Incontro 19 Marzo 2014

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Secondo, Cap. 6

VITA SPIRITICA

Spiriti erranti

223 – L’anima si reincarna immediatamente dopo la sua separazione dal corpo?

«Talora immediatamente; ma di consueto dopo intervalli più o meno lunghi. Nei mondi superiori la reincarnazione è quasi sempre immediata; poiché‚ la materia del corpo vi è meno grossolana, lo Spirito incarnato vi gode di quasi tutte le sue facoltà di Spirito, e il suo stato normale è quello dei vostri sonnambuli lucidi».

224 – Che cosa è l’anima negl’intervalli fra le diverse incarnazioni?

«Spirito errante, che aspira al suo nuovo destino, e aspetta».

– Quanto possono durare questi intervalli?

«Da poche ore a migliaia di secoli. Del resto, allo stato errante non sono fissati limiti estremi, poiché‚ esso può durare lunghissimo tempo, senza mai peraltro essere perpetuo: lo Spirito trova sempre, presto o tardi, il modo di ricominciare un’esistenza che serve alla purificazione delle precedenti».

– Questa durata dipende dalla volontà dello Spirito, o può essere imposta come un’espiazione?

 «E’ una conseguenza del libero arbitrio, poiché‚ gli Spiriti sanno perfettamente quel che fanno. In molti casi, però, è una punizione inflitta da Dio, ed altri chiedono di prolungarla per continuare degli studi che possono farsi utilmente soltanto allo stato di Spirito».

225 – Lo stato erratico è per se stesso un segno d’inferiorità fra gli Spiriti?

«No, poiché‚ vi sono Spiriti erranti di tutti i gradi. L’incarnazione è uno stato transitorio, ve lo abbiamo già detto: nel suo stato normale, lo Spirito è sciolto dalla materia».

226 – Si può dire che tutti gli Spiriti non incarnati sono erranti?

«Per quelli che si devono reincarnare, sì; ma per i puri. che hanno superato lo stadio della corporeità, no: lo stato spiritico di questi è definitivo».

Kardec: Riguardo alle qualità intime, gli Spiriti, come abbiamo veduto, sono di vari ordini, che essi percorrono successivamente secondo che si purifichino. Riguardo allo stato, possono essere incarnati, vale a dire uniti ad un corpo materiale; erranti, cioè sciolti dal corpo materiale e in aspettazione di una nuova incarnazione per migliorarsi; puri, come a dire relativamente perfetti e non più sottoposti ad incarnazione.

227 – In qual modo s’istruiscono gli Spiriti erranti? Certo non come noi.

«Studiano il loro passato, e cercano di elevarsi. Vedono e considerano ciò che avviene nei luoghi che percorrono: ascoltano i discorsi degli uomini e i consigli degli Spiriti superiori, e ne traggono le idee che non avevano».

228 – Conservano gli Spiriti qualche passione umana?

«Gli Spiriti elevati, nel graduale purificarsi del loro involucro, vi lasciano le tendenze al male, e non serbano che il desiderio del bene; ma gli Spiriti inferiori conservano le passioni terrene, altrimenti non sarebbero inferiori».

229 – Perché, nell’abbandonare la terra, gli Spiriti non vi lasciano tutte le loro cattive passioni, se ne conoscono gli inconvenienti?

«Voi avete in questo mondo alcuni che sono eccessivamente invidiosi: credete forse, che abbandonando la terra, essi perdano questo difetto? Non sempre gli Spiriti conoscono le conseguenze delle loro cattive passioni, pochi dopo la morte; specialmente a coloro che hanno avuto passioni gagliarde, rimane attorno una certa atmosfera materiale che ne ottenebra l’intelligenza. E’ solo ad intervalli che intravedono la verità, il che serve a mostrar loro il buon cammino».

230 – Lo Spirito progredisce nello stato errante?

«Certamente può migliorare assai anche in questo stato, sempre secondo la sua volontà ed il suo desiderio; ma è solo nell’esistenza corporea che egli mette in pratica le idee così acquistate».

231 – Gli Spiriti erranti sono felici o infelici?

«Secondo i loro meriti: soffrono delle passioni di cui hanno conservato le tracce, o godono a seconda che siano progrediti. Nello stato errante lo Spirito intravede ciò che gli manca per essere più felice, ed allora cerca i mezzi per conseguirlo; ma non sempre gli è permesso di reincarnarsi a suo grado, e questo per punizione».

232 – Possono gli Spiriti, mentre sono in stato erratico, andare in tutti i mondi?

