Incontro 09 Luglio 2014

STUDIO: Il Libro degli Spiriti, Libro Secondo, Cap. 11

TRE REGNI DELLA NATURA

I Minerali e le Piante

585 – E’ esatta la divisione della natura in tre regni, minerale, vegetale, animale, ovvero in due classi, esseri organici ed esseri inorganici? Alcuni fanno della specie umana un quarto regno, od una terza classe. Quale di queste divisioni è preferibile?

«Sono tutte buone; dipende dal modo di vedere. Dal lato materiale non vi sono che esseri organici ed esseri inorganici; dal lato morale invece sono evidenti quattro gradi».

Kardec: Questi quattro gradi hanno in realtà caratteri distinti, sebbene ai loro limiti sfumino, per così dire e si confondano l’uno nell’altro. La materia inerte, che costituisce il regno minerale, non ha in sé che una forza meccanica; le piante, composte di materia inerte, sono dotate di vitalità; gli animali, costituiti di materia inerte e dotati di vitalità, hanno limitata intelligenza e coscienza del proprio essere e della propria individualità; l’uomo, da ultimo, comprendendo in sé tutto quanto vi è nelle piante e negli animali, domina le altre classi per una intelligenza speciale, indefinita, che gli dà la coscienza del suo avvenire, la percezione delle cose extramateriali e la conoscenza di Dio.

586 – Le piante hanno coscienza del proprio essere?

«No, perché non hanno il pensiero, ma soltanto la vita organica».

587 – Hanno le piante sensazioni? Soffrono esse quando vengono mutilate?

«Ricevono le impressioni fisiche, che agiscono sulla materia: ma non hanno sensazioni, e quindi non provano dolore».

588 – La forza, che attrae una pianta verso l’altra, è indipendente dalla loro volontà?

Risposta: «Sì, poiché non pensano. E’ una forza meccanica della materia che agisce sulla materia, e alla quale non potrebbero opporsi».

589 – Certe piante, come la sensitiva e la dionea, hanno movimenti che manifestano una grande sensibilità, e in certi casi una specie di volontà, come quando questa ultima chiude i suoi lobi sulla mosca che vi si posa per succhiarne il succo, quasi un laccio a lei teso per poi farvela morire. Queste piante sarebbero dotate della facoltà di pensare? Avrebbero esse una volontà, e formerebbero forse una classe intermedia o di transizione fra la natura vegetale e la natura animale?

«Tutto è transizione nella natura, in cui non trovate identiche nemmeno due cose, mentre tutte si concatenano in ammirabile armonia. Le piante però non pensano, e quindi non hanno volontà, come l’ostrica che si apre: è istinto cieco e naturale».

Kardec: L’organismo umano ci offre esempi di movimenti analoghi senza la partecipazione della volontà, come nelle funzioni circolatorie e nelle digestive, dove il piloro si chiude al contatto di certi corpi per impedirne il passaggio. Lo stesso deve accadere nella sensitiva, i cui moti non implicano affatto la necessità del pensiero e della facoltà volitiva.

590 – Non c’è nelle piante, come negli animali, un istinto di conservazione, che le porta a cercare quello che loro giova ed a fuggire quello che loro nuoce?

«E’, se volete, secondo l’estensione che date a questa parola, una specie d’istinto, ma puramente meccanico. Quando, nelle operazioni di chimica, vedete che due corpi si combinano, comprendete che questo accade perché hanno tra loro affinità: ma non la chiamate istinto».

591 – Nei mondi superiori anche le piante, come gli altri esseri, sono di natura più perfetta?

«Tutto vi è più perfetto; ma anche le piante sono sempre piante; come gli animali bruti sono sempre bruti, e gli uomini sempre uomini».

Gli Animali e l’Uomo

592 – Se paragoniamo l’uomo e gli animali dal lato dell’intelligenza, la linea di confine sembra difficile a stabilirsi, poiché certi animali, a questo riguardo, sono notoriamente superiori a certi uomini. Non è possibile stabilire in modo preciso questa linea di confine?

