, i quali credono di sapere tutto, e non ammettono che ci sono cose che possano sorpassare la loro intelligenza! La loro scienza li rende così presuntuosi da credere che la natura non abbia più segreti per loro».

148 – Non è doloroso che il materialismo sia per lo più conseguenza di studi, i quali dovrebbero anzi mostrare all’uomo la superiorità dell’Intelligenza che governa il mondo?

«Non è vero che il materialismo sia effetto di questi studi. La colpa è dell’uomo, che ne trae una falsa conseguenza, poiché egli suole abusare di tutto, anche delle cose migliori. D’altra parte, il nulla lo atterrisce più di quanto voglia far credere, e gli spiriti forti sono spesso assai più millantatori che animosi. I più sono materialisti, soltanto perché non hanno di che colmare questo vuoto; ma dinanzi all’abisso che minaccia d’inghiottirli, mostrate loro un’àncora di salvezza, ed essi vi si aggrapperanno soddisfatti».

Kardec: Per un’aberrazione dell’intelletto vi è chi non vede negli esseri organici se non l’azione della materia, e vi riferisce tutti i nostri atti. Poiché non hanno saputo scorgere nel corpo umano altro che una macchina elettrica; poiché hanno studiato il meccanismo della vita solo nelle funzioni degli organi; poiché hanno veduto questa perire così spesso per la rottura di un filo, hanno cercato se mai ne rimanesse qualche cosa, e, non avendo trovato altro che la materia divenuta inerte, non avendo veduto l’anima fuggire, non avendo potuto prenderla a volo, per così, dire, hanno concluso che tutto era unicamente riposto nelle proprietà della materia, e che però dopo la morte altro non vi ha che il nulla: conseguenza tristissima, se fosse vera, poiché allora il bene ed il male sarebbero indifferenti, e l’umanità, fondata sull’egoismo, porrebbe al di sopra di ogni cosa la soddisfazione dei propri piaceri, e i legami sociali andrebbero distrutti, e i più santi affetti spezzati per sempre. Ma fortunatamente queste idee sono tutt’altro che generali, anzi sono assai circoscritte come opinioni personali, giacché in nessun luogo costituirono mai quel che si dice una dottrina. Una società che fosse poggiata su queste basi, porterebbe in se stessa il germe della propria dissoluzione, ed i suoi membri si dilanierebbero a vicenda come bestie feroci.

L’uomo sente istintivamente che con la morte non finisce tutto per lui, sente orrore del nulla, e, quantunque rifugga dal pensiero dell’avvenire, arrivato che sia il momento supremo, non può non domandare a se stesso che sarà di lui, poiché l’idea di abbandonare la vita senza ritorno strazia l’animo anche più indurito. E infatti chi potrebbe mai guardare con indifferenza la sua separazione assoluta ed eterna da tutto quello che ha amato? Chi mai senza spavento potrebbe mirare spalancato innanzi a sé l’immensurabile abisso del nulla, in cui sparirebbero ingoiate per sempre tutte le sue facoltà, tutte le sue speranze, e dire a se stesso: Come! Dopo di me più nulla? Null’altro che il vuoto? Tutto dunque deve finire irreparabilmente? Qualche giorno ancora, e poi la mia memoria sarà cancellata per sempre anche dalla mente dei miei più cari! E del mio passaggio sulla terra non resterà più alcun vestigio, e sarà anche dimenticato il bene che avrò fatto a degli ingrati per rendermeli benevoli! E a compenso di tutti i dolori della vita e delle lotte sostenute per un nobile e generoso ideale nient’altro che il nulla, e nessun’altra prospettiva, tranne la tetra visione del mio corpo roso dai vermi!

Oh, come questi pensieri devono riempire l’animo di amarezza, di sconforto, e di raccapriccio!

La religione insegna, e la ragione conferma, che non può essere così. Ma l’esistenza futura, vaga ed indeterminata come ce la predicano, non soddisfa le esigenze di una mente avida di cognizioni concrete, la qualcosa in moltissimi genera il dubbio. Dite che abbiamo un’anima, e sia; ma che cos’è quest’anima? Ha essa qualche forma, qualche apparenza? E’ un essere limitato, o indefinito? Chi la vuole un alito di Dio, chi una scintilla del fuoco eterno, chi una particella del gran Tutto, il principio della vita e della intelligenza; ma con quale vantaggio? E che c’importa di avere un’anima, se dopo di noi essa si confonde nell’immensità, come una goccia d’acqua nell’oceano? La perdita della nostra personalità non equivale al nulla per noi? Si pretende anche che essa sia immateriale; ma una cosa immateriale non potrebbe avere proporzioni definite; dunque, ricadiamo nel nulla. La religione, è vero, c’insegna che saremo felici od infelici secondo il bene od il male che avremo fatto. Ma qual è la felicità che ci aspetta in grembo a Dio? Una perenne beatitudine, una contemplazione eterna, senz’altro còmpito che di cantar le lodi del Creatore? E le fiamme dell’inferno, gli strumenti della pena, sono realtà, o sono figure? La Chiesa stessa le intende in quest’ultimo significato. Ma dunque quali sono le minacciate sofferenze? Dov’è il luogo del supplizio? In poche parole: che si fa, che si vede in quel mondo di là, che tutti ci attende? Assicurano che nessuno ne è mai tornato per darcene relazione.

Al che rispondiamo: Vi ingannate; la missione dello Spiritismo è appunto quella d’illuminarci intorno a questo avvenire, e di farcelo quasi toccare con mano, non più con ragionamenti, ma coi fatti. In grazia delle comunicazioni spiritiche, esso non è più un’ipotesi, una probabilità, che ciascuno immagina a suo talento, che i poeti creano con ingegnose finzioni, dipingono con mendaci figure allegoriche; ma una realtà oggettiva, poiché gli esseri stessi d’oltretomba vengono a descriverci la loro condizione e a dirci quello che fanno, e, in certo modo, permettendoci di assistere a tutte le vicende della loro nuova vita, ci mostrano la sorte inevitabile che ci è serbata, secondo i nostri meriti o demeriti. E’ forse questa una dottrina antireligiosa? Parrebbe il contrario, perché gl’increduli ci trovano la fede, e i tiepidi uno sprone al fervore ed alla fiducia. Dunque, lo Spiritismo è il più valido ausiliario della religione, e Iddio lo concede per rianimare le nostre vaghe speranze, e per ricondurci sulla via del bene mediante la conoscenza dell’avvenire. 

Questo articolo è stato pubblicato in Blog da GlaK . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *