Incontro 30 Aprile 2014

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Secondo, Cap. 7

RITORNO ALLA VITA CORPOREA (cont.)

 

Dell’infanzia

379 – Lo Spirito che anima il corpo di un fanciullo, è tanto sviluppato quanto quello di un adulto?

«Può essere di più se più progredito; ma gli organi imperfetti gl’impediscono di manifestarsi quale è: agisce in ragione dello strumento di cui è obbligato a servirsi».

380 – Nella età infantile del corpo, lo Spirito, all’infuori dell’ostacolo che il suo libero manifestarsi incontra nella imperfezione degli organi, pensa come un fanciullo, o come un adulto?

«E’ naturale che nell’infanzia gli organi dell’intelligenza, perché poco evoluti, non possono dargli tutta l’intuizione che ha un adulto. Infatti egli ha un’intelligenza limitatissima, fino a che la sua ragione non sia giunta a maturità: il turbamento che accompagna l’incarnazione, non cessa d’un tratto al nascere del corpo, ma si dissipa gradatamente a mano a mano che gli organi si sviluppano».

Kardec: Una osservazione corrobora tale risposta, ed è che i sogni di un fanciullo non hanno il carattere di quelli di un adulto; il loro oggetto è quasi sempre puerile, il che mostra di quale natura siano i pensieri dello Spirito.

381 – Alla morte di un fanciullo il suo Spirito riacquista immantinente l’antico vigore?

«Non subito appena lasciato l’involucro carnale; riacquista piena la sua lucidità, quando la separazione è compiuta, cioè quando non esiste più alcun legame fra lo Spirito e il corpo».

382 – Lo Spirito incarnato soffre nell’infanzia per la limitazione dei suoi organi imperfetti?

«No, poiché quello stato è necessario, naturale, e secondo i disegni della Provvidenza è un periodo di riposo per lo Spirito».

383 – Quale utilità trae lo Spirito dal passare per lo stadio dell’infanzia?

«Poiché si incarna allo scopo di perfezionarsi, in quella età è più accessibile alle impressioni che riceve e che possono agevolarne il progresso, e a questo progresso devono contribuire coloro che sono incaricati della sua educazione».

384 – Perché sono di dolore i primi vagiti del bambino?

«Per eccitare l’interesse della madre, e ottenere le cure che gli sono necessarie. Se in quei momenti in cui egli non può ancora esprimersi, non avesse che gridi di gioia, ci daremmo noi pensiero dei suoi bisogni? Ammirate in tutto la sapienza del Creatore».

385 – Da che proviene il cambiamento che si opera nel carattere dell’uomo, specialmente all’uscire dall’adolescenza? E’ forse lo Spirito che si modifica?

«Lo Spirito non si modifica, ma riprende la sua natura, e si mostra qual è. Voi non conoscete il segreto che celano i bambini nella loro innocenza; non sapete chi siano e non conoscete né il loro passato, né il loro futuro: eppure li amate teneramente, come se fossero una parte di voi stessi, e l’amore di una madre per i suoi figli viene considerato come il più grande amore, che un essere possa portare a un altro essere. Ora, donde nasce la dolce affezione, la tenera benevolenza, che gli estranei sentono per il fanciullo? Lo sapete voi? No. Dunque ascoltate: i bambini sono gli esseri che Dio manda a fruire di nuove esistenze, e perché essi non gli possano rimproverare una severità troppo grande, Egli li protegge con l’egida di un aspetto di tanta innocenza, che anche in quelli di cattiva indole si scusano le colpe con l’inconsapevolezza degli atti. Questa infantile innocenza tuttavia non li rende in realtà superiori allo stato in cui si trovavano prima d’incarnarsi; ma è soltanto l’immagine di come dovrebbero essere: se tali non sono, è loro la colpa. Però, non solamente per sé ebbero da Dio quelle irresistibili attrattive, ma anche, e specialmente, per i loro genitori, il cui affetto è necessario alla loro debolezza, poiché questo affetto sarebbe singolarmente affievolito dalla vista di un carattere intrattabile e maligno, mentre, credendo i propri figli docili e buoni, li colmano di amore, e li circondano delle cure più delicate. Quando, per altro, i figli non abbisognano più della protezione e dell’assistenza godute sino ai quindici o ai venti anni, il loro carattere vero e personale ricompare in tutta la sua schiettezza: resta buono, se in fondo era buono; ma lascia intravedere sempre, agli occhi di un attento osservatore, i suoi istinti e le sue cattive inclinazioni. Considerate inoltre che lo Spirito di un vostro bambino può venire da un mondo da cui porta abitudini ben diverse dalle terrene; e come voi vorreste che stesse in mezzo a voi quel nuovo essere con passioni, tendenze e gusti differenti dai vostri? Come vorreste che entrasse a far parte del vostro numero in modo diverso di come Iddio ha stabilito, cioè passando per la trafila dell’infanzia? In questa sola si confondono e si assimilano tutti i pensieri, tutti i caratteri, tutte le varietà di esseri vissuti nella moltitudine dei mondi, in cui crescono e si sviluppano le creature. E voi medesimi, dopo la morte, vi trovate in una condizione simile a quella che è l’infanzia sulla terra, in mezzo a nuovi fratelli, e nella nuova esistenza extraterrena, ignorate le consuetudini, i costumi, i rapporti di quel nuovo mondo, e parlate con difficoltà una lingua, che non avete abituale, lingua molto più viva e più rapida di quanto sia sulla terra il vostro pensiero (vedi n. 319). L’infanzia, infine, ha pure un altra utilità: siccome gli Spiriti entrano nella vita corporea allo scopo di perfezionarsi e migliorarsi, la debolezza della prima età li rende duttili ai consigli dell’esperienza di coloro, che devono farli progredire, sicché è facile, durante questa età, riformarne il carattere e reprimerne le cattive tendenze. E’ questo il dovere imposto da Dio ai parenti, compito sacro, del quale dovranno rendere stretto conto. Così l’infanzia è utile e necessaria, ed è conseguenza naturale delle leggi, che Dio ha stabilite, e che reggono l’universo».

