Il male è come l’erbaccia dannosa

Il male è come l’erbaccia dannosa che cresce, creando radici nel terreno infelice. Il male  è come l’acqua stagnante, scura, putrida, che non scorre, tenendo con sé animali che del fetido si nutrono. Il male non è un dolore di liberazione, ma è un dolore che si autoalimenta, silenzioso, e lentamente si estende nel cuore, creando radici funeste nel campo fisico e mentale di chi ne soffre.

La Massima importante che Gesù ci ha lasciato non fu quella della Carità, anch’essa, se pur suprema che sia, non si realizza senza l’amore del cuore. Se il cuore è pieno di dolore è improduttivo, confuso e stazionato.

L’unico modo di non permettere la diffusione di tale dolore e rivolta, che blocca la nostra ragione e intrappola la nostra volontà e la disposizione in vedere la vita con occhi diversi, è il perdono. Il perdono che non è dimenticare, che non è indifferenza illusoria. Ma il perdono che spiega l’errore del prossimo come se fosse il nostro.

La certezza è che tutti sbagliamo, con gravità e diverso spessore, sbagliamo tutti, prima o dopo, provocando conseguenze maggiori o minori, ma che non ci garantiscono nessuna immunità. Siamo tutti vulnerabili ed esposti agli errori. Se riuscissimo ad avere piena coscienza di questo, potremmo riconoscere nel prossimo la nostra propria piccolezza. Solo così si apprende a perdonare. E solo perdonando siamo capaci di dissipare le nuvole piene di male cancerogeno.

Allarghiamo la nostra ragione, la nostra volontà di comprendere e conoscere i nostri limiti che coincidano con i limiti del prossimo, così cominceremo a intravedere piccoli camini di speranza, di allevio, serenità, di luce. Quella luce che dolcemente dà l’alimento necessario per la crescita della flora dell’amore che risiede nel nostro spirito.

Che così sia

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