A chi ha sarà dato

Allora gli si avvicinarono i discepoli e gli domandarono: “Perché parli ad essi in parabole?”. Ed egli rispose loro: “Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è stato concesso”.  

“Infatti, a chi ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo io parlo ad essi in parabole, perché vedendo non vedano, e udendo non intendano, né comprendano. E si adempie in essi la profezia di Isaia, che dice: Udrete con i vostri orecchi e non intenderete; mirerete con i vostri occhi e non vedrete”.                                                            (San Matteo, Cap. XIII, versetti da 10 a 14)

E diceva loro: “Fate attenzione a quello che udite: con la misura con la quale avrete misurato, sarà misurato a voi, e vi sarà dato di più; poiché a chi ha, sarà dato, e a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha”.             (San Marco, Cap. IV, versetti 24 e 25)

“A chi ha, sarà dato, e a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha”: meditate questi grandi insegnamenti che spesso vi sono sembrati paradossali. Chi ha ricevuto è colui che possiede il senso della parola divina; ha ricevuto perché ha cercato di rendersene degno, e perché il Signore, nel suo amore misericordioso, incoraggia gli sforzi che tendono al bene. Questi sforzi energici e perseveranti, attirano le grazie del Signore: sono una calamita che attrae a sé il miglioramento progressivo, le abbondanti grazie che vi rendono capaci di salire la santa montagna in cima alla quale è il riposo dopo la fatica.

“Si toglie a colui che non ha nulla o che ha poco”: considerate questa frase come una opposizione allegorica. Dio non toglie alle sue creature il bene che si è degnato di far loro. Uomini ciechi e sordi! aprite la vostra intelligenza e il vostro cuore: guardate con lo spirito, capite con l’anima e non interpretate in modo tanto grossolanamente ingiusto le parole di colui che ha fatto risplendere davanti ai vostri occhi la giustizia del Signore. Non è Dio che toglie a chi ha ricevuto poco, è lo Spirito stesso che, prodigo ed incurante, non sa conservare ciò che ha ed aumentare, fecondandolo, l’obolo caduto nel suo cuore.

Colui che non coltiva il campo che è stato guadagnato dal lavoro di suo padre e che egli ha ereditato, vede il campo invaso dalle erbacce parassite. Se, per mancanza di cure, ha lasciato che i semi destinati a spuntare su quel campo, marciscano, può, dunque, accusare il padre se i semi non germineranno? No, no! Invece di accusare colui che aveva preparato tutto per lui, e di ritirargli i suoi doni, accusi il vero autore delle sue disgrazie, e pentito e laborioso si ponga al lavoro con coraggio. Che dissodi il suolo ingrato con lo sforzo della sua volontà, che lo sappia arare fino in fondo, con l’aiuto del pentimento e della speranza, che vi getti con fiducia il seme che avrà scelto come buono fra i marci, che lo innaffi col suo amore e la sua carità, e Dio, il Dio d’amore e di carità, darà ancora i suoi doni a chi ha già ricevuto. Vedrà allora i suoi sforzi coronati dal successo, e un seme ne produrrà cento, e un altro mille. Coraggio, coltivatori: prendete i vostri erpici ed i vostri aratri, tracciate i solchi nei vostri cuori, strappatene il loglio, seminate il buon seme che il Signore vi affida, e la rugiada dell’amore ne farà nascere i frutti della carità.

(KARDEC, Il Vangelo Secondo lo Spiritismo, cap. XVIII)

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