«Su questo punto i vostri filosofi non sono molto d’accordo: alcuni vogliono che l’uomo sia una bestia; altri, che la bestia sia un uomo: e hanno torto tutti. La creatura, divenuta che sia uomo, è un essere a parte, che purtroppo talvolta scende molto in basso, ma che può anche elevarsi a singolare altezza. Nel fisico, l’uomo è come gli animali, e assai meno dotato di molti di essi: la natura ha dato a questi tutto ciò che egli è obbligato ad inventare con la sua intelligenza per i suoi bisogni e per la sua conservazione. Il suo corpo si distrugge, è vero, come quello degli animali, ma il suo Spirito comprende il proprio destino, perché già pienamente libero. Poveri uomini, che vi abbassate al di sotto del bruto! Non ve ne sapete distinguere? Riconoscete l’uomo all’idea che egli ha di Dio».

593 – E’ esatto dire che gli animali agiscono solo per istinto?

«No. L’istinto domina, è vero, nella maggior parte degli animali; ma non ne vedete altri che agiscono con determinata volontà? Questa è intelligenza, sebbene limitata».

Kardec: Oltre l’istinto, non è possibile negare in certi animali atti riflessi, che denotano una determinata volontà d’agire a seconda delle circostanze. C’è dunque, in essi, una specie d’intelligenza, il cui esercizio è più specialmente concentrato sui mezzi di soddisfare i loro bisogni fisici e di provvedere alla loro conservazione. Però non creano, non inventano: per quanto sia grande l’arte che ammiriamo nei loro lavori, fanno oggi ciò che facevano un tempo, né meglio, né peggio, con forme e proporzioni costanti ed invariabili: l’uccellino, anche isolato da quelli della sua specie sin dalla nascita, costruisce ugualmente il proprio nido sullo stesso modello, senza che alcun altro glielo insegni. In quelli poi, che sono capaci di una certa educazione, lo svolgimento intellettuale, sempre ristretto in dati limiti, è dovuto in gran parte all’azione dell’uomo sopra una natura pieghevole. Inoltre, questo progresso, è puramente individuale e piuttosto effimero, perché nell’animale, lasciato a se stesso, non tardano a prevalere di nuovo gli istinti della sua natura.

594 – Hanno gli animali un linguaggio?

«Un linguaggio formato di parole e di sillabe, no; ma un mezzo di comunicare fra loro, sì. Con questo mezzo si dicono assai più cose di quanto non crediate; ma il loro modo di farsi intendere è limitato ai loro bisogni, come le idee».

     – Ci sono animali privi di voce. Di questi, almeno, pare si possa dire che non hanno linguaggio?

«Si comprendono per altra via. E voi, uomini, non avete forse altro mezzo che la parola per comunicare? Che dite voi, per esempio, dei muli? Gli animali sono dotati della vita di relazione, quindi hanno mezzi per esprimere le proprie sensazioni. Credete voi che i pesci non s’intendano fra loro? Dunque l’uomo non ha il privilegio esclusivo del linguaggio; ma quello degli animali è istintivo e limitato nella cerchia dei loro bisogni e delle loro idee, mentre quello dell’uomo è perfettibile, e si presta a tutte le eccezioni della sua intelligenza».

Kardec: Infatti i pesci che emigrano in massa come le rondinelle, e ubbidiscono alla guida che li conduce, devono avere i mezzi di avvertirsi, di concertarsi. Questo avviene forse perché hanno vista acutissima, per mezzo della quale distinguono i segni che si fanno; o forse perché l’acqua è un veicolo che trasmette loro certe vibrazioni; ma, comunque sia la cosa, è incontrastabile che hanno i mezzi d’intendersi come tutti gli animali che, sebbene privi di voce, fanno lavori in comune. Or qual meraviglia che gli Spiriti possano comunicare fra loro senza il soccorso della parola articolata?

595 – Gli animali hanno il libero arbitrio dei loro atti?

«Non sono semplici macchine, come credete voi; ma in essi la libertà d’azione è limitata ai loro bisogni, e non si può paragonare a quella dell’uomo. Inferiori di molto a lui, non hanno i medesimi doveri. La loro libertà è limitata agli atti della vita materiale».

596 – Da che proviene l’attitudine di certi animali ad imitare il linguaggio dell’uomo, e perché questa attitudine si trova piuttosto negli uccelli che nelle scimmie, la cui struttura ha più analogia con la nostra?