«Secondo i casi. Che lo Spirito abbia lasciato il corpo, non vuol già dire che sia perfettamente libero dalla materia, e perciò appartiene ancora al mondo in cui è vissuto, ad un altro del medesimo grado, salvo che, durante la vita, egli non si sia elevato, al quale scopo deve sempre mirare, se vuole perfezionarsi. Egli talvolta può recarsi per poco in alcuni mondi superiori; ma vi si trova come straniero, e non fa, per così dire, che intravederli, la qual cosa gli accende il desiderio di migliorarsi, per esser degno della felicità che vi si gode, e poterli abitare più tardi».

233 – Gli Spiriti già purificati vengono nei mondi inferiori?

«Ci vengono spesso, allo scopo di aiutarli a progredire, poiché‚ altrimenti questi sarebbero in balía di se stessi e senza guide da cui essere diretti».

Mondi transitori

234 – Esistono, come ci fu detto, dei mondi, che servono agli Spiriti erranti di stazioni o luoghi di riposo?

«Sì; gli Spiriti vi si possono soffermare temporaneamente, e farvi sosta per riposarsi da un troppo lungo errare, stato pur sempre un po’ penoso. Sono stazioni intermedie fra gli altri mondi, graduate secondo la natura degli Spiriti che vi possono andare».

– Gli Spiriti, che vi si soffermano, possono poi lasciarli in qualunque momento?

«Sì, per andare ove debbono. Ve ne danno un’idea gli uccelli di passaggio, che calano sopra un’isola, e vi aspettano di rimettersi in forze per recarsi al luogo in cui trasmigrano, e così godono allora di un benessere più o meno grande».

235 – Mentre durano tali soste nei mondi transitori, gli Spiriti progrediscono?

«Certamente. Quelli che si riuniscono così, lo fanno per istruirsi, rendersi degni del passaggio in luoghi migliori, e conseguire la felicità degli eletti».

236 – I mondi transitori sono eternamente e per loro speciale natura destinati ad albergo di Spiriti erranti?

«No; quel loro stato è temporaneo».

– Sono nello stesso tempo abitati, come il nostro, anche da esseri corporei?

«No, perché‚ la loro superficie è sterile. Quelli che vi dimorano, non hanno bisogno di nulla».

– Tale sterilità è permanente, e dipende dalla loro natura speciale?

«No; sono sterili per transizione».

– Quei mondi allora devono essere sprovveduti di bellezze naturali.

«La natura vi si traduce nelle bellezze dell’immensità, che non sono meno ammirevoli di quelle che voi chiamate bellezze naturali».

– Poiché‚ la condizione di quei mondi è transitoria, la nostra terra vi sarà anch’essa un giorno?

«Vi è già stata».

– In quale epoca?

«Durante la sua formazione».

Kardec: Non vi è nulla d’inutile nella natura: ogni cosa ha il suo fine, la sua destinazione; il vuoto non esiste: ogni luogo è abitato, la vita è da per tutto. Così, durante la lunga serie di secoli che sono scorsi prima che apparisse l’uomo sulla terra; lungo quei diuturni periodi di transizione, attestati dagli strati geologici, anche prima della formazione dei primi esseri organici, su questa massa informe, in questo arido caos, dove gli elementi erano confusi, non mancava la vita: esseri che non avevano i nostri bisogni, né le nostre sensazioni fisiche, vi trovavano un rifugio. Iddio ha voluto che, anche in quello stato imperfetto, la terra servisse a qualche cosa. Chi dunque oserebbe asserire che degli innumerevoli mondi sparsi nell’immensità, uno solo, uno dei più piccoli, perduto nella quantità, abbia il privilegio esclusivo di essere abitato? Quale sarebbe allora l’utilità degli altri? Supposizione assurda, incompatibile con la sapienza, che si manifesta in tutte le opere divine, inammissibile per il fatto, che dei mondi noi non vediamo se non una parte infinitesima. Nessuno negherà che in questa idea di mondi non ancora propri alla vita materiale, e nondimeno abitati da esseri confacenti a quell’ambiente, vi sia qualche cosa di grande, in cui sta forse la soluzione di molti problemi.

Percezioni, Sensazioni e Sofferenze degli Spiriti

237 – L’anima, passata che sia nel mondo degli Spiriti, serva le sensazioni che aveva in vita?

«Sì, e ne acquista altre, che non possedeva, dal momento che il corpo era come un velo, che le ottenebrasse. L’intelligenza è sempre un attributo dello Spirito; ma si manifesta più liberamente senza l’ostacolo dell’involucro materiale».

