Incontro 16 Aprile 2014

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Secondo, Cap. 7

RITORNO ALLA VITA CORPOREA

Preludi del Ritorno

330 – Conoscono gli Spiriti il tempo in cui si reincarneranno?

«Lo presentono, come il cieco sente il fuoco, a cui si avvicina. Sanno che devono riprendere un corpo, come voi sapete che un giorno dovete morire, ma senza conoscere quando ciò avverrà».

– Dunque la reincarnazione è una necessità della vita spiritica, come la morte della vita corporea?

«Proprio così».

331 – Si occupano tutti gli Spiriti della loro reincarnazione?

«Ce ne sono alcuni che non ci pensano, e ce ne sono altri che non la comprendono: dipende dalla loro natura più o meno elevata. Per alcuni quella incertezza del proprio avvenire è un castigo».

332 – Può lo Spirito affrettare, o ritardare il momento della sua reincarnazione?

«Può affrettarlo col desiderio, e può ritardarlo con l’indietreggiare dinanzi alla prova, poiché anche fra gli Spiriti ci sono i vili e gli infingardi; ma di questa infingardaggine e viltà ben paga il fio, poiché soffre come chi respinge un rimedio, che lo può guarire».

333 – Se uno Spirito si trovasse pago di una condizione media fra gli Spiriti erranti, e non sentisse il bisogno di salire più in alto, potrebbe egli prolungare quello stato indefinitamente?

«Indefinitamente no, poiché presto o tardi ogni Spirito sente il bisogno di elevarsi. Tutti devono progredire: questo è il loro destino».

334 – L’unione di un’anima con un corpo è predestinata, o è invece fortuita?

«Lo Spirito, scelta la prova che vuole subire, domanda di incarnarsi».

335 – Lo Spirito ha la facoltà di scegliere anche il corpo nel quale entrerà, o solamente il genere di vita che dovrà servirgli di prova?

«L’una cosa e l’altra, poiché le imperfezioni del corpo sono tanti mezzi di progredire, quando si vincano gli ostacoli che si presentano».

– Potrebbe uno Spirito, all’ultimo momento, rifiutare di entrare nel corpo già scelto da lui?

«Sì, ma ne avrebbe a soffrire assai più di un altro, che non avesse tentato alcuna prova. La scelta però non dipende sempre da lui, sebbene gli sia permesso di chiederla».

336 – Potrebbe avvenire che un feto nascituro non trovi uno Spirito, che volesse incarnarsi in lui?

«Il feto, ove debba nascere vitale, è sempre predestinato ad albergare un’anima: nessuna cosa si crea senza ragione».

337 – L’unione di uno Spirito con un dato corpo può venire imposta da Dio?

«Sì, come possono venire imposte le diverse prove, specialmente quando lo Spirito non è ancora atto a fare una scelta con cognizione di causa. Per espiazione, lo Spirito può essere costretto ad unirsi col corpo di un bambino, le cui vicende nella vita ne costituiranno la punizione».

338 – Se avvenisse che per animare uno stesso corpo che sta per venire all’esistenza si presentassero parecchi Spiriti, chi deciderebbe fra loro?

«Parecchi potrebbero chiederlo: in tal caso è Dio che giudica chi sia più adatto ad eseguire il compito; ma, come abbiamo già detto, lo Spirito vi è scelto prima della sua unione col corpo».

339 – L’incarnazione è accompagnata da un turbamento simile a quello della morte?

«Da uno molto maggiore e assai più lungo. Alla morte lo Spirito esce dalla schiavitù; alla nascita vi rientra».

340 – L’istante, in cui s’incarna, è solenne per lo Spirito? Compie egli quest’atto come cosa di grande importanza?

«Come un viaggiatore che s’imbarca per una traversata pericolosa, e non sa se troverà la morte nelle onde che sta per affrontare».

Kardec: Il viaggiatore che s’imbarca, conosce a quali pericoli si espone, ma non sa se farà naufragio; così è dello Spirito: conosce il genere di prove a cui si assoggetta, ma non sa se gli avverrà di soccombere.

Come per lo Spirito la morte del corpo è una specie di rinascita, la reincarnazione è una specie di morte, o piuttosto di esilio e di prigionia. Egli lascia il mondo spiritico per il mondo corporeo, come l’uomo lascia il mondo corporeo per il mondo spiritico. Lo Spirito sa che deve reincarnarsi, come l’uomo sa che deve morire; ma al pari di questo, non ne ha coscienza che all’ultimo momento, quando il tempo fatale è venuto. In quell’istante supremo lo invade il turbamento, come invade l’uomo nell’ora della morte, e questo turbamento perdura fino a che la nuova esistenza sia nettamente incominciata. L’avvicinarsi della reincarnazione è per lo Spirito una specie di agonia.

341 – L’incertezza dello Spirito intorno all’esito delle prove che avrà nella vita, gli è causa di ansietà prima della sua incarnazione?

«Di ansietà grandissima, poiché le prove della nuova esistenza ne affretteranno, o ritarderanno, il progresso, secondo che le avrà sopportate bene o male».

342 – Al suo reincarnarsi, lo Spirito è accompagnato da Spiriti amici, che lo assistono nel suo partire dal mondo spiritico, come vengono a riceverlo quando vi ritorna?

«Questo avviene se egli abita le sfere, dove regna l’affetto. Allora gli Spiriti che lo amano, lo accompagnano fino all’ultimo momento, gli fanno coraggio, e spesso anche lo seguono nella vita».

343 – Sono forse questi Spiriti che talvolta ci si presentano in sogno sotto sembianze sconosciute, ma dimostrandoci grande affezione?

«Spesso sono essi che vengono a trovarvi, come voi andate a visitare un carcerato».

Unione dell’Anima col Corpo

344 – Quando avviene l’unione dell’anima col corpo?

«Essa incomincia alla concezione, ma non è perfetta che al momento della nascita. Dall’istante della concezione, lo Spirito che abiterà in quel corpo, vi è unito per un legame fluidico, che diviene sempre più forte fino al punto nel quale il bambino vede la luce. Il grido che allora sfugge al neonato annunzia che egli fa parte dei viventi e dei servi di Dio».

345 – L’unione dello Spirito col corpo è indissolubile dal momento della concezione? Durante il periodo della gestazione potrebbe lo Spirito rinunziare ad incarnarsi in quel corpo?

«L’unione è indissolubile nel senso che nessun altro Spirito potrebbe sostituirsi al designato. Siccome, però, i legami di questa unione sono debolissimi, vengono facilmente rotti, anche per volontà dello Spirito stesso, il quale indietreggi dinanzi alla prova che ha scelto: e allora il neonato cessa di vivere».

346 – Che fa lo Spirito se il corpo da lui scelto muore prima di nascere?

«Ne sceglie un altro».

– Qual è l’utilità di queste morti premature?

«Per lo più nessuna, poiché sono determinate dalle imperfezioni della materia».

347 – Che vantaggio può trarre uno Spirito dalla sua incarnazione in un corpo che muore pochi giorni dopo la nascita?

«Pochissimo, o nessuno, poiché, non avendo egli ancora, può dirsi, coscienza della vita, l’importanza della morte è quasi nulla per lui; mentre, come vi abbiamo detto, questa è spesso una prova per i genitori».

348 – Conosce lo Spirito con precedenza che il corpo che sceglie non ha probabilità di vita?

«Qualche volta sì; ma se lo sceglie per questa ragione, vuol dire che recede dalla prova».

349 – Quando, per un motivo qualsiasi fallisce allo Spirito il mezzo di incarnarsi, vi rimedia egli subito, scegliendo un altro corpo in formazione?

«Non subito, salvo che la reincarnazione istantanea sia stata effetto di una previdente determinazione anteriore».

350 – Accade qualche volta che dopo l’unione indissolubile col suo nuovo corpo, lo Spirito si dolga della scelta che ha fatto?

«Che, come uomo, si lagni della vita che fa, e la desideri diversa, sì; ma che, come Spirito, si penta della sua scelta, no, poiché egli, incarnato che sia, non ne ha più coscienza. Può invece trovare troppo grave il peso della sua esistenza: e allora, credendolo superiore alle proprie forze, lo sciagurato ricorre al suicidio».

351 – Nell’intervallo che passa fra la concezione e la nascita, gode lo Spirito di tutte le sue facoltà?

«Più o meno, secondo il tempo, poiché egli non è ancora incarnato, ma solo collegato col corpo. All’atto della concezione di questo, lo Spirito è colto dal turbamento che lo avverte che è venuto il tempo di cominciare una nuova esistenza, e questo turbamento va crescendo fino alla nascita, nel quale intervallo lo stato dello Spirito è press’a poco quello di un incarnato durante il sonno del corpo. A mano a mano che l’istante del nascere si avvicina, gli s’intorbidano sempre più le idee e si cancellano le memorie del passato, del quale, nato che sia alla vita terrena, non ha più coscienza, ma che poi gli risovvengono a poco a poco alla mente, quando sia tornato nel mondo degli Spiriti».

352 – Alla nascita del corpo lo Spirito riacquista immediatamente la pienezza delle sue facoltà?

«No: esse si svolgono gradatamente insieme con gli organi. Siccome lo Spirito entra in una esistenza nuova, ha bisogno di imparare a servirsi dei suoi strumenti. Le idee gli ritornano a poco a poco come in un uomo che esce dal sonno, e si trova in una condizione differente da quella in cui era prima di addormentarsi».

353 – Poiché l’unione dello Spirito col corpo non è realmente compiuta se non dopo la nascita di questo, il feto deve considerarsi come animato, o no?

«Lo Spirito, che dovrà animarlo, esiste fuori del corpo, cosicché, a rigore di termini, esso non ha ancora anima; ma poiché l’incarnazione sta per avvenire, il feto è già legato a quell’anima che è sul punto di acquistare».

354 – Come si spiega la vita uterina?

«Come quella della pianta, che vegeta. Il feto vive della vita animale. L’uomo ha in sé la vita animale e la vita vegetativa, che poi si compiono alla nascita di lui con la vita spirituale».

355 – La scienza insegna che spesso vengono concepiti dei feti, che già nel seno della madre non sono vitali: è vero? E, se sì, a quale scopo?

«Verissimo, e Dio lo permette come prova tanto per i genitori quanto per lo Spirito, che vi si dovrebbe incarnare».

356 – Fra i bambini nati morti ce ne sono forse alcuni, che non erano stati destinati alla incarnazione di uno Spirito?

«Sì, ce ne sono di quelli che non erano destinati all’incarnazione di uno Spirito, e in questo caso la morte è una prova per i genitori».

– Un essere simile può nascere a tempo?

«Qualche volta sì; ma non vive mai».

– Dunque, ogni bambino che nasce vivo, e sopravvive alla nascita, ha necessariamente incarnato in sé uno Spirito?

«Senza dubbio, altrimenti non sarebbe un essere umano».

357 – Che cosa è, rispetto allo Spirito, l’aborto?

«Un’esistenza nulla, che deve essere ricominciata».

358 – L’aborto procurato è un delitto in ogni tempo della gestazione?

«Sempre, poiché trasgredisce la legge di Dio chi impedisce ad un’anima di sopportare le prove di cui il corpo doveva essere lo strumento».

359 – Nel caso in cui la vita della madre corresse pericolo durante i travagli del parto, è delitto sacrificare il bambino per salvare la madre?

«No: è meglio sacrificare l’essere che ancora non esiste, all’essere che esiste già».

360 – E’ giusto avere in ogni caso per il feto gli stessi riguardi che si hanno per il corpo di un bambino, della cui vitalità si fosse già sicuri?

«Inchinatevi sempre ai decreti di Dio, e non trattate con leggerezza cose di tanta gravità. Perché non rispettereste le opere della creazione, anche se qualche volta rimangano incompiute per volontà del Creatore? Ciò sta nei suoi disegni, che nessuno ha il diritto di giudicare».

Facoltà morali e intellettive dell’Uomo

361 – Da dove vengono all’uomo le sue qualità buone o cattive?

«Dallo Spirito, di cui è l’incarnazione. Quanto più lo Spirito è puro, tanto più l’uomo è portato al bene».