Dalla particolare conformazione degli organi vocali secondata dall’istinto d’imitazione: la scimmia imita i vostri gesti; certi uccelli imitano la vostra voce».

597 – Se gli animali hanno un’intelligenza, che concede loro una certa libertà d’azione, c’è dunque in essi un principio indipendente dalla materia?

«Sì: essi hanno un principio indipendente dalla materia, il quale sopravvive al corpo».

      – Questo principio è un’anima simile a quella dell’uomo?

«E’ un’anima, se così volete chiamarla: questo dipende dal significato che date alla parola; ma quest’anima è inferiore a quella dell’uomo. V’è, fra l’anima del bruto e quella dell’uomo, la stessa distanza che c’è dall’uomo a Dio».

598 – L’anima degli animali conserva, dopo la morte, la sua individualità e la coscienza di se stessa?

«La sua individualità sì; ma non la piena coscienza del suo io: la vita intellettiva rimane in certo modo latente».

599 – L’anima dei bruti può incarnarsi a sua scelta in un animale piuttosto che in un altro?

«No: essa non ha ancora il libero arbitrio».

600 – Poiché l’anima dell’animale sopravvive al corpo, dopo la morte passa nello stato erratico, come quella dell’uomo?

«Senza dubbio, perché separata dal corpo; ma non per questo è uno Spirito errante, cioè un essere che pensa ed opera con perfetta libertà. L’anima dei bruti non ha le stesse facoltà, poiché la coscienza dell’io è attributo del solo Spirito. Lo Spirito dell’animale, appena questo è morto, viene debitamente avviato da Spiriti, che hanno questo compito, senza che egli abbia il mezzo di potersi mettere in relazione con altre creature».

601 – Gli animali seguono anch’essi, come gli uomini, una legge progressiva?

«Sì, e per questo, nei mondi superiori, ove gli uomini sono più avanzati, anche gli animali sono parimenti più avanzati, ed hanno mezzi di comunicazione più sviluppati, però essi sono sempre inferiori e sottoposti all’uomo: sono per lui intelligenti servitori».

Kardec: In ciò non v’è nulla di straordinario: supponiamo, ad esempio, i nostri animali più intelligenti, quali il cane, l’elefante, il cavallo, con conformazione appropriata ai lavori manuali: che cosa non potrebbero essi fare sotto la direzione dell’uomo?

602 – Gli animali progrediscono come l’uomo per effetto della loro volontà, o per una forza indipendente da loro?

«Per una forza indipendente da loro, poiché non vi è per essi espiazione».

603 – Nei mondi superiori, gli animali conoscono Iddio?

«No: per gli animali sono Dei gli uomini, come già per gli uomini furono Dei gli Spiriti».

604 – Dato che gli animali, anche perfezionati nei mondi superiori, sono sempre inferiori all’uomo, ne risulterebbe che Dio avrebbe creato degli esseri intellettuali perpetuamente condannati all’inferiorità, il che sarebbe in contraddizione con la legge del progresso che si ammira in tutte le sue opere?

«Tutto, nella natura, è concatenato con legami che voi non potete ancora discernere. Le cose più disparate in apparenza hanno punti di contatto, che l’uomo terrestre non arriverà mai a comprendere: ora può intravederli con uno sforzo della sua intelligenza; ma non riuscirà a veder chiaro nell’opera di Dio, se non quando questa avrà conseguito tutto lo sviluppo di cui è capace, e si sarà liberata dai pregiudizi dell’orgoglio e dell’ignoranza. Fissatevi bene in mente, che Dio non si può contraddire, e che tutto nella natura è posto in armonia da leggi generali, che non si allontanano mai dalla sublime saggezza del Creatore».

     – Così l’intelligenza è una proprietà comune, un punto di contatto fra l’anima delle bestie e quella dell’uomo?

«Sì; ma gli animali hanno piuttosto l’intelligenza della vita materiale, e l’uomo piuttosto quella che dà la vita morale».

