L’ingratitudine dei figli e i legami familiari

L’ingratitudine è uno dei frutti più diretti dell’egoismo. Essa indigna sempre i cuori onesti, ma quella dei figli nei confronti dei genitori ha un carattere ancora più odioso. Noi la prenderemo in considerazione soprattutto da questo punto di vista, per analizzarne le cause e gli effetti. Qui, come ovunque, lo spiritismo pone in luce uno dei problemi del cuore umano.

Quando lo Spirito abbandona la terra, porta con sé le passioni o le virtù proprie della sua natura, e si libra nello spazio per perfezionarsi o per mantenersi quale è fino al giorno in cui non voglia vedere la luce. Alcuni partono dunque recando con sé degli odii violenti o dei desideri di vendetta insoddisfatti; ma a qualcuno fra questi è permesso intravedere una parte della verità, e riconoscere gli effetti funesti delle loro passioni. E’ allora che prendono le buone decisioni e capiscono che, per andare a Dio, non vi è che una parola d’ordine: carità. Ora, non vi può essere carità senza l’oblio degli oltraggi e delle ingiurie, né con gli odii nell’animo e senza aver perdonato.

Allora, con un potentissimo sforzo, guardano a coloro che sulla terra hanno detestato, ma, nel vederli, la loro animosità si risveglia, essi si ribellano all’idea di perdonarli, a quella di rinunziare a se stessi, e soprattutto a quella di amare coloro che forse hanno distrutto la loro fortuna, il loro onore, la loro famiglia. Tuttavia il cuore di questi sfortunati è scosso; esitano, sono indecisi, agitati da sentimenti opposti. Se le buone risoluzioni riescono a vincere, pregano Dio, implorano gli Spiriti buoni di dar loro la forza nel momento decisivo della prova.

Finalmente, dopo anni di meditazioni e di preghiere, lo Spirito vede che sta per nascere un’altra carne nella famiglia di colui che ha detestato, e ne approfitta per chiedere agli Spiriti incaricati di trasmettere gli ordini superiori, di poter andare lui ad animare sulla terra quella carne che si sta formando. Quale sarà, dunque, il suo comportamento in questa famiglia? La sua condotta dipenderà più o meno dalla persistenza delle sue buone risoluzioni. Il contatto continuo con gli esseri che ha odiati è una terribile prova alla quale, talvolta, se la sua volontà non è abbastanza forte, egli soccombe. Così, a seconda che prevalga la buona o la cattiva risoluzione, sarà l’amico o il nemico di coloro fra i quali è chiamato a vivere.

Così si spiegano quegli odii, quelle repulsioni che si notano in certi bambini e che non sembrano giustificate da nessuna azione precedente. In realtà nulla in questa esistenza ha potuto provocare tale antipatia: per comprenderne le ragioni occorre guardare al passato (…).

(KARDEC, Il Vangelo Secondo lo Spiritismo, cap. XIV)

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