Simpatie e Antipatie terrene

386 – Due esseri che si sono conosciuti ed amati in una esistenza corporea, possono ritrovarsi e riconoscersi in un’altra?

«Riconoscersi no, ma essere attratti l’uno verso l’altro sì; e questa è sovente la sola causa degl’intimi legami fondati sopra un affetto sincero. Due esseri sono portati a incontrarsi da circostanze in apparenza fortuite, ma che in realtà sono il risultato della vicendevole attrazione di due Spiriti, i quali si cercano fra la moltitudine degli umani».

– Non sarebbe loro più gradito riconoscersi?

«Non sempre; il ricordarsi delle esistenze passate avrebbe inconvenienti più gravi di quanto possiate credere. Dopo la morte essi si riconosceranno, ricordandosi del tempo passato insieme». (Vedi numero 392).

387 – La simpatia è prodotta sempre da conoscenza anteriore?

«No, due Spiriti incarnati o disincarnati, i cui sentimenti sono in perfetta armonia, si possono cercare naturalmente, anche senza essersi mai conosciuti prima».

388 – Gli incontri, che si fanno talvolta di certe persone, e si attribuiscono al caso, non sarebbero invece l’effetto di rapporti simpatici?

«Fra gli esseri pensanti esistono legami che voi non conoscete ancora. Il magnetismo è il pilota di questa scienza, che comprenderete meglio più tardi».

389 – Da che proviene la ripulsione istintiva, che noi spesso proviamo per qualcuno anche al solo vederlo?

«Dall’antipatia degli Spiriti, che s’indovinano e si intendono, senza bisogno di parole».

390 – L’antipatia istintiva è segno di natura perversa?

«No, perché può nascere dal contrasto che c’è nel loro modo di pensare; ma, a seconda che gli Spiriti si elevino, i contrasti si dileguano, e sparisce l’antipatia».

391 – L’antipatia fra due Spiriti nasce prima nel più cattivo, o nel migliore?

«In tutti e due nello stesso tempo, ma per cause diverse e con diversi effetti. Uno Spirito cattivo vede di malocchio chiunque possa giudicarlo e smascherarlo, e in esso l’antipatia diventa odio, che gl’inspira il desiderio di fare il male. Lo Spirito buono, al contrario, ha ripugnanza per il cattivo, sapendo di non essere da lui compreso, e conoscendo quanto siano volgari i suoi sentimenti, ma, forte della sua superiorità, non lo odia: lo evita e lo compiange».

Oblio del Passato

392 – Perché lo Spirito, nell’incarnazione, perde la memoria del suo passato?

«L’uomo non può, né deve saper tutto: così vuole Iddio nella sua sapienza. Senza il velo che gli copre certe cose, egli rimarrebbe abbagliato come chi passa immediatamente dalla oscurità alla luce. Per la dimenticanza del passato diventa più padrone di sé».

393 – In qual modo può l’uomo essere tenuto a rispondere di azioni, e ad espiare falli di cui non ha memoria? In che maniera può approfittare dell’esperienza acquistata in esistenze delle quali non ha più coscienza? Si comprenderebbe che le tribolazioni della vita gli servissero di lezione, quando conoscesse perché gli furono inflitte; ma poiché accade il contrario, ogni esistenza è per lui come se fosse la prima, e quindi un continuo tornare da capo. Come conciliare una tal cosa con la giustizia di Dio?