238 – Le percezioni degli Spiriti sono infinite? In altre parole, sanno essi tutto?

«No. Quanto più si avvicinano alla perfezione, tanto più sanno: gli Spiriti superiori sanno molto; gl’inferiori poco o pochissimo».

239 – Conoscono gli Spiriti il principio delle cose?

«Secondo la loro elevatezza e la loro purità: gl’inferiori ne sanno quanto gli uomini».

240 – Gli Spiriti misurano la durata del tempo come noi?

«No; e per questo più volte non ci capite, quando parliamo di date, o di epoche».

Kardec: Gli Spiriti vivono al di fuori del tempo, come lo comprendiamo noi. La durata si annulla quasi per essi, e i secoli, così lunghi per noi, sono ai loro sguardi fugaci istanti, che si perdono nell’eternità, come le disuguaglianze per chi s’innalza nello spazio.

241 – Gli Spiriti hanno del presente un’idea più precisa e più esatta di quella che abbiamo noi?

«A un di presso come colui che ci vede, ha delle cose idea più esatta del cieco. Gli Spiriti vedono quello che voi non vedete, e giudicano perciò diversamente da voi. Ma, ripetiamo tutto dipende dal grado della loro elevatezza».

242 – In qual modo conoscono gli Spiriti il passato? La conoscenza che ne hanno è senza limiti?

«Il passato, quando ce ne occupiamo, diviene un presente come quando voi vi ricordate di una cosa, che vi ha impressionato nel corso della vita. Siccome, però, noi non abbiamo più il velo materiale che ottenebra la nostra intelligenza, rammentiamo cose che sono dimenticate da voi. Tuttavia ciò non vuol dire che da noi si conosca tutto il passato».

243 – Gli Spiriti conoscono l’avvenire?

«Anche questo dipende dal grado della loro perfezione. Spesso lo intravedono ma non sempre è loro permesso di rivelarlo. Anche il futuro, quando ne hanno conoscenza, sembra loro presente, e lo vedono tanto più chiaro, quanto più si avvicinano a Dio. Dopo la morte l’anima abbraccia con lo sguardo le sue passate emigrazioni; ma non può scorgere ciò che Dio le prepara. Perché‚ ciò avvenga, è necessario che essa gli sia molto vicina, il che è solo possibile dopo un grande numero di esistenze».

– Gli Spiriti, giunti ad altissimo grado di perfezione, hanno piena conoscenza dell’avvenire?

«No. Dio solo è il padrone supremo, e nessuno può uguagliarlo».

244 – Gli Spiriti vedono Dio?

«I superiori lo vedono, e lo comprendono; gl’inferiori lo sentono e cercano di intuirlo».

– Allorché‚ uno Spirito inferiore dice che Dio gli vieta, o gli permette una cosa, come sa che ciò viene da Lui?

«Egli non vede Dio; ma ne sente la sovranità, e, allorquando non deve essere fatta una cosa, o detta una parola, sente come una intuizione, un avvertimento invisibile, che gli proibisce di farlo. Voi stessi non avete presentimenti, che sono come avvisi segreti di fare o di non fare questa o quella cosa? E’ lo stesso per noi, ma in grado superiore, poiché‚ comprenderete che, essendo l’essenza degli Spiriti più sottile della vostra, essi possono intuire meglio gli avvertimenti divini».

– L’avviso viene loro trasmesso direttamente da Dio, o per mezzo di altri Spiriti?

«Non direttamente da Dio, poiché‚ per comunicare con Lui bisogna esserne degni; ma per il tramite degli Spiriti a loro superiori in perfezione ed istruzione».

245 – La vista negli Spiriti è circoscritta in un organo come negli esseri corporei?

«No; risiede in essi».

246 – Gli Spiriti hanno bisogno della luce per vedere?

«Vedono da sé, e non hanno bisogno di luce esterna. Per essi non ci sono tenebre fuorché‚ quelle in cui possono trovarsi per espiazione».

247 – Occorre agli Spiriti di trasportarsi per vedere in due luoghi differenti? Possono essi, per esempio, vedere nello stesso tempo nei due emisferi del globo?

Siccome lo Spirito si trasferisce da un punto all’altro con la rapidità del pensiero, si può dire che egli vede da per tutto nel medesimo tempo. Inoltre il suo pensiero può irradiare nello stesso tempo in molti luoghi diversi; ma questa facoltà dipende dalla sua purezza: quanto meno egli è puro, tanto più essa è limitata. I soli Spiriti superiori possono in un solo istante abbracciare un insieme di cose».