605 – Se si considerano tutti i punti di contatto fra l’uomo e gli animali, non si potrebbe pensare che l’uomo abbia due anime, cioè l’animale e la spirituale, e che, se anche non avesse questa ultima, potrebbe vivere, ma come il bruto, o in altri termini, che l’animale è un essere simile all’uomo, senza però l’anima spirituale? Ne verrebbe che i buoni od i cattivi istinti dell’uomo sarebbero gli effetti della prevalenza di una di queste due anime.

«No, l’uomo non ha due anime; ma il corpo ha i propri istinti, che sono gli effetti della sensazione degli organi. In lui sono due nature: l’animale e la spirituale: per il corpo partecipa della natura degli animali e dei loro istinti, per l’anima partecipa della natura degli Spiriti».

       – Quindi, oltre che contro le proprie imperfezioni di cui deve spogliarsi, lo Spirito ha da lottare anche contro l’influenza della materia?

«E’ proprio così, e quanto più basso, tanto più stretti sono i legami, che lo tengono unito a questa. L’anima dell’uomo e l’anima dell’animale sono distinte fra loro in modo, che quella dell’uno non può animare il corpo creato per l’altra. Ma l’uomo, se non ha anima animale, che lo metta con le sue passioni a livello dei bruti, ha peraltro il corpo, che lo abbassa troppo sovente fino ad essi, ed anche più in basso, perché dotato di vitalità, con istinti indipendenti dall’intelligenza, e limitati alla cura della sua conservazione».

Kardec: Lo Spirito già maturo ad incarnarsi nel corpo di un uomo gli arreca il principio intellettivo e morale, che lo rende superiore ai bruti. Dalle due nature, che sono nell’uomo, traggono origine diversa le sue passioni: alcune, cioè, dagli istinti dell’animale, altre dalle impurità dello Spirito, di cui egli è l’incarnazione, e che ha maggiore o minore simpatia per la rozzezza degli appetiti brutali. Lo Spirito, purificandosi, si libera a poco a poco dall’influenza della materia: sotto il peso di questa, egli si approssima al bruto; ma quando poi ne scuote il giogo, si eleva verso la sublime sua mèta.

606 – Da dove traggono gli animali il principio intelligente che ne costituisce l’anima?

«Dall’elemento intelligente universale».

     – Dunque l’intelligenza dell’uomo e quella degli animali emanano da un unico principio?

«Sì; ma nell’uomo esso ha ricevuto una elaborazione, che lo rende superiore a quello che anima il bruto».

607 – Ci avete detto che l’anima dell’uomo, alla sua origine, è come nell’infanzia della vita corporale, che la sua intelligenza è appena in sul destarsi, e che essa tenta le prime prove di vita (vedi numero 190). Dove compie lo Spirito questa sua prima fase?

«In una serie di esistenze, che precedono il periodo da voi chiamato l’umanità».

      – In tal modo, parrebbe, che l’anima ora umana sia stata prima il principio intelligente degli esseri inferiori della creazione?

«Non abbiamo già ripetuto più volte che nella natura tutto si collega, e tende all’unità? In quegli esseri, che voi siete lontani dal conoscere tutti, il principio intelligente si elabora, si individua a poco a poco, e tenta le prime prove di vita; è in certo modo un lavoro preparatorio come quello della germinazione, in conseguenza del quale il principio intelligente subisce una trasformazione, e diventa Spirito. Allora incomincia per esso il periodo dell’umanità, e con questo la coscienza del suo avvenire, la distinzione del bene e del male e la imputabilità dei suoi atti, come dopo il periodo dell’infanzia viene quello dell’adolescenza, poi quello della giovinezza, e finalmente quello dell’età matura. In questa origine non è nulla che debba umiliare l’uomo. I grandi ingegni, i geni sono forse umiliati, perché furono feti informi nel seno della madre loro? Se ci sono cose che lo debbano umiliare, sono queste sole: la sua nullità di fronte a Dio, la sua impotenza d’investigarne la profondità dei disegni, e l’infinita sapienza delle leggi che regolano l’armonia dell’universo. Riconoscete la grandezza di Dio in questa armonia mirabile, che fa un tutto indissolubile della natura. Credere che Iddio avesse potuto fare qualche cosa senza uno scopo, e creare degli esseri intelligenti senz’avvenire, sarebbe bestemmia contro la sua bontà, che si estende su tutte le sue creature».