«Ad ogni nuova esistenza l’uomo intende di più, e sa meglio distinguere il bene ed il male. Dove sarebbe il merito se egli ricordasse tutto il passato? Allorché lo Spirito rientra nella sua vita normale (la spiritica), gli si svolge dinanzi tutto il suo passato: vede i falli commessi, che sono stati la causa del suo soffrire, e ciò che lo avrebbe potuto salvare dal commetterli e allora comprende la giustizia della sua condizione, e indaga in quale nuova esistenza potrebbe riparare ai mali della precedente. Scelte all’uopo prove analoghe a quelle malamente subite, o le lotte, che crede valevoli a spingerlo innanzi nel bene, chiede a Spiriti più di lui progrediti di aiutarlo in quel nuovo suo còmpito, poiché sa che lo Spirito che gli sarà dato per guida nella nuova esistenza, cercherà di fargli riparare gli errori commessi, dandogliene una specie d’intuizione, la quale consiste nella forza con la quale quasi istintivamente si resiste ai cattivi pensieri, ai desideri illeciti, che spesso vi assalgono, forza di resistenza che voi ordinariamente attribuite all’educazione ricevuta, mentre è l’effetto della voce della coscienza, cioè della ricordanza del passato, che vi avverte di non ricadere negli antichi falli. Ora lo Spirito, entrato nella nuova esistenza, se sopporta le prove con coraggio, e le supera, si eleva, e sale nella gerarchia».

Kardec: Se, nella nostra vita corporea, non ricordiamo precisamente ciò che siamo stati, e ciò che abbiamo fatto di bene o di male nelle esistenze anteriori, ne abbiamo l’intuizione e le nostre tendenze istintive sono reminiscenze del passato, a cui la coscienza, che è il proponimento fatto di non ricadere più negli stessi errori, ci avverte di resistere.

394 – Nei mondi più progrediti di questo, dove non si hanno i nostri bisogni materiali e le nostre infermità, comprendono gli uomini che sono più felici di noi? In generale la felicità è relativa, e non si sente che in virtù del paragone con un altro stato meno lieto. Chissà quanti di quei globi, sebbene migliori del nostro, non sono tuttavia in stato di perfezione, e gli uomini che li abitano devono avere anch’essi i loro motivi di dispiacere. Così fra noi il ricco, benché non soggetto alle angosce dei bisogni materiali come il povero, non è tuttavia esente da altre tribolazioni, che gli amareggiano la vita. Ora dunque gli abitatori di quei mondi, nella loro condizione, si credono forse infelici quanto noi, e si lagnano della propria sorte, poiché non hanno memoria di una esistenza peggiore con cui paragonare il loro stato presente?

«Occorre distinguere. Fra i mondi, di cui parlate, ce ne sono alcuni i cui abitanti hanno memoria chiara e precisa delle loro esistenze passate, e questi, come comprenderete, possono, e sanno apprezzare la felicità che hanno avuto in premio da Dio; ma ce ne sono anche altri i cui abitatori, quantunque, come dite, si trovino in migliori condizioni di voi, sono ancora sottoposti a contrarietà ed a sventure, e questi non apprezzano degnamente la propria felicità, perché non hanno la memoria di uno stato peggiore».

Kardec: L’oblio delle esistenze passate, specialmente se dolorose, è inestimabile beneficio della sapienza e della bontà di Dio. Solo nei mondi superiori, quando il ricordarle non è più che un brutto sogno, esse si riaffacciano alla memoria, poiché nei mondi superiori le attuali avversità sarebbero troppo aggravate dal ricordo di tutte quelle già sofferte. Ne deriva quindi che è ben fatto ciò che ha fatto Iddio, e che non spetta a noi giudicarne le opere e insegnarli come avrebbe dovuto regolare l’universo.

La memoria di quello che fummo nelle esistenze anteriori, avrebbe inconvenienti gravissimi: in alcuni casi potrebbe umiliarci assai; in altri invece renderci orgogliosi, e così influenzare il nostro libero arbitrio. Iddio ci ha dato, per migliorarci, i due mezzi necessari e sufficienti, che sono la voce della coscienza e le tendenze istintive; ma ci ha tolto quello che ci potrebbe nuocere. Si aggiunga inoltre che, se serbassimo memoria delle nostre azioni precedenti, avremmo anche quella delle azioni altrui, il che potrebbe riuscire oltremodo pregiudizievole ai rapporti sociali. Questo concorda perfettamente con la dottrina degli Spiriti sui mondi superiori al nostro. In essi, poiché non vi regna che il bene, la memoria del passato non può tornare dannosa: ecco perché vi si ricordano le precedenti esistenze, nella stessa guisa che noi rammentiamo quanto abbiamo fatto il giorno innanzi. Il ricordo poi delle esistenze passate nei mondi inferiori allora non è altro che un cattivo sogno.

395 – Possiamo avere qualche rivelazione sulle nostre esistenze passate?

