Espiazione e Pentimento

990 – Il pentimento avviene nello stato corporeo od in quello spiritico?

Risposta: «Nello stato spiritico; ma può essere sentito anche nello stato corporeo, quando sappiate rettamente distinguere il bene dal male».

991 – Qual è la conseguenza del pentimento nello stato spiritico?

Risposta: «Il desiderio di una reincarnazione per purificarsi. Lo Spirito, comprendendo le imperfezioni che gl’impediscono di essere felice, aspira ad una nuova esistenza nella quale possa espiare le sue colpe».

992 – Qual è la conseguenza del pentimento nello stato corporeo?

Risposta: «Progredire già in questa vita, ove si abbia il tempo di riparare alle proprie colpe. Allorché la coscienza gli fa un rimprovero, e gli indica una imperfezione, l’uomo può sempre farsi migliore».

993 – Ci sono uomini che hanno il solo istinto del male, e sono incapaci di pentimento?

Risposta: «Già sapete che tutti devono progredire. Chi in questa vita non ha che l’istinto del male, avrà quello del bene in un’altra, e perciò si rinasce più volte, poiché tutti devono giungere alla mèta, quantunque in tempo diverso, cioè più o meno presto, secondo il loro desiderio. Un uomo che abbia il solo istinto del bene, è già purificato, perché spoglio di quello del male, che avrà avuto in precedenti esistenze». (Vedi numero 894).

994 – Il perverso che non si è pentito delle sue colpe durante la vita, se ne pente sempre dopo la morte?

Risposta: «Sempre, e allora soffre di più, perché risente tutto il male che ha fatto, o di cui fu causa volontaria. Il pentimento, tuttavia, non è sempre immediato: ci sono Spiriti che si ostinano nella via del male ad onta del loro patire; ma presto o tardi riconosceranno il proprio errore, e il pentimento verrà. Ad illuminarli lavorano i buoni Spiriti, ed anche voi potete adoperarvi a questo stesso scopo».

995 – Ci sono Spiriti che, senza essere cattivi, sono indifferenti sulla propria sorte?

Risposta: «Ce ne sono che non si occupano utilmente: sono nell’aspettativa, ma soffrono in proporzione, poiché,

siccome ci deve essere progresso in tutto, il progresso in tal caso si manifesta col dolore».

Domanda: – Non sentono il desiderio di abbreviare le proprie pene?

Risposta: «Certamente lo sentono; ma non hanno sufficiente energia per volere ciò che potrebbe sollevarli. Quanti non ne avete fra voi, che preferiscono morire d’inedia piuttosto che lavorare».

996 – Giacché gli Spiriti vedono il danno delle loro imperfezioni, come mai accade che una parte di essi aggrava il proprio stato, e prolunga la propria inferiorità, facendo il male col distogliere gli uomini dalla retta via?
Risposta: «Questo avviene, in primo luogo perché in molti il pentimento è tardo, e poi perché lo Spirito che si è pentito, può lasciarsi di nuovo indurre al male da altri Spiriti ancora più bassi di lui». (Vedi numero 971).

997 – Si vedono Spiriti notoriamente inferiori accogliere buoni consigli e commuoversi alle preghiere fatte per essi. Ora come va che altri, i quali parrebbero dover essere più illuminati, mostrano una ostinazione e un cinismo invincibili?

 

Risposta: «La preghiera riesce efficace solo a vantaggio di chi si pente; ma su coloro, che mossi dall’orgoglio, si ribellano a Dio, e persistono nei loro traviamenti, come fanno molti Spiriti sciagurati, non può nulla, e nulla potrà fino al giorno in cui sorgerà in essi il primo raggio di pentimento». (Vedi numero 664).

Kardec: Occorre non dimenticare che lo Spirito, dopo la morte del corpo, non si trasforma immediatamente. Se la vita fu riprovevole, segno che egli era imperfetto, la morte non gli conferisce di colpo la perfezione. Egli può persistere nei suoi errori, nelle sue false opinioni, nei suoi pregiudizi, fintanto che non lo illumineranno lo studio, la riflessione e i patimenti.

998 – L’espiazione si compie nella vita corporea, o in quella spiritica?

Risposta: «In entrambe; cioè, nella esistenza corporea con le prove ad essa inerenti, e in quella spiritica con le sofferenze morali proprie allo stato d’inferiorità».

999 – Basta il pentimento sincero in vita per cancellare le colpe e far trovare grazia davanti a Dio?

Risposta: «Il pentimento migliora lo Spirito, ma non lo esime dallo espiare le sue colpe».

Domanda: – Se, ciò posto, un colpevole dicesse che, giacché in ogni modo deve espiare il suo passato, sia inutile il pentirsi, che avverrebbe di lui?
Risposta: «Che per questa ostinazione nel pensiero del male, la sua espiazione sarebbe più lunga e più penosa».

1.000 – Possiamo noi riscattare le nostre colpe in questa vita?

Risposta: «Sì, col ripararle. Ma non crediate di poterlo fare con qualche privazione puerile, o col largheggiare, morendo, di quello che più non vi abbisogna. Iddio non guarda al pentimento sterile, facile sempre, e che non costa se non la pena di picchiarsi il petto. La perdita di un dito mignolo in servizio degli altri cancella più colpe che il tormento del cilicio durato lunghi anni con l’unica mira di se stesso (vedi n. 726). Il male non si risarcisce che col bene, ed il risarcimento non ha merito, se non tocca l’uomo nel suo orgoglio o nei suoi interessi materiali. Che serve alla sua giustificazione il restituire, morendo, l’oro male acquistato, allorché dopo averne approfittato, diventa inutile? Che gli serve la privazione di qualche frivolo godimento, o di qualche cosa superflua, se il torto fatto agli altri resta sempre lo stesso? Che gli serve, infine, l’umiliarsi davanti a Dio, se conserva il suo orgoglio davanti agli uomini?». (vedi numeri 720 – 721).

1.001 – Dunque, non ha merito assicurando, in morte, il buon uso delle ricchezze che lascia?

Risposta: «Gran merito, no; ma è sempre meglio che nulla. Disgraziatamente, chi largheggia solo dopo la sua morte è spesso più egoista che generoso: vuole avere l’onore del bene senza incomodarsi. Chi, all’opposto, si priva mentre è in vita, ha doppio vantaggio: il merito del sacrificio e la soddisfazione di vedere altri contenti per suo mezzo. Ma l’egoismo è sempre là, per sussurrare all’orecchio: Se dài, togli a te stesso!, e, poiché la voce dell’egoismo e più forte che quella del disinteresse e della carità, l’uomo chiude la mano col pretesto dei suoi bisogni e delle esigenze del suo stato. Oh! Compiangete chi non conosce la dolcezza di fare del bene: egli è davvero privo di una delle gioie più pure e più soavi! A chi è sottoposto alla prova della fortuna, così seducente e pericolosa per il suo avvenire, Iddio ha voluto dare in compenso il gaudio della generosità, che può godere già in questa vita». (Vedi numero 814).

1.002 – Che deve fare colui il quale, in punto di morte, riconosce le sue colpe, ma non ha più il tempo di ripararle? Gli basta, in tale caso, il pentirsi?
Risposta: «Il pentimento ne affretta la riabilitazione; ma non lo assolve. Non ha forse davanti a sé tutto l’avvenire?».

(Il Libro degli Spiriti, IV-2)

 

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