Incontro 09 Aprile 2014

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Secondo, Cap. 6

VITA SPIRITICA (cont.)

Rapporti simpatici ed antipatici fra gli Spiriti: Anime gemelle

291 – Oltre la simpatia generale che nasce dalla somiglianza, hanno gli Spiriti affezioni particolari?

«Sì, come gli uomini; ma il legame, che unisce gli Spiriti disincarnati, è più forte dei vostri, perché‚ non più soggetto alle vicissitudini delle passioni».

292 – Vi è anche l’odio fra gli Spiriti?

«Sì, fra gli inferiori, fra quei medesimi che suscitano fra voi le inimicizie e i dissensi».

293 – Due esseri, che siano stati nemici sulla terra, conservano il rancore anche nel mondo degli Spiriti?

«I soli Spiriti imperfetti serbano l’animosità fino a tanto che, col migliorarsi, vengono a comprendere che il loro odio era insensato, e puerile la causa di esso. Se furono divisi da un mero interesse materiale, essi, per quanto poco si siano migliorati non ci penseranno più. In tal caso, scomparendo le cause del dissenso, l’antipatia che esisteva fra loro sparirà, ed essi si potranno rivedere con gioia».

Kardec: Così due fanciulli, fatti adulti, riconoscono la frivolezza delle questioni avute nell’infanzia e cessano di portarsi rancore.

294 – La memoria dei torti che due uomini hanno potuto farsi vicendevolmente, è un ostacolo alla loro simpatia fra gli Spiriti?

«Sì, essa li porta ad allontanarsi l’uno dall’altro».

295 – Che sentimento provano dopo la morte coloro ai quali abbiamo fatto del male quaggiù?

«Se sono buoni, perdonano secondo che ve ne pentiate se sono cattivi, ne serbano rancore, e qualche volta possono perseguitarvi, in punizione permessa da Dio, anche in un’altra esistenza».

296 – Gli affetti personali degli Spiriti sono mutevoli?

«No, perché essi non si possono ingannare: al di là non vi è più la maschera sotto cui si nasconde l’ipocrisia. Quindi, gli affetti degli Spiriti sono inalterabili e fonte per essi di suprema felicità».

297 – L’affetto che due esseri si portano sulla terra, continuerà sempre nel mondo degli Spiriti?

«Senza dubbio, se fondato su vera simpatia; ma se proviene da causa materiale, finirà con questa. Le affezioni tra gli Spiriti sono più forti e più durevoli che sulla terra, perché‚ non più subordinate al capriccio degl’interessi materiali e dell’amor proprio».

298 – Le anime, che devono congiungersi per amore, sono predestinate a questa unione sin dall’origine, e l’anima di ciascuno di noi ha in qualche parte dell’universo la sua gemella, a cui sarà un giorno fatalmente legata?

«No, non esiste unione predestinata e fatale fra due anime. Essa regna fra tutti gli Spiriti in gradi diversi, secondo il posto che occupano, vale a dire secondo il grado della loro perfezione. Quanto più sono perfetti, tanto più intima è la loro unione. Tutti i mali dell’umanità nascono dalla discordia, mentre dalla concordia nasce la completa felicità».

299 – Dunque sono improprie le voci anime gemelle, di cui alcuni si servono per denotare due Spiriti simpatici?

«Improprie ed inesatte; se uno Spirito fosse la metà d’un altro, separato da questo, sarebbe incompleto».

300 – Due Spiriti simpatici, uniti che siano, rimangono uniti per tutta l’eternità, o possono separarsi, ed unirsi con altri Spiriti?

«Tutti gli Spiriti sono uniti fra loro: parlo di quelli che raggiunsero la perfezione: nelle sfere inferiori, poi, quando uno Spirito si eleva, non sente più la stessa simpatia per quelli che ha lasciato indietro».

301 – Due Spiriti simpatici si completano a vicenda, o invece la loro simpatia è la conseguenza di una identità perfetta?

«La simpatia che stringe insieme due Spiriti è il risultato della perfetta parità in essi di tendenze e istinti: quello dei due che dovesse completare l’altro perderebbe la sua personalità».

302 – L’identità necessaria per la perfetta simpatia consiste solo nella similitudine dei pensieri e dei sentimenti, od anche nella uniformità delle cognizioni intellettuali?

«Nell’identico grado di elevatezza».

303 – Gli Spiriti, che oggi non sentono vicendevolmente simpatia, potranno sentirla più tardi?