Kardec: La facoltà di vedere negli Spiriti è una proprietà inerente alla loro natura, e quindi ha sede in tutta la persona, come la luce in tutte le parti del corpo luminoso: è una specie di lucidità universale, che si estende a tutto, abbraccia in uno lo spazio, i tempi e le cose, e per essa non ci sono più tenebre, né ostacoli materiali. Ed è naturale; nell’uomo, poiché la vista è l’effetto dell’azione di un organo toccato dalla luce, senza luce si fa l’oscurità; nello Spirito, in cui la facoltà di vedere è un attributo suo proprio, senza bisogno di alcun agente esterno, la vista è indipendente dalla luce.

248 – Lo Spirito vede le cose distintamente come noi?

«Molto di più, poiché‚ la sua vista, non ottenebrata da alcun impedimento, penetra dove al nostro sguardo non è possibile penetrare».

249 – Lo Spirito sente i suoni?

«Meglio di voi, poiché‚ ce ne sono altri, che l’ottuso vostro orecchio non può sentire».

– Anche la facoltà di sentire è in tutto il suo essere, come quella di vedere?

«Tutte le sensazioni sono attributi dello Spirito, e fanno parte del suo essere: quando egli è rivestito di un corpo materiale, gli pervengono per mezzo degli organi; ma nello stato erratico o di purezza non sono più localizzati».

250 – Poiché‚ le sensazioni sono attributi dello Spirito, è possibile a lui sottrarvisi?

«In generale, e specie per gli elevati, gli Spiriti non vedono e non sentono, se non quello che vogliono tuttavia, gl’imperfetti sentono e vedono spesso, loro malgrado, ciò che può agevolare il loro progresso».

251 – Piace la musica agli Spiriti?

«Intendete parlare della vostra musica? Che è mai essa in confronto di quella celeste? Di quell’armonia di cui nulla vi è in terra che ve ne possa dare un’idea? L’una è rispetto all’altra, ciò che è il canto del selvaggio rispetto ad una soave melodia. Tuttavia, gli Spiriti volgari possono sentire la vostra con un certo diletto, poiché‚ ancora non è loro dato di comprenderne una più sublime. La musica ha per gli Spiriti delle attrattive infinite, a seconda delle loro sviluppatissime proprietà sensitive. Intendo parlare della musica celeste, che è quanto l’immaginazione può concepire di più bello e di più soave».

252 – Gli Spiriti sentono anch’essi come noi le bellezze della natura?

«Le bellezze naturali dei globi sono così svariate che gli Spiriti non le possono conoscere tutte; ma le sentono secondo la loro attitudine ad apprezzarle e a comprenderle. Per gli Spiriti elevati ci sono bellezze d’insieme, dinanzi a cui spariscono, per così dire, quelle dei particolari».

253 – Sono gli Spiriti soggetti ai nostri bisogni e dolori fisici?

«Li “conoscono”, perché‚ li hanno subíti; ma non li sentono materialmente come voi: essi sono Spiriti».

254 – Gli Spiriti sentono la stanchezza e il bisogno del riposo?

«Essi non possono sentire la stanchezza come voi la intendete, e per conseguenza non hanno bisogno del vostro riposo corporale, poiché non hanno organi, le cui forze debbano essere ristorate. Si riposano in questo senso, che non sono in attività continua. Siccome non agiscono materialmente, la loro azione è tutta intellettiva, e il loro riposo tutto morale, vale a dire che ci sono dei momenti, nei quali il loro pensiero viene distolto dalla sua fervida attività, e non si arresta sopra un oggetto determinato: è un vero riposo, ma non è paragonabile a quello del corpo. In ogni modo, anche questa specie di stanchezza, che possono sentire gli Spiriti, è in ragione della loro inferiorità, poiché, quanto più sono elevati, tanto meno è loro necessario il riposo».

255 – Quando uno Spirito dice di soffrire, che sorta di sofferenza è la sua?

«Sono angosce morali, che lo torturano assai più dei dolori fisici».

256 – E allora come si spiega che alcuni Spiriti si sono lagnati di soffrire freddo o caldo?

«Per rimembranza, talora penosa quanto la realtà, di ciò che avevano sofferto sulla terra, e spesso per un paragone, col quale, in mancanza di meglio, esprimono il proprio stato. Allorché si ricordano del corpo, risentono una certa impressione, come quando uno si toglie il mantello, e gli pare ancora per qualche tempo di sentirselo addosso».

 

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