– Ne deriva, dunque, che l’uomo dabbene è l’incarnazione di uno Spirito buono, e l’uomo malvagio quella di uno Spirito cattivo?

«Sì; ma, invece di Spirito cattivo, dite piuttosto Spirito ancora imperfetto, altrimenti potreste far credere che esistano quegli Spiriti sempre cattivi che il volgo ignorante chiama demoni».

362 – Qual è il carattere delle persone, in cui siano incarnati Spiriti leggieri?

«Frivolo, caparbio, e qualche volta malvagio».

363 – Gli Spiriti hanno forse anche passioni estranee all’umanità?

«No: se così fosse, ve le avrebbero comunicate».

364 – E’ un solo e medesimo Spirito, che dà all’uomo le qualità morali e quelle dell’intelligenza?

«Certamente, secondo il grado a cui è pervenuto. Vorreste forse che l’uomo avesse in sé due Spiriti?».

365 – Perché uomini intelligentissimi, il che palesa in essi uno Spirito superiore, sono qualche volta profondamente viziosi?

«Perché lo Spirito incarnato in essi non è abbastanza puro, e cede alle suggestioni di altri Spiriti inferiori. Lo Spirito si eleva a passi insensibili, ma il suo progresso non avviene contemporaneamente in tutti i versi; ora progredisce in sapere, ora in moralità».

366 – Che dobbiamo pensare dell’opinione secondo la quale le diverse qualità intellettuali e morali dell’uomo deriverebbero dall’essere incarnati in lui vari Spiriti, ciascuno dei quali ha un’attitudine speciale?

«Rifletteteci sopra, e ne riconoscerete l’assurdità. Lo Spirito deve avere tutte le attitudini, e, per poter progredire, ha bisogno di una volontà unica: ora, se l’uomo fosse un amalgama di Spiriti diversi, questa unica volontà non esisterebbe, ed egli non avrebbe personalità, giacché alla sua morte tutti questi Spiriti si sparpaglierebbero, come uno stormo di uccelli fuggiti da una gabbia. E’ strano vedere come l’uomo, che poi si lagna di non comprendere certe cose, moltiplichi le difficoltà, mentre ne ha sotto gli occhi la semplicissima e naturalissima spiegazione. Anche questo è un prendere l’effetto per la causa, un fare per l’uomo quello che gli antichi facevano per Iddio, credendo in altrettanti dei, quanti erano i fenomeni nell’universo; sebbene anche fra loro le persone veramente intelligenti non vedessero in questi fenomeni che tanti effetti di una causa sola: un unico Dio».

Kardec: Il mondo fisico e il mondo morale ci porgono anche in questo parecchi punti di paragone. Finché si stette alla sola apparenza dei fenomeni, si è creduto alla molteplicità della materia; ma oggi si comprende che quei fenomeni così svariati non sono che tante modificazioni di un’unica materia elementare. Le diverse facoltà morali e intellettuali sono manifestazioni di una medesima causa, che è l’anima, come i diversi suoni dell’organo sono il prodotto di una medesima specie d’aria, e non già di tante specie d’aria, quanti sono i suoni. Secondo una tale opinione, risulterebbe che il perdere o l’acquistare dall’uomo qualche attitudine, qualche tendenza, verrebbe da qualche antico Spirito, che ne esce, o da qualche nuovo, che vi entra, il che farebbe di lui un essere multiplo senza personalità, e quindi per nulla responsabile; errore questo contraddetto, oltre che dalla logica, da mille e mille esempi di manifestazioni con le quali gli Spiriti provano la propria individuale identità.

Influenza dell’Organismo

367 – Lo Spirito, poiché si unisce al corpo, s’identifica con la materia?

«Come l’abito è l’involucro del corpo, così la materia è l’involucro dello Spirito; ma questo, anche nella unione col corpo, serba gli attributi della sua natura spirituale».

368 – Le facoltà di uno Spirito incarnato hanno sempre piena libertà di esercizio?

«L’esercizio delle facoltà dipende dagli organi, che servono loro di strumento; quindi è che esse sono indebolite dalla rozzezza della materia».

– Dunque, l’involucro materiale è un ostacolo alla libera manifestazione delle facoltà dello Spirito, com’è un vetro alla libera emissione della luce?

«Sì, è un vetro molto opaco».

Kardec: L’azione della materia grossolana del corpo sullo Spirito si può anche paragonare a quella di un pantano, la densità delle cui acque toglie la libertà dei movimenti al corpo in esso immerso.

369 – Il libero esercizio delle facoltà dell’anima è subordinato allo sviluppo degli organi?

«Gli organi sono gli strumenti della manifestazione delle facoltà animiche, la quale manifestazione è subordinata allo sviluppo e al grado di perfezione di essi, come la finitezza di un lavoro dipende dalla bontà degli strumenti del mestiere».

370 – Si può dedurre da questo che ci sia un rapporto fra lo sviluppo degli organi cerebrali e quello delle facoltà morali e intellettive?

«Non confondete l’effetto con la causa. Lo Spirito ha sempre le facoltà che gli sono proprie: non sono già gli organi che danno le facoltà, ma le facoltà che favoriscono lo sviluppo degli organi».

– Per conseguenza, la diversità delle attitudini nell’uomo dipende solo dallo stato dello Spirito?

«Non esclusivamente da questo solo. Cercate di intenderci. Dipende anzitutto, è vero, dalle qualità dello Spirito, che può essere più o meno progredito; ma bisogna anche tenere conto dell’influenza della materia, che gli impedisce sempre, più o meno, l’esercizio delle sue facoltà».

Kardec: Lo Spirito, incarnandosi, porta con sé alcune predisposizioni, e se si afferma che per ciascuna di esse c’è un organo corrispondente nel cervello, si viene ad affermare che lo sviluppo di questi organi è un effetto e non una causa. Se le facoltà dello Spirito avessero il loro principio negli organi, l’uomo sarebbe una macchina senza libero arbitrio e senza responsabilità delle sue azioni. Bisognerebbe ammettere che i più grandi geni nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, non siano geni per altro se non perché il caso ha dato loro degli organi speciali: donde seguirebbe che, senza questi organi, essi non sarebbero stati geni, e che invece un grande imbecille avrebbe potuto essere un Newton, un Virgilio, un Raffaello, se ne fosse stato fornito. La quale ipotesi riesce ancora più assurda, se applicata alle qualità morali, giacché, secondo essa, Vincenzo de Paoli, dotato dalla natura di organi diversi, avrebbe potuto essere uno scellerato, e al più grande scellerato non mancherebbe che un organo per essere un Vincenzo de Paoli. Ammettete invece che gli organi speciali, se esistono, si svolgono con l’esercizio delle facoltà, come i muscoli col moto, e l’assurdo sparirà. Per maggiore chiarezza, ci si permetta un paragone triviale. Da certi segni del volto voi riconoscete l’uomo dedito all’ubriachezza: orbene, sono forse quei segni che lo fanno ubriacone, o è l’ubriachezza che produce quei segni? Si può dire che gli organi ricevono l’impronta delle facoltà.

Idiotismo e Pazzia

371 – E’ fondata l’opinione, secondo la quale i cretini e gli idioti avrebbero un’anima di natura inferiore?

«No, poiché hanno un’anima umana, spesso più intelligente di quanto non pensiate, la quale soffre per l’insufficienza dei suoi mezzi di comunicazione, come il muto soffre di non poter parlare».

372 – Che fine ha la Provvidenza nel creare esseri disgraziati, come gli idioti e i cretini?

«Quello di punire gli Spiriti condannati ad abitarne i corpi. Essi soffrono per l’impossibilità in cui si trovano di manifestare i loro affetti e i loro pensieri con organi insufficienti o guasti».

– Dunque gli organi hanno influenza sulle facoltà?

«Non abbiamo mai voluto dire che gli organi non abbiano alcuna influenza. L’hanno, e grandissima; non però sulle facoltà, ma sulle loro manifestazioni. Anche un buon musico non può suonare bene con un cattivo strumento; ma non per questo cessa di essere un buon musico».

Kardec: E’ necessario distinguere lo stato normale dal patologico. Nello stato normale, lo Spirito vince l’ostacolo che gli oppone la materia; ma ci sono casi in cui la materia gli fa tale resistenza, che le manifestazioni ne rimangono impedite, o snaturate, come nell’idiotismo e nella pazzia. Questi sono casi patologici, e, poiché in tale stato l’anima non gode tutta la sua libertà, la stessa legge umana la esime dalla responsabilità dei suoi atti.

373 – Quale merito può avere l’esistenza di esseri i quali, come gli idioti e i cretini, perché incapaci e di bene e di male, non possono progredire?

«Quello della espiazione per l’abuso fatto di alcune facoltà: è un tempo di sosta».

– In tal modo nel corpo di un idiota può albergare uno Spirito che in una esistenza precedente sia stato un genio?

«Sì; il grande ingegno si converte in una sciagura, se male adoperato».

Kardec: La superiorità morale non è sempre in ragione di quella intellettuale, e i più grandi ingegni possono aver molto da espiare. E’ per questo che essi spesso sono costretti ad accettare un’esistenza molto più umile di quella già trascorsa, e piena di grandi sofferenze. Gli ostacoli, che lo Spirito incontra nelle sue manifestazioni sono per lui come catene che impediscano i movimenti di un uomo vigoroso. Può dirsi che il cretino e l’idiota sono storpi di cervello, come lo zoppo è delle gambe, e il cieco degli occhi.

374 – Lo Spirito dell’idiota, nei momenti di lucido intervallo, ha coscienza del suo stato mentale come uomo?

«Sì, molto spesso, e comprende che i ceppi, che ne impediscono l’attività, altro non sono che prova ed espiazione».

375 – In che condizione è lo Spirito di un pazzo?

«Lo Spirito, se disincarnato, riceve le impressioni direttamente, e direttamente esercita la sua azione sulla materia; ma, incarnato, si trova in condizione tutta diversa e nella necessità dell’aiuto di organi speciali, per poter sentire ed agire. Alterati che siano in parte o nell’insieme questi organi, le sue impressioni e l’azione sua, per quanto li concerne, restano interrotte: se perde gli occhi, diviene cieco; se ha rovinati gli orecchi, diviene sordo, e così via discorrendo. Immaginate ora, che l’organo, per cui si estrinsecano negli effetti l’intelligenza e la volontà, sia parzialmente o del tutto leso o modificato, e vi sarà facile comprendere come, poiché allo Spirito non resta che un organo imperfetto o guasto, ne debba risultare una perturbazione, di cui egli in sé medesimo ha perfetta coscienza, ma il cui corso non è padrone di arrestare».

– Allora, anche nel pazzo il guasto è sempre nel corpo, e non nello Spirito?

«Sì, ma bisogna non dimenticare che, se lo Spirito agisce sulla materia, questa reagisce in certa misura sullo Spirito, e quindi egli può trovarsi momentaneamente pregiudicato dall’alterazione degli organi per mezzo dei quali si manifesta e riceve le impressioni. Accade talvolta, che alla lunga, se la pazzia dura gran tempo, la ripetizione degli stessi atti eserciti sullo Spirito un’influenza da cui non riesce a liberarsi che dopo la sua totale separazione dalla materia».

376 – Perché la pazzia talvolta induce al suicidio?

«Lo Spirito soffre per la limitazione a cui soggiace, e per l’impotenza di manifestarsi liberamente, e quindi cerca nella morte il mezzo di rompere le sue catene».

377 – Lo Spirito del mentecatto risente ancora, dopo la morte del corpo, la confusione e il disordine delle sue facoltà?

«Può risentirlo fino a che non si sia del tutto liberato dalla materia, come un uomo che si sveglia risente per qualche tempo il vago turbamento del sonno».

378 – In che modo può l’alterazione del cervello reagire sullo Spirito dopo la morte?

«Siccome egli non ebbe coscienza di tutto ciò che accadde durante la sua pazzia, gli occorre sempre un certo tempo per acquistare la padronanza di se stesso, per la qual cosa quanto più è durata la pazzia tanto più a lungo durano la pena e l’angustia dopo la morte. Lo Spirito, separato che sia dal corpo, risente ancora per qualche tempo le conseguenze dei vincoli che lo legavano alla materia».

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