«Sì, tutti la sentiranno, quando lo Spirito di un mondo inferiore raggiungerà, perfezionandosi, il mondo in cui un altro risiede. E il loro incontro avverrà tanto più presto, quanto più lo Spirito più elevato avrà mal sopportato le prove a cui si era sottomesso, rimanendo stazionario».

– La simpatia, che già esiste fra due Spiriti, può cessare?

«Senza dubbio, qualora uno dei due rimanga indietro».

Kardec: La teoria delle anime gemelle è una figura, che allude alla unione di due Spiriti simpatici. Sta come espressione del linguaggio volgare; ma non bisogna prenderla alla lettera. Se qualche Spirito se ne è servito, non apparteneva certamente ad un ordine molto elevato; di idee limitate, ha esposto il suo pensiero coi termini, che erano abituali nella vita corporea. Conviene dunque ripudiare l’idea di due Spiriti creati l’uno per l’altro, i quali, dopo essere stati divisi per un tempo più o meno lungo, debbano un giorno riunirsi fatalmente in eterno.

Memoria della Esistenza corporea

304 – Si ricorda lo Spirito elevato delle sue esistenze corporee?

«Sì, e vi assicuro che sovente sorride di compassione verso se stesso».

Kardec: Come l’uomo, raggiunta che abbia l’età della ragione, ride delle follie della sua giovinezza, o delle puerilità della sua infanzia.

305 – La memoria dell’esistenza corporea si presenta allo Spirito perfetta e subito dopo la morte?

«No: gli ritorna a poco a poco, come cosa che esca dalla nebbia, a seconda che egli vi fissi l’attenzione».

306 – Ricorda lo Spirito tutti i singoli particolari della sua vita, e ne abbraccia l’insieme con uno sguardo?

«Ricorda le cose in ragione delle loro conseguenze sul suo stato di Spirito; ma comprenderete che ci sono nella sua vita circostanze, a cui non darà alcun peso, e delle quali non cercherà nemmeno di ricordarsi».

– Ma, se volesse, potrebbe?

«Quando sia utile, sì, e financo i più minuti particolari ed incidenti, sia dei fatti, sia dei suoi stessi pensieri».

– Intravede egli il fine della vita terrestre per rispetto alla vita futura?

«Certo: lo vede, e capisce assai meglio di quando era imprigionato nel corpo: comprende il bisogno di purificarsi per giungere all’infinito, e riconosce che in ogni esistenza si spoglia di qualche impurità».

307 – In che modo si affaccia alla mente dello Spirito la memoria della vita passata? Per uno sforzo di memoria, o come un quadro che gli stia dinanzi agli occhi?

«E nell’una e nell’altra maniera: tutti gli avvenimenti, di cui gli importa ricordarsi, gli si affacciano come attuali, gli altri rimangono più o meno come offuscati, o sono interamente dimenticati. Quanto più egli si è staccato dalla materia, tanto minore importanza attribuisce alle cose materiali. Spesso vi accadrà di evocare uno Spirito errante, che, quantunque abbia da poco lasciato la terra, non ricordi il nome delle persone, che pur amava, né molte circostanze che a voi sembrano importanti: ciò vuol dire che, siccome per lui non hanno peso, le dimentica. Quello, invece, di cui si rammenta benissimo, sono i fatti principali che lo aiutano a diventare migliore».

308 – Si ricorda lo Spirito anche di tutte le esistenze, che hanno preceduto l’ultima?

«Tutto il suo passato gli si svolge dinanzi come le stazioni percorse da un viaggiatore; ma, ripetiamo, egli non si ricorda dei suoi atti che in ragione della loro influenza sul suo stato attuale. In quanto poi all’esistenze prime, a quelle, che si possono riguardare come l’infanzia dello Spirito, esse si dileguano a poco a poco, e spariscono nella notte dell’oblio».

309 – Come considera lo Spirito il corpo che ha lasciato in terra?

«Come un brutto abito che lo impacciava, e del quale è contento di essersi liberato».

– Che prova lo Spirito alla vista del suo corpo in decomposizione?

«Quasi sempre indifferenza, come di cosa a cui non tiene più».

310 – Dopo un certo tempo lo Spirito riconosce ancora le ossa od altri oggetti, che gli appartenevano in questa vita?

«Qualche volta; questo dipende dalla maggiore o minore elevatezza, con la quale considera le cose terrene».

311 – Il rispetto, che si ha quaggiù per la sua spoglia mortale, attira l’attenzione dello Spirito su di essa, e gradisce egli questo rispetto?