          – Il periodo dell’umanità comincia sulla nostra terra?

«La terra non è il punto di partenza della prima incarnazione umana: il periodo dell’umanità comincia, in generale, in mondi ancora più bassi. Tuttavia, questa regola non e assoluta, e potrebbe darsi che uno Spirito, già nel suo esordire nella umanità, fosse atto a vivere sulla terra. Il caso però non è frequente, e sarebbe piuttosto un’eccezione».

608 – Ha lo Spirito dell’uomo, dopo la morte, coscienza delle esistenze, che precedettero per lui il periodo dell’umanità?

«No, perché solo da questo periodo incomincia la sua vita di Spirito, ed è già molto, se si ricorda appena delle sue prime esistenze come uomo, nella stessa maniera che l’uomo non si ricorda più dei primi tempi della sua infanzia, e ancora meno del tempo che passò nel seno della madre. E’ per questa ragione che gli Spiriti vi dicono d’ignorare il loro principio».

609 – Lo Spirito, entrato che sia nel periodo dell’umanità, conserva qualche traccia di quello che era precedentemente nel periodo che potrebbe chiamarsi preumano?

«Secondo l’intervallo che separa i due periodi, e secondo il progresso compiuto. Per qualche generazione può esservi un riflesso più o meno pronunciato dello stato primitivo, poiché in natura non si fa alcuna cosa di sbalzo, e vi sono sempre anelli che congiungono l’estremità della catena degli esseri e degli avvenimenti; ma quelle tracce si cancellano con lo svolgersi del libero arbitrio. I primi progressi si compiono lentamente, perché non ancora secondati dalla volontà: poi seguono una più rapida progressione, a seconda che lo Spirito acquisti più perfetta coscienza di se stesso».

610 – Alcuni Spiriti dissero che l’uomo è un essere a parte nell’ordine della creazione: si sono dunque ingannati?

«No, perché la questione non era stata svolta e d’altra parte ci sono cose che devono venire a loro tempo. L’uomo, in ogni modo, ha facoltà superiori a quelle di tutti gli altri esseri terrestri, e Dio ne ha scelto la specie per l’incarnazione delle sue creature, “che possono già conoscerlo”»

Metempsicosi

611 – La comunanza di origine del principio intelligente degli esseri che vivono, non sarebbe forse la conferma della dottrina della metempsicosi?

«Due cose possono avere la stessa origine, e poi non aver più alcuna somiglianza. Chi riconoscerebbe l’albero, le sue foglie, i suoi fiori, i suoi frutti, nel seme informe del granellino dal quale è uscito? Quando il principio intelligente è arrivato al grado necessario per essere Spirito ed entrare nel periodo dell’umanità, non conserva più nulla del suo stato primitivo, e non è l’anima delle bestie più che l’albero non sia il seme. L’uomo, di animalesco, non ha che il corpo e le passioni, che nascono dall’influenza di esso, e dall’istinto di conservazione inerente alla materia. Quindi non si può dire che un tale uomo sia l’incarnazione di un tale animale, e per conseguenza la metempsicosi, come viene intesa da alcuni, è un errore».

612 – Potrebbe lo Spirito, dopo avere animato il corpo di un uomo, incarnarsi in quello di un animale?

«No, perché sarebbe un retrocedere, e lo Spirito non retrocede come il fiume non risale la sua sorgente». (Vedi numero 118).

613 – L’idea volgare della metempsicosi, benché fallace, non potrebbe essere venuta dalla intuizione delle diverse esistenze dell’uomo?

«E’ proprio così. Questa intuizione si trova nella credenza della metempsicosi e in parecchie altre; ma, come la maggior parte delle idee intuitive, l’uomo l’ha snaturata».