«Rarissimamente. Tuttavia, parecchi hanno una vaga intuizione di ciò che erano, e di ciò che hanno fatto in precedenti esistenze».

396 – Alcuni credono di avere del proprio passato una cotal vaga ricordanza come l’immagine fuggitiva di un sogno, che invano si cerca di afferrare. E’ realtà od illusione?

«Qualche volta realtà, ma spessissimo illusione, da cui bisogna guardarsi, poiché può essere effetto di immaginazione esaltata».

397 – Dunque, nelle esistenze di natura più elevata della nostra la memoria delle precedenti si fa sempre più chiara?

«Sì, a seconda che lo spirito prevalga sulla materia. Il ricordo del passato riesce distinto solo a coloro che abitano mondi di ordine superiore».

398 – Poiché le tendenze istintive dell’uomo sono reliquie del suo passato, ne segue che per lo studio di queste egli possa conoscere le antiche sue colpe?

«Sì, ma fino a un certo punto, giacché non bisogna dimenticare né il miglioramento, che può essersi effettuato nello Spirito, né le determinazioni da lui prese nello stato erratico: nella esistenza attuale egli può essere molto più innanzi che nell’anteriore».

– Può l’uomo commettere in una esistenza colpe più gravi di quelle che abbia commesso in un’altra precedente?

«Può commettere nuove colpe, che accusano il suo stato stazionario, ma non colpe maggiori, le quali significherebbero un cammino retrogrado, poiché lo Spirito può avanzare, od arrestarsi, ma non retrocedere».

399 – Se le vicissitudini della vita corporea sono al tempo stesso espiazione delle colpe passate e prove per l’avvenire, non ne segue che dalla natura di queste vicissitudini si possa arguire il genere della esistenza precedente?

«Spesso è così, poiché la punizione risponde sempre al fallo; ma tuttavia non si deve accettare questa regola come assoluta. Le tendenze istintive sono indizi più certi, poiché le prove che lo Spirito subisce, se valgono per il passato, valgono anche per l’avvenire».

Kardec: Arrivato il tempo di lasciare lo stato erratico per una incarnazione, lo Spirito sceglie le prove a cui vuole sottomettersi per affrettare il proprio avanzamento, cioè il genere di esistenza che giudica più atto a procurargliene i mezzi, e quelle prove rispondono sempre alle colpe che egli deve espiare. Se le supera, si eleva; se soccombe, dovrà ricominciare.

Lo Spirito ha sempre il suo libero arbitrio, in virtù del quale, se errante, sceglie le prove della vita corporea, e, se incarnato, delibera di fare o non fare, e si appiglia al bene o al male. Negare all’uomo il libero arbitrio sarebbe ridurlo ad essere una macchina.

Nato che sia alla vita corporea, lo Spirito perde temporaneamente la memoria delle esistenze anteriori, come se un velo gliele nascondesse. Qualche volta, però, ne serba una vaga reminiscenza, e parte di esse possono anche, in certi casi, venirgli rivelate; ma questo soltanto per volontà degli Spiriti superiori, che lo fanno spontaneamente a fin di bene, non mai per soddisfare una vana curiosità.

Le esistenze future non si possono preconoscere in nessun caso, perché dipendono dal modo in cui si compie la presente, e dalla scelta ulteriore dello Spirito.

L’oblio delle colpe passate non è ostacolo al miglioramento dello Spirito, giacché, quantunque non ne conservi precisa memoria, la cognizione che ne aveva allo stato erratico, ed il proponimento in esso fatto di ripararle, lo guidano per intuito, e gli suscitano l’idea di resistere al male. Questa idea è la voce della coscienza, nella quale è assecondato dagli Spiriti che lo assistono, qualora egli ne ascolti le buone ispirazioni.

Se l’uomo non conosce i singoli atti della sua precedente esistenza, può sempre sapere quale genere di colpe vi abbia commesse, e quale ne sia stato il carattere dominante; basta per questo che egli studi se stesso, e giudichi quello che fu, osservando le proprie inclinazioni.

Le vicissitudini della vita corporea sono ad un tempo espiazione delle colpe passate e prove per l’avvenire: ci purificano, e ci elevano alla stregua della nostra rassegnazione nell’accettarle e sopportarle.

La natura dei casi e delle prove che subiamo, ci può dare, inoltre, qualche lume su ciò che siamo stati, e su quello che abbiamo fatto, come sulla terra argomentiamo i delitti di un reo dalla pena inflittagli dalla legge: così l’orgoglioso sarà punito con l’umiliazione di una esistenza oscura; il ricco cattivo e l’avaro con la miseria; lo spietato con le durezze e i maltrattamenti; il tiranno con la schiavitù; il cattivo figlio con l’ingratitudine dei suoi nati; l’infingardo con la necessità di duro lavoro, e così via. 

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