«Lo Spirito è sempre lieto della vostra buona memoria, e le cose di lui, che conservate, gliene sono prova; ma ciò che lo attira verso di voi, è il vostro pensiero, non già quegli oggetti».

312 – Ricordano gli Spiriti i patimenti sofferti durante la loro esistenza corporea?

«Sovente sì, e quella ricordanza rende loro più grande la felicità, che possono godere come Spiriti».

313 – L’uomo che è stato felice quaggiù, rimpiange i suoi godimenti, dopo lasciata la terra?

«Solo gli Spiriti inferiori possono rimpiangere gioie provenienti dalla impurità della loro natura, e che essi espiano nei tormenti. Gli Spiriti elevati preferiscono mille volte la felicità eterna alle soddisfazioni effimere della terra».

Kardec: Così l’uomo adulto ride di quello che lo rallegrava nella infanzia.

314 – Colui che ha cominciato lavori di gran polso per il bene dell’umanità, e li vede interrotti dalla sua morte, si rammarica nell’altro mondo di averli lasciato incompiuti?

«No, perché‚ vede che altri sono destinati a continuare la sua opera. Anzi, egli stesso si sforza d’incoraggiare altri Spiriti umani alla continuazione di questi lavori. Suo intento sulla terra era il bene dell’umanità, né certamente lo muta nel mondo degli Spiriti».

315 – Chi ha lasciato dietro di sé‚ lavori d’arte o di letteratura serba per quelle sue opere l’amore che ad esse portava in vita.

«Secondo la sua elevatezza, le giudica in una maniera diversa, e spesso di là disapprova quello che quaggiù ammirava».

316 – Importano ancora allo Spirito i lavori che si fanno sulla terra, il progresso delle arti e delle scienze?

«Dipende dalla sua elevatezza, o dal compito che egli ha da eseguire. Ciò che sembra magnifico a voi, è molto spesso poca cosa per gli Spiriti avanzati, che lo considerano come il dotto considera l’opera di uno scolaro. Essi non guardano se non a quello che può dare prova della elevatezza degli Spiriti incarnati e del loro progresso».

317 – Gli Spiriti conservano anche nell’altra vita l’amore di patria?

«E’ sempre lo stesso principio: per gli Spiriti elevati è patria l’universo; della terra possono amare come tale quella parte dove hanno lasciato un maggior numero di persone care».

Kardec: La condizione degli Spiriti e la loro maniera di vedere le cose variano all’infinito in ragione del grado del loro sviluppo morale e intellettuale. Gli Spiriti di ordine elevato vengono, in generale, assai poco sulla terra; tutto quello che vi si fa, è così meschino di fronte alle grandezze dell’infinito; anche le cose a cui gli uomini attribuiscono la maggiore importanza, sono ai loro occhi così puerili, che ci trovano poche attrattive, quando non vi siano chiamati per cooperare al progresso dell’umanità. Gli Spiriti di ordine medio vi soggiornano più frequentemente, sebbene considerino le cose da un’altezza maggiore di quando erano in vita Gli Spiriti volgari sono, per così dire, in permanenza, e costituiscono la massa della popolazione ambiente del mondo invisibile: hanno conservato press’a poco le medesime idee, i medesimi gusti, e le tendenze medesime, che avevano nel loro involucro corporeo; s’intromettono nelle nostre riunioni, nei nostri affari, nei nostri divertimenti, a cui prendono parte più o meno attiva, secondo il loro carattere. Poiché‚ non possono soddisfare le loro passioni, godono che altri vi si abbandonino, e ve li eccitano. Fra i tanti però ce ne sono dei più seri, che guardano, e osservano per istruirsi e diventare migliori.

318 – Le idee degli Spiriti si modificano sempre nello stato erratico?

«Molto: esse subiscono grandissime modificazioni a seconda che lo Spirito si stacchi dalla materia. Egli può talvolta rimanere lungo tempo nelle medesime idee; ma a poco a poco il fascino della materia diminuisce; egli vede le cose più chiaramente, e allora cerca i mezzi di migliorarsi».

319 – Poiché‚ lo Spirito ha già vissuto la vita spiritica prima della sua incarnazione, da dove deriva il suo stupore nel ritornarvi?

«Dall’effetto momentaneo prodotto dal turbamento che prova allo svegliarsi dopo la morte: più tardi, poi, egli si riconosce perfettamente perché‚ gli ritorna la memoria del passato, e si affievolisce e cancella l’impressione della vita terrena». (Vedi numeri 163 – 165).

Commemorazione dei Morti. Funerali

320 – E’ grata agli Spiriti la buona memoria di coloro che hanno amato sulla terra?

«Molto più di quanto possiate credere: questa memoria ne accresce la felicità, se sono felici; e, se sono infelici, è per loro un conforto».

321 – Il giorno della commemorazione dei defunti è solenne per gli Spiriti? Vengono essi di preferenza in quel giorno a visitare quelli che vanno a pregare sulle loro spoglie mortali?

«Gli Spiriti ci vengono alla chiamata del pensiero come in qualunque giorno dell’anno».

– Quel giorno li chiama di preferenza presso le sepolture dei loro corpi?

«Vi sono in maggior numero in quel giorno, perché ve li chiama un numero maggiore di persone; ma ognuno di essi ci viene solo per i suoi cari, e non per la moltitudine degli indifferenti».

– In quale forma ci vengono, e come si vedrebbero se potessero rendersi visibili?

«In quella sotto cui si conobbero mentre erano in vita».

322 – Gli Spiriti dimenticati, di cui nessuno va a visitare il sepolcro, ci vengono lo stesso, e si rammaricano al vedere che nessuno li ricorda?

«Che importa ad essi della terra? Gli Spiriti non ci tengono che per il cuore: perciò, se non ve li attrae l’affetto non se ne curano punto: hanno per sé tutto l’universo».

323 – La visita dei suoi cari alla tomba riesce allo Spirito più gradita che una preghiera fatta da loro nel segreto delle pareti domestiche?

«Quella visita è solo un modo di manifestare che essi pensano allo Spirito assente. Ve l’ho già detto: è la preghiera che santifica l’atto della memoria: poco importa il luogo dove essa si fa, purché sia fatta col cuore».

324 – Gli Spiriti di coloro a cui si innalzano statue e monumenti assistono alla inaugurazione, e la vedono con piacere?

«Molti ci vanno, quando possono; ma in quegli atti gradiscono, più che le onoranze, la buona memoria che si conserva di loro».

325 – Donde viene in parecchi il desiderio di essere sepolti in un luogo piuttosto che in un altro? Vi tornano più volentieri dopo la morte? E questa importanza data a una cosa materiale è segno d’inferiorità morale nello Spirito?

«Avete giudicato bene. Che importa una fossa scavata in un luogo anziché in un altro allo Spirito elevato? Egli sa che le anime amanti si riuniranno quassù, anche se le ossa dei loro amanti si fossero separati in terra».

– Quindi la riunione delle spoglie mortali di tutti i membri di una stessa famiglia deve considerarsi come cosa frivola?

«No: è costume pietoso, dimostrazione di simpatia per quelli che abbiamo amato. Se importa poco agli Spiriti, giova agli uomini per la religione della memoria».

326 – L’anima, tornata alla vita spiritica, è grata degli onori che si rendono alla sua spoglia mortale?

«Se già è pervenuta a un certo grado di perfezione, non ha più vanità terrena, e comprende l’inutilità di quelle cerimonie. Ci sono però molti Spiriti, i quali, dopo la loro morte, gioiscono assai degli onori che si rendono al loro corpo, o molto si rattristano dell’abbandono in cui venga lasciato, poiché serbano ancora i pregiudizi della vita terrena».

327 – Assiste lo Spirito ai suoi funerali?

«Spessissimo; ma, se preso dal turbamento, non si rende ragione di quel che accade».

– Gli è grato il concorso della gente al suo corteo funebre?

«Più o meno, secondo il sentimento che ve lo conduce».

328 – Lo Spirito del defunto assiste alle adunanze dei suoi eredi?

«Quasi sempre: Dio lo vuole, affinché egli si istruisca, e perché ne abbiano castigo i colpevoli. E’ là, che egli giudica quanto valevano le loro proteste di affetto, poiché legge loro nell’animo, come in un libro, e il disinganno che prova spesso al vedere la rapacità di quelli che si dividono le sue spoglie, lo illumina sui loro sentimenti; ma anche per essi verrà la loro volta».

329 – Il rispetto istintivo che in tutti i tempi e presso tutti i popoli l’uomo ha dimostrato e dimostra per i morti, è un effetto della sua intuizione della esistenza futura?

«No è la conseguenza naturale: senza quella intuizione quel rispetto non avrebbe ragione di essere».

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