Kardec: La metempsicosi sarebbe vera se vi s’intendesse la progressione dell’anima da uno stato inferiore ad uno superiore, il cui svolgimento ne trasformasse la natura; ma è falsa nel senso della trasmigrazione diretta dell’animale nell’uomo e dell’uomo nell’animale, il che implicherebbe l’idea di regresso o di fusione. Ma il regresso è illogico, e la fusione non può aver luogo fra esseri corporei di due diverse specie, la qual cosa dimostra che essi sono di grado differente. E in realtà, se il medesimo Spirito potesse animarli a vicenda, ne seguirebbe una identità di natura, che si tradurrebbe nella possibilità della riproduzione materiale. All’opposto, la reincarnazione insegnata dagli Spiriti è fondata sul cammino ascendente della natura, e sulla progressione dell’uomo nella sua propria specie, il che non ne lede punto la dignità. Ciò che umilia lo Spirito, è il cattivo uso che egli fa delle facoltà dategli da Dio per il suo avanzamento. Ad ogni modo, l’antichità e l’universalità della dottrina della metempsicosi, e gli ingegni eminenti che l’hanno professata, provano che il principio della reincarnazione ha le sue radici nella stessa natura: questi sono dunque piuttosto argomenti in suo favore che ragioni contrarie.

Il punto di partenza dello Spirito è questione che si riferisce al principio delle cose, e sta nei segreti di Dio. All’uomo non è dato conoscerli in modo assoluto, ed egli non può fare che supposizioni, edificare sistemi più o meno probabili. Gli Spiriti stessi ignorano molte cose, e quindi intorno a quello che non sanno, possono avere, come gli uomini, opinioni personali più o meno sensate.

Per questa ragione, non tutti la pensano allo stesso modo intorno ai rapporti esistenti fra l’uomo e gli animali. Secondo alcuni, lo Spirito non arriva a individuarsi nell’uomo se non dopo essersi esperimentato e individuato in vari gradi degli esseri inferiori della creazione. Secondo altri, lo Spirito dell’uomo avrebbe sempre appartenuto alla razza umana, senza passare per la trafila animale. Il primo di questi sistemi ha il vantaggio di dare una mèta all’avvenire degli animali, i quali formerebbero così i primi anelli della catena degli esseri pensanti; il secondo sarebbe, per alcuni, più conforme alla dignità dell’uomo, e può riassumersi come segue: Le differenti specie di animali non procedono intellettualmente le une dalle altre per via di progressione, lo spirito dell’ostrica, cioè, non diviene subito quello del pesce, dell’uccello, del quadrupede e del quadrumane. Ogni specie è un tipo assoluto, fisicamente e moralmente, di cui ogni individuo trae dall’origine universale i principi di quell’intelligenza, che gli è necessaria, secondo la perfezione dei suoi organi e l’opera che deve compiere nei diversi fenomeni della natura, e che alla sua morte rende alla comunità. Gli animali dei mondi superiori al nostro (vedi numero 188) sono egualmente razze speciali, adattate ai bisogni di quei mondi e al grado di avanzamento degli uomini, di cui essi sono gli ausiliari, e non hanno origine da quelli della terra, spiritualmente parlando. Non è così dell’uomo. Dal lato fisico egli forma evidentemente un anello della catena degli esseri viventi; ma dal lato morale tra l’uomo e l’animale vi è soluzione di continuità. L’uomo possiede, o meglio, è Spirito scintilla divina, che gli dà il senso morale e una portata intellettiva, che manca agli animali; e in lui l’essere principale, preesistente e sopravvivente al corpo, conserva la sua individualità. Qual è l’origine dello Spirito? Dov’è il suo punto di partenza? Si forma egli dal principio intelligente individuato? E’ un mistero, che sarebbe inutile tentare di penetrare, e su cui, come abbiamo già detto, non si può che fare delle congetture. Quello che è certo e che appare chiaro dal ragionamento e dall’esperienza, è la sopravvivenza dello Spirito, la conservazione della sua individualità dopo la morte, le sue facoltà progressive, il suo stato felice o infelice proporzionato al suo avanzamento nella via del bene, e tutte le verità morali che scaturiscono da questo principio. Quanto ai rapporti misteriosi che esistono fra l’uomo e gli animali, essi sono, lo ripetiamo, il segreto di Dio, come altre cose, la cui cognizione non importa oggi al nostro avanzamento, e che sarebbe proprio inutile voler indagare.

 

Questo articolo è stato pubblicato in Blog da GlaK . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *